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Quesito

Caro padre Angelo,
La ringrazio, innanzitutto, per avermi iscritto alla Milizia Angelica e per avermi mandato il cingolo benedetto di San Tommaso, che sta aiutando molto la maturazione della mia vita di fede.
Come già Le accennai, io e un mio amico abbiamo organizzato a scuola un corso aperto a tutti denominato "Fides et Ratio", basato sull’omonima enciclica di San Giovanni Paolo II. Il corso ha avuto un ottimo riscontro, sia da parte di studenti che da parte dei professori, i quali ci hanno fornito ottimi spunti di riflessione aggiuntivi. Possiamo dire davvero che abbiamo ottenuto ciò che volevamo e ringrazio anche Lei per la Sua preghiera. Sapervi presente é già una benedizione per me e per quelli che mi circondano. Ho la certezza che ogni qual volta celebra la Messa e ci ricorda nel sacrificio eucaristico al Signore, Egli opera cose meravigliose per le nostre vite.
Vorrei esporle una sensazione che credo sia di ogni ragazzo in cammino verso l’età adulta. Come ben sa, alla nostra età il nostro corpo assiste a quello che viene definito "risveglio ormonale", che porta alla maturazione fisica e psichica dell’individuo. In questo periodo cominciamo a vedere l’altro sesso in modo differente, cominciamo a vivere esperienze come sogni erotici o polluzioni notturne, chiaro segnale di maturità fisica, insieme alle erezioni involontarie diurne e così via. Noi, da cristiani, sappiamo bene che tutti questi fenomeni involontari non costituiscono peccato, purché non sfocino in atti o pensieri impuri. Tuttavia la società di oggi sembra ben poco interessata a questo limite, per noi invece molto importante, al punto che ci consente di preservare la dignità umana. Le chiedo innanzitutto come possiamo fare noi ragazzi a sviluppare un confine sereno tra i suddetti fenomeni involontari e i peccati impuri.
Lessi una volta su un sito internet che in seminario insegnano molto bene come fare a convertire i suddetti istinti naturali (ad esempio l’attrazione ad un bel corpo femminile) in dono per il prossimo, per condurre una serena vita da celibi. Sarebbe infatti sbagliatissimo reprimerli, giacché questo comporterebbe un’esplosione incontrollata di attività sessuale. Le chiedo, dunque, vista la sua esperienza di sacerdote e di uomo celibe, quali sono questi metodi, al fine di avere un equilibrato rapporto tra il nostro corpo, il nostro cuore, la nostra anima e il nostro prossimo.
Capita spesso, infatti, che chi si limita a non avere attività sessuali ma non ricolma questo vuoto con qualcos’altro a servizio del prossimo  non é più un celibe, ma uno "scapolo", secondo me, anche più tentato a colmare quel vuoto con atti e pensieri impuri.
Spero di essermi espresso in modo esauriente.
Continuo a pregare per Lei.
Sono certo che la preghiera reciproca aiuterà entrambi e sarà cosa gradita al Signore.
Nel sacrificio eucaristico, si ricordi anche di chiedere al Signore di mostrarmi qual è il sentiero che mi propone, se una vita consacrata come sacerdote (al momento ho molti segni che mi stia chiamando a questa strada), o come marito e padre di famiglia.
Giovanni


Risposta del sacerdote

Caro Giovanni,
1. mi compiaccio anzitutto per l’attività che insieme ad altri amici hai organizzato a scuola: il corso “fides et ratio”.
È il Signore stesso che ci invita a coniugare sempre queste due realtà che si arricchiscono reciprocamente. Lo dice per bocca di San Pietro quando questi scrive: “ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pt 3,15).
Dobbiamo dunque rendere intelligibile la nostra fede, perché in nessuna maniera si tratta di un salto nel buio o di un rifiuto di quel dono meraviglioso che è l’intelligenza.

2. Per dirla con Santa Caterina da Siena la pupilla della santissima fede ci viene incastonata da Dio nell’occhio dell’intelligenza.
La fede è uno sguardo soprannaturale, simile a quello di Dio.
La mente da sola è capace solo di uno sguardo naturale.
Ma con la fede, la nostra mente vede oltre. Riesce a penetrare in qualche modo nella mente stessa di Dio, ci fa conoscere i suoi disegni e il senso soprannaturale degli eventi.
L. Wittgenstein, che è stato il massimo esponente del neopositivismo e dell’analisi del linguaggio, ha ammesso che “se pure tutte le possibili domande della scienza ricevessero una risposta, i problemi della nostra vita non sarebbero nemmeno sfiorati” (Tractatus logico-philosophicus, 6,52.).
E ha anche detto che “il senso del mondo deve essere fuori di esso” (Tractatus logico-philosophicus, 6.41) e che ciò che conta di più per la vita umana non appartiene al discorso scientifico, ma alla mistica.
Secondo L. Wittgenstein “credere in Dio vuol dire comprendere la questione del senso della vita. Credere in Dio vuol dire vedere che i fatti del mondo non sono poi tutto” (Quaderni 1914-1916).

3. Ma adesso passiamo all’altro discorso che è l’oggetto della tua nuova domanda: come governare gli impulsi sessuali e come metterli a servizio della persona.
Intanto va detto che gli impulsi sessuali sono un potenziale enorme che il Signore ha dato all’uomo per farlo convergere verso realtà che sono molto importanti per la sua vita e la per la comunità degli uomini.
Se non vi fosse la spinta data dall’impulso il genere umano a quest’ora sarebbe estinto.

4. Per governare gli impulsi sessuali è necessario avere un’idea chiara sul significato della sessualità umana.
Se non si ha chiaro questo obiettivo inevitabilmente si sbanda e si va fuori strada.
Su questo punto vorrei sfidare i tuoi compagni di scuola a dirmi qual è il significato della sessualità. Ma attenzione bene: non della sessualità in generale (perché anche gli animali sono sessuati) ma della sessualità umana.

5. Mi piace allora ricordare quanto afferma il Magistero della Chiesa, che è uno strumento utilissimo per conoscere meglio tutte le cose.
Il Concilio Vaticano II dice che  “la sessualità propria dell’uomo e la facoltà umana di generare sono meravigliosamente superiore a quanto avviene negli stadi inferiori della vita” (Gaudium et spes, 51).
Giovanni Paolo II ha ricordato che “non è affatto qualcosa di puramente biologico, ma riguarda l’intimo nucleo della persona umana come tale” (Familiaris Consortio, 11).
E ha pure ricordato che “il corpo umano, col suo sesso, e la sua mascolinità e femminilità, visto nel mistero della creazione, non è soltanto sorgente di fecondità e procreazione, come in tutto l’ordine naturale, ma racchiude fin dal principio l’attributo sponsale, cioè la capacità di esprimere l’amore: quell’amore appunto nel quale l’uomo diventa dono e – mediante questo dono – attua il senso stesso del suo essere ed esistere” (16.1.1980).
Ulteriormente Giovanni Paolo II ha definito così la sessualità umana: “È ricchezza di tutta la persona – corpo, sentimento, anima – e manifesta il suo intimo significato nel portare la persona al dono di sé nell’amore” (Familiaris consortio, 37).

6. Persuasi però che la vita affettiva nelle persone umane è insidiata dalla concupiscenza della carne (1 Gv 2,16), è necessario essere vigilanti per viverla secondo verità morale e cioè per condurla a farsi dono e non per usare di se stessi e degli altri come oggetto di libidine e di egoismo.

7. Mi dici che una volta hai letto su un sito internet che “in seminario insegnano molto bene come fare a convertire i suddetti istinti naturali”.
A dire il vero non vengono fatte lezioni specifiche sull’argomento né vengono presentate particolari tecniche.
Piuttosto costantemente si indirizza la persona verso il suo obiettivo più profondo: la santità, che si realizza nell’amare e nel farsi dono col cuore stesso di Dio.
Allora ognuno comprende da se stesso i limiti dell’egoismo e cerca di educarsi tenendo presente quanto dice San Paolo: “Ciascuno di noi cerchi di compiacere il prossimo nel bene, per edificarlo. Cristo infatti non cercò di piacere a se stesso, ma come sta scritto: gli insulti di coloro che ti insultano sono caduti sopra di me” (Rm 15,2-3).

8. Di fatto i mezzi che vengono proposti esplicitamente o implicitamente sono quelli indicati da san Tommaso:
– avere l’anima piena di Dio, godendo e custodendo la sua presenza;
– la lettura della parola di Dio e l’ascolto della sacra predicazione che dà sempre l’orientamento di fondo e aiuta a vedere tutto secondo il disegno di Dio;
– tenere la mente occupata da buoni pensieri, rimuovendo decisamente ogni immaginazione o sensazione che non aiuta a vivere la sessualità secondo Dio;
– farsi dono evitando l’ozio e tenendosi impegnati non solo la mente ma anche il corpo.
Se si bada bene sono i criteri inclusi nel metodo preventivo di san Giovanni Bosco.

9. Quando questi criteri vengono calati nella vita dei singoli assumono contorni e precisazioni che sono prettamente personali.
Al di là di alcuni orientamenti generali validi per tutti, ognuno concretamente deve organizzare la propria via e, per dirla con Giovanni Paolo II, deve instaurare una personale pedagogia della santità.
È la pedagogia ad amare con tutto il cuore e secondo Dio.
Non si tratta dunque di reprimere, ma di indirizzare, di governare tenendo presente l’obiettivo e tutto subordinando ad esso.

10. È ovvio che talvolta è necessario dare delle sterzate.
Ma in fondo si tratta sempre di prendere coscienza che quando si è sotto l’assedio delle tentazioni (perché talvolta si può trattare proprio di assedio) l’urgenza più grande è quella ritrovare subito la strada maestra, che è quella di farsi dono.
Un farsi dono che talvolta è solo spirituale, perché non si può fare diversamente e può concretizzarsi nell’adorazione per tutti davanti al tabernacolo oppure con la corona del Rosario in mano oppure applicandosi allo studio o comunque al proprio dovere sapendo che non si vive per se stessi ma per le anime che il Signore ci dà da guadagnare e da custodire per la vita eterna.

Volentieri terrò presente nelle mie preghiere l’ultima tua intenzione
Sono contento di farlo proprio in questa festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, giorno in cui ti rispondo.
Sarei contento che questi santi apostoli dicessero anche a te quello che una volta dissero al Santo Padre Domenico mentre stava pregando nella basilica di san Pietro in Roma: “Va e predica perché per questo sei stato chiamato”.
Ti ricorderò in modo particolare nella S. Messa che celebrerò questa sera. E intanto ti benedico.
Padre Angelo

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