Quesito

Carissimo Padre Angelo,
vorrei sapere la differenza tra:
1) Possessione
2) Ossessione
3) Vessazione
4) Infestazione
La ringrazio infinitamente
Alessandro


Risposta del sacerdote

Caro Alessandro,
1. penso che molti dei nostri visitatori desiderino una parola chiara e autorevole sulle varie maniere in cui il demonio può agire sugli uomini.
Per questo ripropongo a puntate i limpido e autorevole pensiero del p. Antonio Royo Marin, domenicano spagnolo, morto nel 2005.
Il p. Royo Marin ne tratta in un manuale di teologia spirituale (chiamata in passato anche ascetica e mistica), intitolato “teologia della perfezione cristiana”. Questo manuale è diventato famoso per la profondità e sicurezza della dottrina, oltre che per la limpidezza e semplicità dell’esposizione.
Di tanto in tanto io vi aggiungerò qualche annotazione e la metterò tra parentesi.
Data la lunghezza del testo, lo divido in 5 puntate.

2. I modi di agire di satana per il p. Royo Marin sono tre: tentazione, ossessione e possessione.
Ma, dal momento che suddivide l’ossessione in ossessione interna e ossessione esterna, e che quest’ultima talvolta si esprime nella vessazione (sui corpi dall’esterno) e nella infestazione (sui luoghi), le maniere di agire di satana, secondo la dizione comune sono quattro:
tentazioni,
ossessioni,
vessazioni e infestazioni
possessioni.

Adesso ti saluto, ti ricordo al Signor e ti benedico.
Padre Angelo

1. La tentazione

San Tommaso afferma che è compito specifico del demonio quello di tentare. Ma aggiunge subito che non tutte le tentazioni che assalgono l’uomo vengono dal demonio; alcune traggono origine dalla propria concupiscenza, come dice l’apostolo San Giacomo: «Ognuno è tentato dalle proprie concupiscenze, che lo attraggono e seducono» (Gc 1,14). È fuori dubbio, tuttavia, che molte tentazioni sono suscitate dal demonio, che invidia l’uomo e detesta Dio. Lo attesta espressamente la divina rivelazione: «Rivestitevi dell’armatura di Dio per poter resistere agli agguati del diavolo. Poiché non abbiamo noi da lottare contro la carne e il sangue ma contro i principati e le potestà, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti maligni sparsi nell’aria» (Ef 6,11-12). E S. Pietro paragona il demonio ad un leone ruggente che gira attorno cercando di divorarci (1 Pt 5,8).
Non c’è una norma fissa o un segno chiaro che ci permetta di riconoscere quando una tentazione proviene dal demonio o da un’altra causa.
Tuttavia, quando essa è repentina, violenta e tenace;
quando non si è posta nessuna causa prossima o remota capace di suscitarla,
quando turba profondamente l’anima,
suggerisce il desiderio di cose straordinarie e appariscenti, o spinge a diffidare dei superiori, a tacere con il direttore spirituale la si può ritenere come un intervento più o meno diretto del demonio.
Dio non tenta mai nessuno incitandolo al male (Gc 1,13). Quando la Scrittura parla delle tentazioni di Dio usa il termine «tentazione» in un senso lato, come semplice esperimento di una cosa tentare, non per perfezionare la scienza divina, ma per accrescere la conoscenza e l’utilità dell’uomo.
Dio consente che siamo provati dai nostri nemici spirituali per offrirci l’occasione di maggiori meriti. Egli non permetterà mai che siamo tentati sopra le nostre forze: «Dio è fedele, e non permetterà che siate tentati oltre il vostro potere, ma con la tentazione provvederà anche il buon esito dandovi il potere di sostenerla» (1 Cor 10,13). Sono innumerevoli i vantaggi della tentazione superata con l’aiuto di Dio. Umilia Satana, fa risplendere la gloria di Dio, purifica la nostra anima, ci riempie di umiltà, pentimento e fiducia nell’aiuto divino; ci obbliga a star sempre vigili, a diffidare di noi stessi, sperando tutto da Dio, a mortificare i nostri gusti e capricci; stimola all’orazione; aumenta la nostra esperienza, e ci rende più circospetti e cauti nella lotta. A ragione afferma S. Giacomo che è «beato l’uomo che sopporta la tentazione, perché una volta provato riceverà la corona della vita che Dio ha promesso a coloro che lo amano» (Gc 1,12).

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