Quesito
Caro Padre Angelo,
come sta? Io piuttosto bene. Le scrivo banalmente perché studiando filosofia (sarò interrogato domani) mi é sorta una domanda alla quale non sto trovando risposta. É celebre la cena alla corte di Francia alla quale partecipò San Tommaso d’Aquino che sbatté il pugno sul tavolo perché aveva trovato l’argomentazione definitiva per confutare i manichei.
In quale passaggio delle opere di San Tommaso (Summa Theologica o Contra Gentiles immagino) posso trovare questa argomentazione od in generale la sua risposta al manicheismo? Sarebbe bello portarlo in classe dato che abbiamo analizzato la posizione manichea facendo Sant’Agostino.
Di vero cuore,
Edoardo
Risposta del sacerdote
Caro Edoardo,
1. sono contento che tu, giovane studente delle scuole medie superiori, sia venuto a conoscenza di questo episodio abbastanza famoso riguardante il nostro San Tommaso d’Aquino.
2. Prima di presentarti la sua confutazione contro l’errore dei manichei i quali asserivano l’esistenza di due principi coeterni di tutte le cose, l’uno il principio del bene e l’altro il principio del male, desidero esporre la narrazione del fatto come viene presentata da Guglielmo di Tocco, frate domenicano che preparò la Positio e cioè tutta la documentazione sulla vita di San Tommaso. I cardinali incaricati avrebbero esaminato tutto il materiale raccolto e, nel caso positivo come poi avvenne, avrebbero chiesto al Papa la sua canonizzazione.
3. Ecco come l’episodio descrive nella Historia di San Tommaso:
“Il nostro dottore era inoltre straordinariamente dedito alla contemplazione e votato alle cose del cielo.
Per natura egli si estraniava quasi completamente dai sensi, anelando tutto alle realtà celesti, al punto che si credeva si trovasse realmente più dove si volgeva con lo spirito che non dove dimorava con il corpo.
Era infatti qualcosa di straordinario vedere come quest’uomo usasse dei sensi e si comportasse in quelle situazioni – ad esempio a tavola o in compagnia, per quanto sempre di personaggi illustri – in cui gli uomini sono soliti trovare distrazione, e come all’improvviso vi si estraniasse elevandosi alle realtà celesti, quasi che non fosse là dove si trovava fisicamente, ma nel luogo a cui tendeva spiritualmente.
A proposito di queste meravigliose e inaudite astrazioni della mente e di questa contemplazione si racconta che una volta San Luigi, re di Francia, l’avesse invitato alla sua tavola, e che egli avesse umilmente declinato l’invito a causa della stesura della Somma contro i gentili che stava dettando proprio in quel periodo. Ma il re e il priore del convento di Parigi ottennero che il maestro, umile e sublime nella sua contemplazione, si chinasse alla loro volontà.
Così, lasciato lo studio, si presentò al re ancora assorto in quei pensieri che aveva concepito quando era ancora nella sua cella. Una volta a tavola, seduto accanto al re, fu colto da una verità di fede che gli fu divinamente ispirata; allora, battendo il pugno sul tavolo, esclamò: “Ora sì che ho definitivamente confutato l’eresia dei manichei!”.
A quel punto il priore gli si accostò ammonendolo: “Maestro, ricordatevi che siete a tavola con il re di Francia!“; poi lo strattonò tirandolo vigorosamente per il mantello per riscuoterlo da quella astrazione. Allora il maestro, come ridestandosi, si inchinò davanti al santo re, chiedendogli perdono per essersi distratto a quel modo alla tavola reale. Ma il re, assai stupito, si sentì edificato dal maestro, perché, essendo nobile, avrebbe potuto lasciarsi ammaliare dall’invito regale e farsi così distogliere dalla contemplazione, mentre invece aveva lasciato che prevalesse in lui l’astrazione della mente, e non aveva permesso ai suoi sensi di far discendere il suo spirito dalle vette a cui era elevato durante il convito. Anzi, il re si premurò addirittura di non lasciar cadere la meditazione che aveva rapito lo spirito del nostro dottore. E chiamato un suo segretario, ordinò che mettesse per scritto davanti a lui ciò che il dottore aveva custodito in segreto per poterlo conservare, anche se nella sua memoria non veniva meno assolutamente nulla di quanto lo Spirito Santo gli suggeriva” (Historia, capitolo 43).
4. Sembra che l’argomento contro i manichei sia quello che San Tommaso scriverà nel capitolo 15º del terzo libro della Somma contro i Gentili che si conclude così: “Viene così escluso l’errore dei manichei, i quali ammettevano un sommo male, che sarebbe il primo principio di tutti i mali”.
Va ricordato che nel secolo 13º questa eresia si era diffusa specialmente nel sud della Francia e nell’Italia settentrionale. Passava sotto il nome di eresia catara o albigese, prendendo il nome dalla città di Albi, da dove si era diramata. Fu la predicazione dei domenicani a debellare questo flagello dall’Europa, come ha ricordato Papa Benedetto XV dell’enciclica Fausto appetente il 29 giugno 1921 per il settimo centenario della morte di San Domenico.
Per questo San Tommaso ci teneva a confutarla.
5. San Tommaso intitola il capitolo 15º del libro terzo della Somma contro i Gentili con le seguenti parole: Non esiste un sommo male.
Passa poi a portare sette motivazioni che si comprendono bene alla luce di quanto San Tommaso ha dimostrato precedentemente, come ad esempio che il male non è un ente (vale a dire un essere) ma consiste nella privazione di un bene dovuto ad una determinata realtà.
Dimostra anche che il male inerisce ad una determinata realtà non per la natura di quella realtà ma perché le è capitato di essere così e cioè per accidens, come uno squarcio ad un vestito: non gli inerisce per la sua natura ma perché gli è capitato quella corruzione.
6. Ed ecco il testo di San Tommaso:
“1. Bisogna che il sommo male sia immune da ogni legame con qualsiasi bene: come il sommo bene che è del tutto separato dal male. Ma non è possibile che un male sia del tutto separato dal bene poiché abbiamo dimostrato che il male risiede nel bene. Quindi non esiste un sommo male.
2. Se una cosa è male al sommo, bisogna che sia cattiva per la sua essenza: come bene al sommo è quell’essere che è buono per la sua essenza. Ma questo è impossibile perché il male non ha un’entità o un’essenza come abbiamo visto sopra. Dunque è impossibile ammettere un sommo male principio di ogni male.
3. Ciò che costituisce un principio primo non è causato da nessuno. Ora invece, ogni male è causato dal bene, come abbiamo dimostrato. Dunque il male non è il primo principio.
4. Il male non agisce che in virtù del bene, come abbiamo spiegato. Invece il primo principio agisce per virtù propria. Quindi il male non può essere il primo principio.
5. Siccome ciò che è per accidens è posteriore a ciò che è per se, è impossibile che quanto è per accidens sia primo. Ora, il male non capita altro che per accidens e in modo preterintenzionale, come abbiamo dimostrato. Dunque è impossibile che il male sia primo principio.
6. Qualsiasi male, come sopra abbiamo visto, ha una causa per accidens. Ma un principio primo non ha causa, né per se né per accidens. Perciò il male non può essere primo principio in nessun genere.
7. Una causa per se precede quanto è per accidens. Ora il male, come abbiamo dimostrato, è causa solo per accidens. Dunque il male non può essere il primo principio.
Così viene escluso l’errore dei manichei, i quali ammettevano un sommo male, il quale sarebbe il primo principio di tutti i mali”.
Con l’augurio che tu abbia capito tutto e soprattutto con l’augurio che tu sia immune da ogni male almeno nell’anima, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
Questo articolo è disponibile anche in:
