Quesito

Caro Padre,
lei dice spesso che se non c’è il consenso non vi è neanche il peccato.
Ma a volte è difficile, in certi pensieri o emozioni che affiorano, restare del tutto indifferenti.
Le chiedo se vi sia una via di mezzo tra il peccato e la virtù, e nel caso affermativo, se vi sia l’obbligo di confessarlo.
La saluto e la ringrazio anticipatamente.


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. a differenza di Gesù che non veniva toccato dalle tentazioni, ma le vinceva con assoluta signoria, a noi invece capita che nel combattimento veniamo feriti.

2. È vero che se non c’è il consenso non c’è neanche il peccato.
Ma talvolta vi sono dei moti segreti che manifestano la nostra imperfezione.

3. Ecco, è proprio la nozione di imperfezione quello che sta a metà strada tra il peccato e la virtù: il rimanerne feriti senza il nostro consenso.

4. L’imperfezione non c’era né in Gesù Cristo, né nella Beata Vergine Maria.
Ma nei comuni mortali c’è, anche nei santi.

5. In teologia morale si dice che le imperfezioni di per sé non sono materia di confessione.
Il Magistero della Chiesa afferma che si è tenuti a confessare tutti i peccati gravi…
Ma le imperfezioni non sono né peccati, né peccati gravi.
E pertanto non sono materia di confessione.

6. Per san Tommaso sebbene nelle tentazioni in molti casi vi sia solo imperfezione, esclude che questo possa avvenire nell’ambito della purezza.
Gesù, che “fu provato in ogni cosa a somiglianza di noi, escluso il peccato” (Ef 4,15), secondo San Tommaso non volle essere tentato nella purezza. Ecco le sue precise parole: “La tentazione che proviene dal nemico può essere senza peccato, poiché di per sé consiste in una pura suggestione esteriore.
Invece la tentazione della carne non può essere senza peccato, poiché deriva dal piacere e dalla concupiscenza; e al dire di S. Agostino «c’è sempre qualcosa di peccaminoso quando la carne ha voglie contrarie a quelle dello spirito» (De civitate Dei 19,4)” (Somma teologica, III, 41, 1, ad 3).

7. Pertanto fai bene a dire in confessione che hai avuto pensieri o fantasie impure, sebbene il più delle volte non superino il peccato veniale.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo