Quesito

Buongiorno Padre Angelo,
ci tenevo a confidarle questo mio pensiero dopo l’evento del mio matrimonio. Per una serie di motivi, coincidenze, eventi…oggi sono convinto che l’unione con mia moglie (che appunto non è stata casuale) sia un mezzo per avvicinarmi a Dio. Infatti penso che ognuno di noi abbia nella vita delle “possibilità” per trovare la via giusta che porta alla vita eterna, nel mio caso l’aiuto è coinciso con il matrimonio, forse in altri può essere un viaggio oppure la chiamata alla vita sacerdotale, ma credo che tutti gli eventi della vita siano improntati alla salvezza dell’anima. Questi “aiuti” possono capitare se noi li desideriamo e li cerchiamo e dobbiamo essere pronti a raccoglierli e farne buon uso, perché anche gli aiuti del Cielo potrebbero essere dispersi nel nulla se noi non gli accettiamo.
Un’altra considerazione che volevo farle è che il mezzo che ci porta di più verso il Padre è il dolore. Questo l’ho capito durante il mio viaggio di nozze, dove ho potuto vedere dei posti fantastici, dove la ricchezza si poteva toccare con mano. In questo periodo ho vissuto giustamente un periodo rilassato, che mi ha aiutato a riposarmi ma è pur vero che questa vita rilassata “distrae” enormemente. In effetti credo che chi viva una vita agiata non abbia meno tempo per la preghiera, per la messa la domenica, per la confessione…. perché è più attratto dalle cose terrene.
Ho visto il mio viaggio di nozze sotto due aspetti: il primo è che esso rappresenta un piccolo premio al mio impegno che ho messo per arrivare al matrimonio, ma anche un avviso che mi dice molte cose, tra tutte è quella che soprattutto col dolore che Dio attira a se gli uomini, e che quando un dolore proviene dal Signore questo è a fin di bene e quindi dobbiamo accettarlo, ma sono anche convinto che Dio non farebbe mai male ad una mosca e che a volte il dolore è necessario per la salvezza della nostra anima.
Facendo una sintesi, posso dire che Dio mette davanti a noi delle possibilità di salvezza che dovremmo raccogliere e sfruttarle per arrivare a vivere quello che ha preparato per noi, cioè il Paradiso.
Da oggi posso dire che mi trovo nuovamente ad un bivio, e quindi ad una nuova partenza, vorrei partire da oggi e fare il mio meglio per essere sempre migliore e di progredire di bene in meglio, questo lo voglio fare perché finalmente ho capito il dono della vita e soprattutto perché sento l’amore incondizionato di Dio.
Un caro saluto.
Gianluca


Risposta del sacerdote

Caro Gianluca,
1. sì, tutto è ordinato ad avvicinarci a Dio, anzi ad avvicinarci a Cristo.
Sant’Agostino diceva: “E cielo e terra e tutte le cose in essi racchiuse d’ogni parte mi dicono di amarti (omnia clamant ut amem te) e non cessano di dirlo a tutti affinché siano senza scusa” (Rm 1,20) (Confessioni, X,6,8).
Sant’Agostino è stato indirizzato a questa affermazione da quanto viveva dentro di sé e anche dall’affermazione di San Paolo: “Tutto è stato creato per mezzo di Lui e in vista di Lui” (Col 1,16).
Per te la via principale e quotidiana è il matrimonio, la vita di famiglia.
Questo convincimento aiuta a vivere in una mentalità di fede, alla presenza di Dio, a sentire e a trovare Dio dappertutto.

2. Sono d’accordo con te anche per quanto dici sul dolore.
Dopo il peccato originale succede così.
Per questo il grande scrittore francese Léon Bloy diceva che “il compito della sofferenza è quello di risvegliare la presenza di Dio nell’anima”.
E ancora: “Se nella gioia corriamo il rischio di sentire Dio lontano, nella sofferenza lo sentiamo vicino”.
Anche Giovanni Paolo II, parlando al centro traumatologico di Roma, ha manifestato questo convincimento: “La sofferenza fisica o morale, che sopraggiunge talvolta improvvisamente, è una chiamata, un invito, una esortazione pressante a migliorare, a cambiare vita, a rinascere, a convertirsi. Nulla avviene per caso. In ogni circostanza bisogna chiedersi: Che cosa vuole il Signore da me?” (25.3.1985).

3. Sui pericoli della vita agiata e della ricchezza non sono mai da dimenticare gli ammonimenti severi di Nostro Signore:
“Gesù allora disse ai suoi discepoli: «In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli».
A queste parole i discepoli rimasero costernati e chiesero: «Chi si potrà dunque salvare?».
E Gesù, fissando su di loro lo sguardo, disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile»” (Mt 19.23-26).
Gli apostoli capirono subito la portata dell’insegnamento del Signore al punto che rimasero costernati.
Noi oggi riflettiamo poco su queste parole di vita eterna.

Ti ringrazio, ti auguro un buon percorso matrimoniale alla presenza di Gesù e di Maria, chiamata anche la Vergine di Cana.
Ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo