Quesito

Rev.do Padre Angelo,
Mi chiamo Marco. Esordisco ringraziandoLa per l’importante servigio che Lei svolge: i Suoi interventi non solo sono un porto di sicura ortodossia teologica in questo mare magnum che internet ma sono anche un faro per chi cerca di rimettere ordine nella propria vita. Pertanto, credo a nome di molti, La ringrazio di vero cuore.
Passo adesso al motivo per il quale mi sono permesso di scriverLe. Come avrà intuito dal titolo le pongo un quesito teologico che sta animando vivacemente le discussioni teologiche tra me ed alcune persone. Sulla base dell’articolo linkato nonché in base a quanto afferma anche Jungel, ho sostenuto (e sostengo) che non sia scorretto, in rapporto soprattutto al mysterium iniquitatis e alla creazione (riprendendo il concetto giudaico dello Tzmitzum), affermare che Dio si è auto-limitato.
Nel sostenere questo ho specificato che non si deve intendere questa auto-limitazione come una privazione, una carenza di essere di Colui che "Ipsum Esse Subsistens" ma si deve parlare di una auto-limitazione che avviene "divinamente e volontariamente" come suprema espressione di Amore del Creatore per la creatura, come espressione di libertà (originata) per la creatura da parte di Colui che è Libertà assoluta (originante). Ebbene questa posizione (che non mi sono inventato ma si basa sulla convincente relazione di Mons.Bruno Forte) mi ha attirato accuse di vario tipo. La principale è che questa impostazione minerebbe gli attributi quiescenti di Dio. Ora io credo che, specificando che tale auto-limitazione avviene divinamente (ossia come riconoscimento del "TU" della creatura col quale Dio primariamente si relaziona) e volontariamente (come libero atto di amore) gli attributi quiescenti di Dio non vengano scalfiti.
Mi potrebbe aiutare a fare un po’ di chiarezza sulla questione..?
Con grandissima stima e riconoscenza La saluto.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. penso che pochi dei nostri visitatori sappiano che cosa siano gli attribuiti quiescienti di Dio.
Sono gli attributi legati al suo essere divino (eternità, onniscienza, onnipotenza, immensità…)
Questi attributi si relazionano a quellì legati all’agire di Dio per quanto attiene all’opera della creazione, dell’incarnazione e della redenzione.

2. Bruno Forte è colui che ha escogitato i termini di Trinità immanente e di Trinità economica.
La Trinità immanente si riferisce al mistero della SS. Trinità in se stesso, nella relazione vicendevole delle singole persone.
La Trinità economica si riferisce all’opera compiuta da Dio fuori di se stesso.

3. Va rilevato che talvolta nel suo dire si trova un uso delle parole che sembra improprio, come quando parla dell’umiltà delle singole persone divine nel farsi dono totale dell’una alle altre.
Se l’umiltà è quella virtù per la quale ci si sottomette alla maestà divina… come insegna San Tommaso, dobbiamo dire che nessuna persona divina è inferiore o superiore alle altre.
Solo Cristo in quanto uomo ha potuto dire: “perché il Padre è più grande di me” (Gv 14,28).

4. Veniamo però adesso al tuo quesito.
L’espressione Dio si è auto-limitato può essere intesa in maniera esatta, quando viene riferita al Cristo, all’evento della sua incarnazione, passione e morte.
San Paolo non parla di auto-limitazione di Dio.
Però usa un linguaggio che indica il medesimo contenuto quando dice: “Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà” (2 Cor 8,9).
Si è fatto povero, si è auto-limitato e cioè si è lasciato circoscrivere nei confini dello spazio e  del tempo, eppure ha conservato tutta la sua onnipotenza e immensità.
I santi Padri e la liturgia della Chiesa dicono del mistero dell’incarnazione di Gesù: “Quod erat permansit et quod non erat assumpsit” (quello che era rimase e quello che non era l’assunse). E cioè rimase Dio e assunse l’umanità.
L’assunse per riversare per mezzo di essa su di noi tutti i tesori del paradiso in maniera ben più ampia di quanto il faraone d’Egitto, felicitandosi con Giuseppe, ricolmò di beni tutti i suoi fratelli dando loro il meglio di tutta la terra d’Egitto” (Gn 45,20).

5. Se per auto-limitazione di Dio s’intende che Dio entra in una relazione personale con tu limitato, quale è ognuno di Dio, beh allora si può convenire.
Ma perché usare un vocabolo che si presta ad equivoci?
Dio rimane sempre il Signore onnipotente che non si limita affatto se entra in comunione.
Secondo me sono migliori e più comprensibili i vocaboli biblici di misericordia, di carità e di grazia che quelli di auto-limitazione.

6. Se poi per auto-limitazione di Dio s’intendesse la creazione, allora non si sfuggirebbe ad un’accusa di panteismo e cioè di confusione dell’opera creata col Creatore.

7. Pertanto, caro Marco, con tutta franchezza ti dico che questo linguaggio mi piace poco, è difficile e si presta ad equivoci.

Ti ringrazio per la stima che ricambio per la tua gentile mail, ti riocrdo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo