Quesito

Caro Padre Angelo,
La ringrazio per avermi dato una valorosa risposta precedentemente, la seguo sempre nella sua preziosissima rubrica.
Come nella domanda precedente, spero anche questa Sua risposta possa essere di aiuto anche ad altre perone.
Chiedo scusa se le domande che Le pongo non sono collegate, e toccano argomenti differenti, ma sarei felice di avere alcune delucidazioni.

1) La mia prima domanda riguarda il sincero Pentimento, che grazie ad esso, conduce ad una vera Riconciliazione e confessione:
Siccome spesso ho paura di non essere sufficientemente pentito, questa mia "troppa paura", è come se cancellasse quel sentimento di tristezza per quello che ho commesso.
Cioè seppur faccia approfonditi esami di coscienza, e seppur riesca a capire la grandezza dello sbaglio, e soprattutto seppur abbia piena intenzione di rimediare, questa "ossessione" non mi fa "percepire" il pentimento. E questo mi blocca molto, soprattutto sulla decisione di intraprendere la Confessione Sacramentale, per paura che non sia valida, o che sia un sacrilegio.
E’ sufficiente l’aver capito lo sbaglio conseguito dalla volontà di rimediare, (soprattutto quest’ultimo), per poter intraprendere la confessione, oppure un sincero pentimento, è dato anche da quel sentimento (che sia di tristezza, disprezzo verso se stessi e verso il peccato, ecc.)?
Perchè la continua paura di ricadere nello stesso peccato, instaura una sorta di meccanismo compulsivo, che quasi cancella del tutto il sentimento, nonostante esista ben salda la volontà di cancellare il peccato commesso.

2) Chiedo scusa per l’imprecisione della domanda, ma l’argomento mi ha particolarmente incuriosito.
Non ricordo se all’interno di qualche lettura, o se durante la predica del sacerdote, ho sentito che sarebbe "sbagliata" la visione di Dio, o meglio Gesù Cristo, come una presenza "dentro di noi", ma bensì siamo noi, all’interno di Dio (Gesù Cristo), come se noi facessimo parte di un unico corpo con Lui.
Sarebbe giusto quindi immaginare la Sua presenza "affianco" a noi o meglio dentro il nostro cuore, ricordando anche la frase, Dio ancor più vicino a te , che tra te e te, oppure quel che ho citato prima è errato ?

La ringrazio veramente tanto, la ricorderò nelle preghiere.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. Vi sono vari tipi di pentimento.
Il primo pentimento che sgorga dopo aver commesso un peccato mortale nasce dalla considerazione della bruttezza del peccato e anche dall’aver perso la grazia di Dio.
Questo pentimento in gergo teologico viene chiamato “attrizione” o “contrizione imperfetta”.

2. Quanto la Chiesa pensa su questo pentimento lo troviamo in un’affermazione molto bella del Concilio di Trento: “Quella contrizione imperfetta che si dice attrizione, che si concepisce comunemente o dalla considerazione della bruttezza del peccato o dal timore dell’inferno e delle pene, se esclude la volontà di peccare con la speranza del perdono, non solo non rende l’uomo ipocrita e maggiormente peccatore, ma è un dono di Dio e un impulso dello Spirito Santo, che certamente non abita ancora nell’anima, ma soltanto muove; con l’aiuto di tale impulso il penitente si prepara la via della giustizia” (DS 1678).
Pertanto si tratta già di un dono di Dio che non porta ancora lo stato di grazia, ma dispone ad esso.
Attraverso questo sentimento Dio fa sentire la sua vicinanza al peccatore attirandolo a sé.

3. Continua il Concilio di Trento: “E benché l’attrizione senza il sacramento della penitenza per sé non possa portare il peccatore alla giustificazione, tuttavia lo dispone ad impetrare la grazia di Dio nel sacramento della penitenza. Infatti gli abitanti di Ninive, scossi utilmente da questo timore per la predicazione terrorizzante di Giona, fecero penitenza e impetrarono misericordia dal Signore (Giona 3)” (Ib.).

4. Giovanni Paolo II nell’esortazione postsinodale Reconciliatio et Paenitentia nella nota 185  ricorda che “per accostarsi al sacramento della Penitenza è sufficiente l’attrizione, ossia un pentimento imperfetto, dovuto più al timore che all’amore; ma nell’ambito del sacramento, sotto l’azione della grazia che riceve, il penitente “ex attrito fit contritus”, sicché la Penitenza opera realmente in chi è ben disposto alla conversione nell’amore (cfr. DS 1678)”.
Anche questa affermazione è importante.
Dunque per accostarsi al sacramento è sufficiente il sentimento che provi tu.
Con la grazia che ti viene infusa nella celebrazione del sacramento della Confessione questo sentimento di pentimento imperfetto diventa perfetto e gradito a Dio.

5. Inoltre non è necessario selezionare minutamente il peccato commesso. Quando sai di che si tratta, impiega pure il tuo tempo a pregare e a domandare perdono per il male che hai fatto a te, alla Chiesa e per aver di nuovo crocifisso Gesù Cristo dentro di te (Ebr 6,6).

6. Circa la seconda domanda: è vero che vivendo in Grazia viviamo in Dio, in Gesù Cristo, formando con Lui un solo spirito.
Tuttavia è anche vero che il Signore viene in noi secondo le espresse parole della Sacra Scrittura: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23).
E “Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui” (1 Gv 4,16).
Vi è dunque un’inabitazione vicendevole, perfettamente corrispondente al desiderio di coloro che si amano.

Ti ringrazio delle preghiere promesse.
Anch’io ti ricorderò al Signore e ti benedico.
Padre Angelo