Quesito

Buongiorno padre Angelo,
ultimamente grazie alla funzione "cerca" ho letto alcune sue risposte sulla legittima difesa e sul martirio e mi sono sorte un paio di domande forse banali per il comune modo di sentire ma che in realtà mi hanno messo in difficoltà su quale debba essere la giusta risposta dal punto di vista cristiano; vorrei avere perciò il suo parere risolutivo.
1a) una donna subisce violenza sessuale: in generale, deve opporsi strenuamente alla violazione del proprio corpo anche a costo della vita (come fece santa Maria Goretti) o può essere ugualmente santa anche se permette la violenza pur di avere salva la vita?
1b) nel particolare, deve opporsi anche a costo della vita anche nel caso in cui morire significherebbe lasciare da soli marito e figli?
2) bisogna obbedire prima a Dio che agli uomini. La storia è piena di martiri che pur di non disubbidire a Dio, non si sono piegati al volere altrui, alle minacce e alle percosse, finendo appunto per sacrificare la propria vita (terrena). Ma cosa avrebbero dovuto fare se fossero stati messi di fronte alla scelta: o fai quello che ti ordiniamo (penso a qualsiasi cosa di sbagliato o contro Dio o contro l’uomo) oppure facciamo del male ai tuoi cari? Se la minaccia fosse rivolta alla nostra vita, da martiri, bisognerebbe opporsi offrendo piuttosto la propria vita, ma in quest’altro caso?
La ringrazio e come sempre continuo a ricordarla sempre con enorme gratitudine nelle mie preghiere, per aver riportato Gesù al centro della mia vita.
Egidio


Risposta del sacerdote

Caro Egidio,
1. in caso di violenza carnale, proprio perchè si tratta di violenza, qualunque donna d’istinto oppone resistenza.
Di fatto la violenza viene compiuta da chi è più forte e così succede che di fatto si è costretti a subire.

2. Mi chiedi se è lecito opporsi fino a perdere la vita e citi il caso di santa Maria Goretti.
A dire il vero Santa Maria Goretti non si oppose sotto minaccia di morte.
Si oppose e basta.
Si oppose fin dall’inizio.
Poi Alessando Serenelli perse il lume della ragione e la trafisse fino a dissanguarla.
Quanto ha fatto Maria Goretti è quanto deve fare chiunque.

3. La violenza non va mai permessa, così come non si può mai rinnegare la fede anche a costo di lasciare marito e figli.
Diverso invece è subirla, perché fisicamente costretti.

4. L’esempio dei martiri che piuttosto hanno preferito morire per il Signore che offenderlo è la testimonianza più bella della fedeltà e dell’amore sino alla fine.
I bambini di Fatima interrogati uno ad uno non hanno rinnegato le apparizioni benché sentissero nella stanza vicina il finto stridore delle torture e i lamenti simulati di chi fingeva di essere loro fratello, sorella o cugino.
Hanno preferito la verità alla menzogna.

5. Il criterio fornito in teologia è il seguente:la S. Scrittura comanda di amare il prossimo come se stessi (Lv 19,18 e Mt 22,39).
Pertanto l’amore per se stessi precede quello del prossimo, essendone il sommo analogato o l’esemplare.
S. Agostino scrive: “Per prima cosa impara ad amare te stesso… Infatti se non sai amare te stesso, come potrai amare veramente il prossimo?” (Sermo 368, 5).
E S. Tommaso: “L’amore con cui uno ama se stesso è la forma e la radice dell’amicizia: l’amicizia infatti che abbiamo verso gli altri consiste nel fatto che ci comportiamo verso di loro come verso noi stessi” (Somma teologica, II-II, 25, 4).

6. Scrive ancora san Tommaso: “Il fatto di partecipare personalmente il bene divino è un motivo superiore di amore che il fatto di avere associato a sé un’altra persona in questa partecipazione.
Ecco perché l’uomo deve amare se stesso con la carità più del prossimo” (Ib.,II-II, 26, 4).

7. Da questo principio scaturisce la conclusione che non è mai lecito commettere il male con il pretesto di soccorrere il prossimo: “Non ci si deve mai rassegnare al male del peccato, che è incompatibile con la partecipazione alla beatitudine, per liberare il prossimo dal peccato” (Ib.,II-II, 26, 4).
Questo non significa che non si debba soccorrere il prossimo. Anzi!
Solo si applica a questo caso il principio sancito da S. Paolo, che non si deve fare il male a fin di bene (Rm 3,8).

Ti auguro una fruttuosa quaresima, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo