Buongiorno, padre Angelo
mentre leggo i salmi, mi sento chiamata in causa dalla contrapposizione tra giusti e malvagi.
Chi rappresentano queste due figure? Mi scusi se potrei sbagliare, ma io non sento di appartenere a nessuna delle due categorie, o meglio: vorrei essere una giusta agli occhi di Dio, rispettare sempre i comandamenti, la preghiera, la fedeltà a Lui, ecc., ma con rammarico devo dire che non è sempre possibile rimanere sulla giusta strada: cado spesso e spesso ho bisogno del perdono di Dio. Quindi dovrei ritenermi malvagia solo perché con rammarico acconsento alla schiavitù del peccato? Esistono davvero persone che non peccano mai? Io non ci riesco. Anzi, non mi sento molto diversa dalla prostituta o dall’assassino perché il peccato può farmi inciampare nonostante i miei desideri e sforzi di rimanere accanto a Gesù.
Quindi chi sono realmente i giusti? Una volta un padre francescano alla mia domanda “i santi sono quelli che non peccano mai?”, rispose “non è vero, è importante che tu capisca bene che i santi non sono affatto coloro che non peccano mai”.
Silvano Fausti in una sua meditazione spiega che l’unica differenza tra Giuda e Pietro era questa: l’uno decide di togliersi la vita punendosi per ciò che aveva fatto, rifiutando ulteriormente l’annuncio, mentre Pietro ha solo accettato di vivere del perdono di Dio, non potendo far nulla se non rinnegarlo, perdonandosi e facendosi perdonare, pertanto è diventato il primo pastore ‘umano’ della Chiesa.
Chi sono i giusti e chi i malvagi?
La ringrazio.
Federica


Cara Federica,
1. il sostantivo giustizia e conseguentemente l’aggettivo giusto nella Sacra Scrittura hanno un significato più ampio che nel nostro modo comune di parlare.
Mentre per noi la giustiziata consiste nel dare ad ognuno il suo, nella Sacra Scrittura ha un senso più generale di integrità morale, di totale obbedienza alla legge di Dio, di perfetta conformazione delle nostre azioni con la sua volontà.
In una parola, non poche volte la giustizia nella Bibbia è sinonimo di santità.

2. Anzi, dal momento che il termine “santo” soprattutto nell’Antico Testamento veniva dato esclusivamente a Dio, quando si voleva dire che una persona era santa si diceva che era giusta.
In questo senso di san Giuseppe si legge: “poiché era uomo giusto” (Mt 1,19).
Così pure del vecchio Simeone: “Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio” (Lc 2,25).
Anche di Elisabetta e di Zaccaria, genitori di Giovanni Battista, si legge che “Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore” LC 1,6).
Giovanni Battista veniva considerato giusto e cioè santo: “perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo” (Mc 6,20).
Ugualmente la moglie di Pilato si era formata di Gesù il concetto che fosse un uomo santo, tanto che manda a dire a suo marito: “«Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua” (Mt 27,19).
Di Giuseppe d’Arimatea, che era andato a chiedere a Pilato il corpo di Gesù per metterlo nel suo sepolcro, si legge: “Ed ecco, vi era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, buono e giusto” (Lc 23,50).

3. Gesù stesso chiama Dio suo Padre “giusto”. Così nella preghiera fatta nel corso dell’ultima cena “Padre giusto…” (Gv 17,25).
San Pietro, parlando di Gesù, dice: “Voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, e avete chiesto che vi fosse graziato un assassino” (At 3,14).

4. Per quanto riguarda gli empi o malvagi la Bibbia di Gerusalemme dice: “Gli empi in primo luogo qui sono i giudei rinnegati, cinici e gaudenti, che giungono fino a perseguitare i propri fratelli e a sfidare Dio.
Non sono però esclusi i pagani materialisti con i quali si confondono o dei quali accettano i principi di vita. Degni di appartenerle: alla lettera «di essere la parte di questa” (nota a Sap 1,16).
Ugualmente per empi o malvagi s’intendono i violenti, i perversi, i cattivi, i beffardi, gli stolti. In una parola tutti i “nemici di Dio”  (nota a Pr 3,31).

5. Molto spesso nella Sacra Scrittura il genere umano appare diviso in due categorie: di fronte ai giusti e ai sapienti vi sono gli empi e gli stolti.
Tra gli uni e gli altri vi è un’opposizione e una lotta fratricida come emerge come in un abbozzo nell’odio di Caino contro Abele (Gn 4,8).
Questo dramma si ripresenta in ogni tempo.
L’empio dà libero corso ai suoi istinti: astuzia, violenza, sensualità, orgoglio, come emerge nel Sal 36,2-5 dove si legge: “Oracolo del peccato nel cuore del malvagio: non c’è paura di Dio davanti ai suoi occhi; perché egli s’illude con se stesso, davanti ai suoi occhi, nel non trovare la sua colpa e odiarla. Le sue parole sono cattiveria e inganno, rifiuta di capire, di compiere il bene. Trama cattiveria nel suo letto, si ostina su vie non buone, non respinge il male”.
E anche in Sap 2,6-10: “Venite dunque e godiamo dei beni presenti, gustiamo delle creature come nel tempo della giovinezza!
Saziamoci di vino pregiato e di profumi, non ci sfugga alcun fiore di primavera, coroniamoci di boccioli di rosa prima che avvizziscano; nessuno di noi sia escluso dalle nostre dissolutezze. Lasciamo dappertutto i segni del nostro piacere, perché questo ci spetta, questa è la nostra parte. Spadroneggiamo sul giusto, che è povero, non risparmiamo le vedove, né abbiamo rispetto per la canizie di un vecchio attempato”.

6. Venendo al tuo quesito: nessuno di noi, esule figlio di Eva, può dire di essere giusto e cioè santo.
Siamo stati santificati col battesimo.
Con gli altri sacramenti abbiamo tutto ciò che è necessario per giungere alla perfetta santificazione.
Ma in ognuno di noi permane quella lotta tra giusti ed empi di cui si è parlato.
Per questo san Paolo dice: “Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio.
Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me.
Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me.
Infatti acconsento nel mio intimo alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra” (Rm 7,18-23).

7. Sotto quest’aspetto ognuno di noi può dire di essere simultaneamente giusto e peccatore.
Giusto che perchè vive in grazia e peccatore perché fa ancora l’esperienza del peccato, almeno di quello veniale.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo