Quesito

Caro padre,
come le avevo promesso, le porgo parte dei dubbi che ancora avevo in sospeso.
Volevo sapere se ci sono dei limiti nella frequenza della confessione, e se uno (per particolari inquietudini) commetta scorrettezze nel compiere più confessioni alla settimana. Uno commette scorrettezza se cerca di evitare un certo confessore, se con esso non si sente a suo agio?
Inoltre volevo sapere se è vero quanto mi aveva detto un sacerdote, cioè che se una persona che non è in stato di grazia, possa comunque andare alla comunione se non ha la possibilità di confessarsi prima, purchè si confessi entro la settimana seguente.
Un altro quesito è il seguente: anni addietro è stato stabilito che le persone affette da celiachia (intolleranza al glutine, e quindi, anche alle particole per la comunione) non potevano essere ammesse all’ordine. Tuttavia da qualche anno è in commercio un particolare tipo di particola, a bassissimo contenuto di glutine, approvata dalla CEI (perchè contiene una quantità minima di glutine, e quindi di grano) e anche dalle associazioni scientifiche per la celiachia (perchè tali quantità sono talmente piccole da non arrecare danno alla salute). Le sembra giusta la scelta di escludere queste persone da una loro eventuale vocazione, o secondo lei si tratta di un ostacolo aggirabile?
Infine alcune domande personali: come le avevo già parlato, mi capita di essere preso da certi scrupoli. Ad esempio mi chiedevo: passata circa una ora dall’ultima confessione, mi è venuto il dubbio se abbia ricevuto l’assoluzione. Proprio non mi ricordo; mi ricordo solo l’inizio della formula, ma non riesco a rievocare il passo essenziale "io ti perdono nel nome…". Purtroppo ho una memoria che a volte è molto volatile, e a volte mi fa degli scherzi, o forse per l’emozione in quell’istante non mi è rimasto impresso. Tuttavia i dubbi rimangono. Cosa mi può dire lei a riguardo di tale assoluzione? E’ valida? Poi, uno se nella giovinezza e immaturità, non aveva ancora acquisito la sensibilità sulla peccaminosità di certe cose, e quindi non le aveva allora confessate (ma solo in seguito, con la maturità), ha commesso peccato partecipando comunque alla comunione? Poi, se uno dopo una confessione ben fatta, si ricorda di aver tralasciato senza intenzione un peccato, e quindi lo riprende la confessione successiva, ma in quest’ultima, ha dubbi sulla sua correttezza, è tenuto a ripetere tutto, o solo la "integrazione"? Infine, è peccato evitare di presentare in confessione, o non manifestare con tutta sincerità, certi particolari o certi problemi per vergogna, anche se essi NON SONO dei peccati, ma ad esempio stati d’animo, dubbi, o circostanze passate?
Comunque, in generale, come evitare e scacciare scrupoli simili?
Per la pubblicazione sul sito, se lo crede opportuno, le chiedo per cortesia di togliere eventuali particolari personali, e forse è meglio rendere generica almeno quella sulla celiachia.
Grazie mille, scusi per il disturbo,
cordiali saluti.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. nulla vieta che una persona si confessi anche più di una volta alla settimana, ma non per motivi di scrupolo.
Lo scrupolo è una malattia e da questa malattia ci si deve sforzare di  guarire.
Don Bosco, che esortava alla confessione frequente, diceva che è sufficiente la confessione settimanale.

2. Non si commette nessuna scorrettezza se si cerca un confessore con il quale ci si trova a proprio agio. È un pò come andare dal medico. Si va da quello di fiducia.

3. Mi chiedi “se è vero quanto mi aveva detto un sacerdote, cioè che se una persona che non è in stato di grazia, possa comunque andare alla comunione se non ha la possibilità di confessarsi prima, purché si confessi entro la settimana seguente”.
Mi dispiace, ma questo non è vero, è un’invenzione di quel sacerdote.
Solo se c’è urgenza di fare la Comunione e se non c’è il confessore, ci si può accostare alla Santa Comunione, previo un atto di contrizione perfetta.
Ma non c’è urgenza di fare la Comunione quando si va a Messa la domenica.
Inoltre, soprattutto nelle città, uno non può dire che gli è impossibile trovare un confessore.
Inoltre non si possono dimenticare la parole di san Paolo:Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna” (1 Cor 11,27-29).
San Paolo dice che prima bisogna esaminarsi e, sottintendendo che uno si sia giudicato degno, aggiunge “poi mangi di questo pane…”.
Se invece uno non si giudica degno, che cosa deve fare? Non c’è soluzione diversa da quella di rendersi degno e cioè di confessarsi.
Su questo punto ammoniva S. Agostino: “Nessuno dica: ‘Faccio la Penitenza privatamente, per conto mio, di fronte a Dio’, e ‘il Dio che perdona conosce quello che compio nel cuore’. Dio allora avrebbe detto senza motivo: ‘ciò che scioglierete sulla terra sarà sciolto anche in cielo!’. Così come senza motivo avrebbe consegnato le chiavi del regno di Dio alla Chiesa! Si può rendere vano il Vangelo? Si possono rendere vane le parole di Cristo?” (Sermone 392, 3).

4. Circa le persone affette da celiachia: in linea di diritto, se un sacerdote deve consacrare e consumare l’eucaristia, come potrebbe celebrare la Messa senza fare la comunione con il corpo del Signore?
Ma questo, grazie a Dio, è solo un problema teorico, perché ormai sono approntate particole con bassissimo tasso di glutine e sopportabile anche da chi è affetto di celiachia.

5. Circa l’assoluzione sacramentale: non è necessario che il fedele senta che il sacerdote pronunci le parole assolutorie. È sufficiente che il sacerdote le dica. Ed c’è da presumere che tutti i sacerdoti le dicano, a meno che non consti il contrario. E a te questo contrario non consta. Dunque devi stare tranquillo.
E non è necessario neanche ricordare le parole assolutorie.
Caro mio, non devi farti prendere dagli scrupoli.

6. Chiedi anche se uno nella giovinezza e immaturità, non avendo ancora acquisito la sensibilità sulla peccaminosità di certe cose, abbia commesso peccato partecipando alla comunione. La risposta è negativa, perché oltre alla materia grave, ci vuole la piena avvertenza della mente. E per piena avvertenza della mente s’intende che uno sapeva quello che faceva e conosceva in qualche modo la gravità di quello che faceva.
A meno che questa ignoranza non sia stata prodotta dal fatto che quando era ora di istruirsi nella dottrina cristiana ha preferito fare altro. In questo caso, l’ignoranza sarebbe colpevole.

7. Inoltre chiedi: “se uno dopo una confessione ben fatta, si ricorda di aver tralasciato senza intenzione un peccato, e quindi lo riprende la confessione successiva, ma in quest’ultima, ha dubbi sulla sua correttezza, è tenuto a ripetere tutto, o solo la "integrazione"”?
La domanda è abbastanza contorta. Comunque, se ho capito bene, se uno ha dubbi sulla correttezza della confessione, a meno che questi dubbi non si identifichino con gli scrupoli (e per te ho l’impressione che sia proprio così) è meglio che ripeta la confessione. E allora deve dire tutto.

8. Infine chiedi se sia peccato evitare di presentare in confessione, o non manifestare con tutta sincerità, certi particolari o certi problemi per vergogna, anche se essi NON SONO dei peccati, ma ad esempio stati d’animo, dubbi, o circostanze passate?
La risposta è questa: no, non è peccato. Infatti materia necessaria della confessione sono solo i peccati mortali, e non gli stati d’animo, i dubbi e altre cose.

9. “Comunque, in generale, come evitare e scacciare scrupoli simili?”
Il rimedio più semplice è quello di non cambiare il confessore e attenersi con obbedienza alle sue direttive.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo