Le chiedo se perdonare possa anche implicare che non si torni più indietro e si proceda separatamente; chiedo anche se sia giusto denunciare per farla pagare amaramente

////Le chiedo se perdonare possa anche implicare che non si torni più indietro e si proceda separatamente; chiedo anche se sia giusto denunciare per farla pagare amaramente

Le chiedo se perdonare possa anche implicare che non si torni più indietro e si proceda separatamente; chiedo anche se sia giusto denunciare per farla pagare amaramente

Caro padre Angelo,
mi chiamo Simone e sono uno studente universitario di 25 anni. Vorrei chiederle in che cosa consiste il perdono cristiano, cioè in che modo dovrei dare il perdono ad alcuni parenti e conoscenti che si sono comportati e si comportano tuttora in maniera non buona nei nostri riguardi. Qualche settimana fa trovai un video di un sacerdote straniero su una pagina cristiana di Facebook e questo sacerdote diceva che perdonare, per noi Cristiani, non significa tornare a fidarci della persona che ci ha offeso o arrecato un danno ma significa non pretendere più nulla da quella persona, come il padrone che condonò il debito al proprio servo e lo lasciò andare. Questa situazione di inimicizia ha provocato in me molta rabbia e un forte risentimento contro tali persone e, per molti mesi, non mi sono più ritenuto degno di confessarmi, di andare a Messa e di pregare; mi sono domandato che senso avrebbe potuto avere una confessione se continuavo a provare rancore verso il prossimo! Sarei andato a prendere in giro Gesù! Questa situazione di lontananza da Dio mi ha portato a lasciarmi andare in balia del demonio ed ho commesso peccati mortali di varia natura (di cui le parlerò in altre mail se possibile) anche se ogni tanto chiedevo al Signore e alla Madonna, di farmi uscire da questa tempesta: glielo chiedevo forse anche male ma pare che alla fine mi abbiano dato la forza. La settimana scorsa, mentre meditavo su come potevo fare a perdonare in coscienza questa gente, apro a caso il libricino che contiene Vangelo e Atti e al primo colpo mi ritrovo la parabola del servo spietato: mi accorsi che il Signore mi stava parlando a chiare lettere e si stava prodigando per farmi tornare alla conversione. Da quel momento, ogni giorno quando leggo un brano di quel libricino sembra che il Signore mi stia dando un insegnamento, interpreto ciò che leggo e lo riferisco alla mia vita: l’altra sera ad esempio ho letto At 8,26-40 ed ho capito che il Signore mi stava dicendo che anche io, come l’eunuco etiope, ho bisogno di qualcuno che mi istruisca bene sulle cose divine, perciò mi sono rivolto a lei padre. Forse le sembrerà strano ma a volte sembra che mi parli anche attraverso internet, quando ad esempio sfoglio la bacheca di Facebook a caso e trovo (come il video che le ho detto) citazioni o articoli di pagine cristiane che sembrano proprio riferirsi a mie situazioni che vivo quotidianamente. Ho deciso, a tal punto, di tornare a confessarmi con il proposito di impegnarmi, in un modo non ben definito, a perdonare, di tornare a Messa, di ricominciare a pregare il Rosario, la lettura di un brano del Vangelo o Atti al giorno (ma penso che ricomincerò ad utilizzare una Bibbia in modo da avere a disposizione tutta la Sacra Scrittura) e talvolta, la Coroncina della Divina Misericordia alle 3 del pomeriggio (oltre ad altre preghiere varie nel corso della giornata); da quel giorno il rancore si è attenuato ma comunque non me la sento di fare buon viso a cattivo gioco. I rapporti con questa parte della famiglia e con questi semplici conoscenti non torneranno più come prima, anche perché loro dimostrano con i fatti di non preoccuparsi in alcun modo di noi; mio padre non vuol sentirli neanche nominare e con alcuni non ci salutiamo nemmeno! Come potrei dare il saluto a persone che dicono ogni sorta di male contro la persona mio padre o a parenti che vanno a braccetto con questa gente e non se ne curano affatto se la cosa ci offende o meno? Penso a Gesù quando si arrabbiava con i Farisei e li chiamava “vipere”. Mi sono detto che non pretendo nulla da loro, vadano pure per la loro strada e io per la mia; mi sto sforzando con tutto me stesso di non odiarli ma semplicemente far finta che non esistano; non so se questo sia un comportamento davvero cristiano. Mi dica lei come posso fare padre. Fatto sta che il ritorno alla Chiesa sembra sia stato gradito al Signore, poiché mi sento più sereno. So che tutto questo trambusto è opera del demonio, mi ha colpito in un punto debolissimo. Prima di questi fatti (un anno e mezzo fa circa) la nostra famiglia era molto unita con la parentela di mio padre.
Un’altra questione che vorrei sottoporle e alla quale può rispondere anche in una mail separata se preferisce, è la seguente: se una persona commette un reato, è giusto denunciare o far denunciare questa persona e sperare che paghi amaramente sia in termini legali che di pubblica immagine ciò che ha fatto? La ringrazio e le auguro ogni bene.


Caro Simone,
1. ti domando scusa anzitutto per il forte ritardo con cui ti rispondo. Me ne dispiace.
Mi auguro che nel frattempo tu abbia ripreso in pieno la tua vita cristiana, senza attendere la mia risposta.
Andare dietro al Signore con la pratica della confessione regolare e frequente, con la Messa, con la preghiera (soprattutto del Santo Rosario e della coroncina della divina Misericordia) è un lasciarsi rivitalizzare in continuazione.
Mi dici che riprendendo hai cominciato a sentirti più sereno. Come potrebbe essere diversamente al pensiero che ad ogni incontro col Signore ti incontri con Colui che è la Vita?

2. Ma adesso desidero sottolineare alcuni punti della tua mail.
Innanzitutto quello in cui scrivi: “Apro a caso il libricino che contiene Vangelo e Atti e al primo colpo mi ritrovo la parabola del servo spietato: mi accorsi che il Signore mi stava parlando a chiare lettere e si stava prodigando per farmi tornare alla conversione. Da quel momento, ogni giorno quando leggo un brano di quel libricino sembra che il Signore mi stia dando un insegnamento, interpreto ciò che leggo e lo riferisco alla mia vita”.
È così che si deve fare.
Il Vangelo, come del testo tutta la Sacra Scrittura, non è un testo che presenta semplicemente la dottrina cristiana. Sì, c’è anche questo, ma ben di più – mentre leggi – realizzi un incontro tra te e Gesù Cristo, tra te e Dio.
Non può che essere che un incontro illuminante e vivificante perché Gesù è la luce del mondo” (Gv 8,12) ed è anche “la verità e la vita” (Gv 10,10)
San Domenico quando apriva i testi sacri iniziava segnandosi con il segno della croce e con questo si metteva alla presenza del Signore.
Poi diceva come Samuele: “Parla, Signore, che il tuo servo ti ascolta” (1 Sam 3,9).
Di tanto in tanto interrompeva la lettura. Chi lo guardava vedeva che muoveva le labbra come se stesse interloquendo con il Signore, poi si animava e infine baciava il testo.
Era un incontro pieno di luce e di amore con il Signore.
Ti esorto pertanto a continuare così.
Il Signore ti è compagno di viaggio e ti parla.

3. Quanto hai letto sul perdono cristiano è vero.
Perdonare non significa far tornare tutto come prima.
Talvolta – soprattutto in casa – è necessario tornare all’armonia di prima perché il compito primario della famiglia è la condivisione dei pensieri e degli affetti.
Ma fuori di casa talvolta può diventare necessario che uno prenda una strada e l’altro un’altra. Anche San Paolo ha fatto così, quando non volle più con sé Giovanni Marco e rimase così determinato in questa scelta che preferì perdere anche la collaborazione di Barnaba.
Ecco quanto si legge negli Atti degli Apostoli: “Bàrnaba voleva prendere con loro anche Giovanni, detto Marco, ma Paolo riteneva che non si dovesse prendere uno che si era allontanato da loro, in Panfìlia, e non aveva voluto partecipare alla loro opera.
Il dissenso fu tale che si separarono l’uno dall’altro.
Bàrnaba, prendendo con sé Marco, s’imbarcò per Cipro.
Paolo invece scelse Sila e partì, affidato dai fratelli alla grazia del Signore” (At 15,37-40).

4. È sbagliato però conservare il rancore perché impedisce di godere della presenza di Dio nella nostra anima.
Questa presenza è sempre legata alla carità secondo quanto viene riferito da San Giovanni: “Dio è amore (carità); chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui” (1 Gv 4,16).

5. Non avere rancore non significa che non si debba provare dispiacere.
Il dispiacere è naturale soprattutto quando viene fatto un male molto grande a noi stessi o ai nostri cari.

6. Ma il segno che non proviamo rancore è dato dal fatto per cui – nonostante tutto – noi continuiamo a pregare per quelli che ci hanno fatto del male.
È quanto ci ha insegnato Gesù: “Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico.
Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?
E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5,44-48).

7. Sai qual è la ricompensa?
È quella promessa dal Signore quando ha detto: “Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. (…). perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio” (Lc 6,36-38).
È una promessa molto grande. Vale la pena mettere subito in pratica le parole del Signore.

8. Pertanto un conto è il dispiacere. Questo rimane.
Un altro conto invece è il rancore. E lo si elimina pregando e cioè invocando per i nostri nemici tutto il bene che Dio vuole loro.
Tra questo bene c’è anche quello del loro ravvedimento e della riparazione del male fatto.
Così si guadagna tutto: si ricuperano i beni e si ricuperano anche le persone.

9. Venendo all’ultima domanda: è giusto e talvolta è doveroso denunciare a chi di dovere chi ha compiuto un reato.
Non però per fargliela pagare amaramente perché questo sarebbe dettato da spirito di vendetta più che di carità cristiana.
Ma piuttosto perché siano messi nell’impossibilità di continuare a compiere il male e soprattutto perché prendano consapevolezza dei loro torti e li riparino.

10. Ma il segno concreto della nostra carità verso chi ci ha fatto del male rimane sempre la preghiera per loro.
È la nostra esperienza personale ed è anche quanto ci ha insegnato il Signore con tanto di incomparabile promessa: veniamo ricompensati di grazie con “una misura buona, pigiata, colma e traboccante” (Lc 6,38).

Ti rispondo oggi 8 giugno, festa del Sacro Cuore di Gesù.
In una delle sue litanie si recita: “Cuore di Gesù, generoso verso tutti quelli che l’invocano”.
Lo invoco molto volentieri per te perché ti dia grazie con “una misura buona, pigiata, colma e traboccante” (Lc 6,38).
Ti benedico
Padre Angelo