Quesito

Buonasera padre Angelo.
Nei libri dell’Antico Testamento ho trovato vari riferimenti alla confessione dei peccati. Sembra quasi che in Israele, prima di Gesù, la confessione fosse una pratica in qualche modo già conosciuta nel modo in cui la intendiamo noi oggi.
Riporto sotto, in fondo all’email, i passi che ho trovato. 
Inoltre, noto come anche nel vangelo di Matteo, al cap. 3, si trova un riferimento a questa pratica quando San Giovanni Battista battezza le folle. Leggo infatti: "Allora accorrevano a lui da Gerusalemme, da tutta la Giudea e dalla zona adiacente il Giordano; e, confessando i loro peccati, si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano."
Mi chiedo: ma come avveniva questa confessione dei peccati? Ne parlavano già tutti come se fosse una cosa conosciuta e praticata. E in effetti, quando Gesù ha istituito questo sacramento, gli apostoli non sembravano spiazzati da una grande novità… Nel libro di Daniele 9,4 sembra si trattasse solo di una presa di coscienza interiore, ma in Baruc 1,14 si parla di fare una "pubblica confessione". Boh!?
Ho poi quest’altra curiosità legata al tema della confessione: sapevo che l’espiazione dei peccati nell’Antico Testamento avveniva attraverso il sacrificio di animali al tempio. Una parte dell’animale veniva consumato dal fuoco durante il sacrificio, mentre un’altra parte rimaneva ai sacerdoti per il loro sostentamento. È più o meno corretto? 
In questa circostanza, avveniva anche una qualche forma di confessione al sacerdote, del tipo: "Sono venuto a sacrificare questo vitello perché ho peccato contro Dio in questo e quest’altro…"?
Se possibile, mi piacerebbe capire meglio come, ai tempi di Gesù, fosse possibile riconciliarsi con Dio in seguito a qualche peccato mortale commesso, e se esiste una relazione con il nostro sacramento della Confessione.
Grazie infinite come sempre! Spero di non averle dato troppo lavoro.
So che ci metterà un po’ di tempo a rispondermi per l’immensa mole di domande che le arrivano ogni giorno. Aspetterò paziente. 🙂
Grazie e che Dio la benedica.
Ottavio


Risposta del sacerdote

Caro Ottavio,
1. nell’Antico Testamento era ben conosciuta e praticata la Liturgia penitenziale.
Vi erano celebrazioni collettive di espiazione dei peccati previste in alcuni giorni, di cui il più importante era il Giorno del Perdono, lo «Yom Kippur», celebrato verso l’equinozio di autunno, destinato a placare Dio e a ottenere il perdono di tutti i peccati.
Ma poiché determinate calamità collettive, come una guerra persa, un’epidemia, una siccità troppo lunga, un raccolto insufficiente o qualunque altra calamità pubblica erano considerate un castigo divino, si procedeva anche ad altre celebrazione di liturgie penitenziali.

2. Il pentimento si esprimeva con gesti diversi: il popolo digiunava, si stracciava le vesti o si rivestiva di sacco, si cospargeva la testa di polvere o di cenere, si prostrava a terra, piangeva davanti a Yahweh con gemiti e lamenti; poi, generalmente tutti sedevano in silenzio e in digiuno.
La confessione collettiva dei peccati veniva fatta dal popolo o da un  suo rappresentante, come si legge nel libro di Esdra: “All’offerta della sera mi alzai dal mio stato di prostrazione e, con il vestito e il mantello laceri, caddi in ginocchio e stesi le mani al Signore, mio Dio, e dissi: «Mio Dio, sono confuso, ho vergogna di alzare la faccia verso di te, mio Dio, poiché le nostre iniquità si sono moltiplicate fin sopra la nostra testa; la nostra colpa è grande fino al cielo. Dai giorni dei nostri padri fino ad oggi noi siamo stati molto colpevoli, e per le nostre colpe noi, i nostri re, i nostri sacerdoti siamo stati messi in potere di re stranieri, in preda alla spada, alla prigionia, alla rapina, al disonore, come avviene oggi. (…) Signore, Dio d’Israele, tu sei giusto, poiché ci è stato lasciato un resto, come oggi: eccoci davanti a te con le nostre mancanze, anche se per questo non potremmo reggere davanti a te!»” (Esd 9,5-7.15).
Il perdono era considerato una guarigione, un dono di Dio.

3. A volte però, nonostante il perdono, rimanevano delle conseguenze da espiare. Queste avevano il compito di tener desta la consapevolezza del peccato commesso.
Così talvolta la moltitudine del popolo, pur perdonato, doveva ricevere dei castighi, come quello di rimanere ne deserto per quarant’anni. La maggior parte non entrò nella terra promessa (Nm 14,18.23) e neanche Mosè.
Anche Davide, pur pentito e perdonato da Dio, venne punito con la morte del figlio.

4. C’era anche l’espiazione di peccati personali, ma pubblici. A volte l’espiazione coincideva con la pena di morte, come nel caso di apostasia, idolatria, falsa testimonianza, bestemmia…
A volte invece i peccati venivano espiati con un sacrificio, come quelli da te menzionati.

5. Gli ebrei che vivevano fuori della madre patria e non avevano l’opportunità di andare al tempio che era a Gerusalemme per l’offerta del sacrificio, espiavano in maniera diversa.
Le diverse scuole di rabbini avevano formulato cataloghi di peccati e per essi prevedevano varie pene.
La più comune era l’espulsione dalla sinagoga, che poteva essere determinata per qualche anno oppure per sempre.

6. Sicché alcuni peccati, secondo la mentalità rabbinica dell’Antico Testamento venivano perdonati in questo mondo, altri immediatamente prima della morte e dopo lunga penitenza, altri infine sono nell’aldilà. Altri addirittura non erano suscettibili di perdono.
Nel caso di espulsione temporanea dalla sinagoga il colpevole faceva una specie di penitenza pubblica, mentre gli altri pregavano per lui e lo aiutavano a correggersi finché, una volta espiata la colpa, rientrava nella comunità.
Anche i documenti di Qumram forniscono diverse pene a seconda dei peccati commessi dai membri della comunità.

7. Ma la penitenza pubblica era compiuta sempre per peccati pubblici.
Gli altri peccati venivano espiati personalmente con la preghiera, con il digiuno, con l’elemosina e con le celebrazioni liturgiche collettive.

8. Nel caso del Battesimo al Giordano compiuto da Giovanni Battista la gente accusava i propri peccati. Non sappiamo se in maniera generica o specifica.

Con l’augurio che tu possa fruire il più possibile del tesoro del sacramento della penitenza anche per i soli peccati veniali, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo