Le volevo fare una domanda sulla centralità della Passione di Cristo nella spiritualità domenicana perché è importante nella mia ricerca vocazionale

////Le volevo fare una domanda sulla centralità della Passione di Cristo nella spiritualità domenicana perché è importante nella mia ricerca vocazionale

Le volevo fare una domanda sulla centralità della Passione di Cristo nella spiritualità domenicana perché è importante nella mia ricerca vocazionale

Quesito

Salve Rev. Padre
Sono S.,
Le volevo fare qualche domanda sulla spiritualità domenicana importante nella mia ricerca vocazionale.
Le spiego: sono molto attratto dal carisma domenicano (studio, contemplazione e predicazione) ma è vero anche che sono attratto dalla spiritualità passionista (la centralità se cosi si può dire della Passione di Cristo, per me centro della nostra redenzione)
Ecco, che ruolo ha la Passione nella spiritualità.
Spero che Lei abbia compreso la mia domanda.
Aspetto con fede la Sua illuminata risposta.
In Fede.
S.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. poiché la nostra redenzione è stata compiuta per mezzo della passione e morte del Signore, la croce di Cristo è centrale nella vita di ognuno ed è centrale (o dovrebbe esserlo) anche in ogni istituzione ecclesiale.
Al dire di San Tommaso anche nel matrimonio è centrale perché è memoriale della passione del Signore.
A scanso di equivoci, non per le sofferenze che i coniugi possono causarsi a vicenda, ma perché questo sacramento “configura gli sposi a Cristo in quanto alla carità che lo portò a immolarsi per unire a sé la Chiesa come sposa” (Supplemento, 42, 1, ad 3).
Ugualmente Amoris laetitia – con chiaro riferimento alla dottrina di san Tommaso – dice che “gli sposi sono il richiamo permanente per la Chiesa di ciò che è accaduto sulla Croce” (AL 72).
Anche gli sposi dunque devono fare quello che ha fatto Cristo in croce: immolarsi a vicenda e per amore del Signore fino alla fine.

2. Molto di più questo deve avvenire nella vita consacrata proprio perché i religiosi più da vicino (pressius), più intimamente (intimius), più pienamente (plenius) imitano Gesù.
Questi tre avverbi sono quelli usati dal Concilio Vaticano II per caratterizzare la vita consacrata rispetto a quella laicale.

3. Anche nell’ordine di San Domenico la passione e la croce hanno un posto centrale.
Potrei partire da quanto ha detto Nostro Signore a Santa Caterina da Siena quando le parlò di San Domenico e del nostro Ordine.
Le disse: “Egli fu un lume che lo offrii al mondo per mezzo di Maria, posto nel corpo mistico della santa Chiesa come estirpatore di eresie.
Perché ho detto Per mezzo di Maria? Perché a lei fu commesso dalla mia bontà l’ufficio di dargli l’abito.
Su quale mensa egli fa nutrire i suoi figlioli col lume della scienza? Alla mensa della croce; sulla croce è posta la mensa del santo desiderio, dove ci si ciba di anime per onore di me.
Egli non vuole che i suoi figli ad altro attendano che a stare su questa mensa col lume della scienza, cercando soltanto la gloria e la lode del mio nome e la salvezza delle anime” (Dialogo, 158).

4. Pertanto per un domenicano la scienza, e cioè la dottrina, è importante, è necessaria.
Ma la sola dottrina non conquista le anime.
È la partecipazione alla croce di Cristo che le guadagna.
Non perché il domenicano abbia la pretesa di accrescere i meriti dei patimenti di Cristo. Sarebbe una stoltezza pensarlo.
Ma perché unendosi a Cristo crocifisso estende e distribuisce maggiormente la grazia prodotta dal sacrifico del Signore e la irrora nelle anime.

5. Il padre Bernadot nel suo bel libro “L’ordine dei frati Predicatori” che (si può leggere nel nostro sito) scrive:
“Il Frate Predicatore si dedica a praticare la penitenza per due motivi principali:
Come religioso, egli cerca di riprodurre il mistero della croce, perchè nello stato presente la perfezione è in questo mistero: “Se qualcuno vuol venire dietro a me – dice il Salvatore porti ogni giorno la sua croce”.
Come sacerdote e pastore d’anime, egli s’immola con Gesù per salvare il mondo e per espiare i peccati del popolo.
Strana illusione è l’aspirare ad essere degno ministro del Redentore e prestargli un’efficace collaborazione senza voler associarsi alla sua Passione mediante la mortificazione universale! «Io devo compiere nella mia carne – diceva l’Apostolo – quello che manca alla passione di Cristo per il suo corpo che è la Chiesa». È una legge che non ammette eccezione: senza penitenza, non c’è azione soprannaturale sulle anime.
Nella vita del Frate Predicatore, S. Domenico diede un largo posto alla penitenza. Se ne possono distinguere le diverse pratiche in osservanze di regola e in osservanze di consiglio” (capo I § 5).
L’integra osservanza della regola è già una forma di abnegazione per la quale ci si mette al seguito di Cristo per portare gli uomini dentro il Regno di Dio.

6. Mi piace ricordare anche il posto centrale che la croce aveva nella vita di san Tommaso.
Questo Santo aveva formato una croce greca scrivendo su ogni braccio queste parole che dalla periferia arrivavano al centro:
Crux mihi certa salus,
Crux est quam semper adoro,
Crux Domini mecum,
Crux mihi refugium
(La croce è per me salvezza certa la croce che sempre adoro, la croce del Signore è con me, la croce è il mio rifugio).
Questa Croce si conserva e si venera in quella che in passato era la Chiesa dei domenicani in Anagni (Roma).
La preghiera di San Tommaso è stata indulgenziata dai Sommi Pontefici e si è rivelata efficace contro i fulmini e terremoti e utilissima in ogni necessità spirituale.
Ancora oggi alcuni religiosi domenicani la recitano spesso con grande giovamento.

7. Infine mi piace ricordare un particolare che molti non conoscono e che sfugge alla gente.
Per una concessione fatta ad un certo Convento dell’Ordine e per conseguenza a tutto l’Ordine i domenicani dappertutto nelle Processioni portano la Croce con l’immagine del Crocifisso voltata verso i religiosi che la seguono, e non con il crocifisso in avanti come si vede ovunque secondo il rito romano.
Avendo il crocifisso che li guarda i domenicani sono stimolati a ricordare le parole che si leggono nella lettera gli Ebrei: “Anche noi dunque, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento. Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio… perché non vi stanchiate perdendovi d’animo” (Eb 12,1-2.3).

8. Infine il Crocifisso è il Sigillo principale del Maestro dell’Ordine.
L’Ordine stesso ha la croce nel suo stemma (lo si può vedere anche nello stemma del nostro sito, che è lo stemma dell’Ordine. È una croce in bianco e nero e gigliata).
Nel giorno dell’esaltazione della croce (14 settembre) per i domenicani iniziano i digiuni che si prolungano fino alla veglia pasquale.
Oggi questi digiuni sotto il profilo comunitario sono molto mitigati per non dire quasi estinti. Ma non pochi religiosi li coltivano in un modo o nell’altro.

Ti ringrazio di avermi dato l’occasione di rendere pubblico uno stralcio prezioso della nostra spiritualità domenicana, con l’augurio che diventi anche tua.
Per questo avrò un ricordo tutto particolare per te nella celebrazione dell’Eucaristia e nella preghiera.
Ti benedico.
Padre Angelo