Quesito

Padre Angelo,
le scrivo per porle due quesiti su cui mi servirebbe un chiarimento. Mi è già capitato di rivolgermi a lei e la ringrazio per la disponibilità con cui mi ha risposto. Cerco di essere sintetica.
1) Riguardo le relazioni con le persone che incontro nella mia vita. Sin da quando ero adolescente, cercavo un valido motivo per pensare che non ci sono incontri inutili, persone che non contano, che tutti gli incontri sono importantissimi. Scoprendo il Signore ho capito che è davvero così, che tutti quelli che incontro, in qualche modo, me li ha dati il Signore, e per sempre, anche se li incontro solo per poco o in occasioni “banali”. E che quindi ho i diritto (per la verità il dovere, visto che Gesù lo ha comandato) di amarli senza paura di perderli. Ma è giusto dire così? Vorrei un approfondimento su questo punto, perchè ogni tanto ho dei dubbi: c’è sempre infatti la tendenza a voler possedere le persone, e allora pregare dicendo: “Signore, questa persona la affido a te, così so che non la perderò mai, che l’incontro tra me e lei è unico, voluto da te, e quindi per sempre” potrebbe essere una forma per possedere l’altro… Ma io vorrei che fosse vero, che un giorno ritroverò tutti, nella comunione nel Signore, e saranno miei e io loro per sempre. Non per vivere pensando solo all’aldilà, ma perchè se è così, allora già da ora ogni amicizia o relazione è veramente eterna, anche se brevissima, un sorso di quello che sarà poi. E’ una mia invenzione o è davvero così? Mi può chiarire questo punto?
2) Ha senso pregare Dio di “darci intelligenza”? Io inizio sempre a studiare con una preghiera, che dice “donami intelligenza nell’intendere, capacità nel ritenere, sottigliezza nell’interpretare” perchè il Signore è la fonte dell’intelligenza e quindi può darcela. Però questa è anche un dono naturale, e come non si è mai visto alcuno aumentare di statura per un dono di Dio, in teoria uno si tiene l’intelligenza che ha. E il dono dell’intelletto, che cos’è?
La ringrazio e la saluto con affetto!
Emanuela


Risposta del sacerdote

Cara Emanuela,
1. la riflessione che hai fatto nel primo punto è esatta.
In Dio ogni relazione è eterna e in Lui non si perde niente.
Come hai giustamente rilevato, ogni relazione ben visuta “è un sorso di quello che sarà poi”. Ma lo sarà in maniera infinitamente più bella ed esaltante.

2. Le parole che hai virgolettato sono desunte da una preghiera che san Tommaso d’Aquino era solito recitare prima di applicarsi allo studio.
Mi dici che Dio non potrebbe influire sull’intelligenza di una persona nel medesimo modo in cui non può influire sui corpi, accrescendo all’improvviso – ad esempio – la loro statura.
Qui mi pare che vi sia un errore. Perché il mondo biologico è regolato da leggi fisiche sulle quali l’uomo stesso non può far nulla, al di fuori dell’aggiustamento, dell’eliminazione del male e della terapia. Ma questi interventi rimangono sempre finalizzati al buon funzionamento delle leggi fisiche, che hanno in se stesse una certa inesorabilità.

3. Il mondo spirituale, quale è quello legato all’intelligenza e alla volontà, è invece direttamente sotto il dominio della libertà.
Qui la persona può aumentare il proprio sapere, come pure può indirizzarsi alla conoscenza di una determinata realtà piuttosto che ad un’altra.
Nell’ambito del sapere gli uomini si aiutano l’uno con l’altro.
Anzi, si deve riconoscere che un bravo maestro può fare più di un maestro mediocre, e un bravo alunno può apprendere meglio di un alunno pigro.
Ebbene, se già gli uomini possono influire gli uni su gli altri, perché Dio non lo potrebbe fare?

4. San Tommaso d’Aquino, prima di morire, ha confidato al primo dei suoi segretari che quello che aveva insegnato l’aveva appreso più direttamente dal Signore nella preghiera che attraverso lo studio.
Santa Caterina da Siena attesta che Dio stesso gliene ha dato conferma, dicendole: “Raguarda il glorioso Tommaso che con l’occhio dell’intelletto suo tutto gentile si specolava nella mia Verità, dove acquistò lume soprannaturale e scienza infusa per grazia, unde egli l’ebbe più col mezzo dell’orazione che per studio umano” (S. Caterina da Siena, Il Dialogo, 158).

5. Santa Caterina stessa è stata un campione di questa scienza ottenuta direttamente dal Signore. Era analfabeta, ma nelle cose divine divenne così acuta e profonda da essere proclamata dottore della Chiesa.
Lei stessa diceva di imparare direttamente tutto dallo Spirito Santo.

6. Di Sant’Alberto Magno, il grande maestro di San Tommaso, si sa che quando era novizio nell’Ordine domenicano, aveva deciso di lasciare l’Ordine perché si riteneva incapace di studiare. I suoi compagni di studio al suo confronto gli parevano tutti dei maestri.
Proprio in quel momento gli apparve la Beata Vergine Maria e gli disse di perseverare in questo Ordine e che avrebbe provvisto Lei a dargli intelligenza.
E gliela comunicò in modo così portentoso da farlo divenire tanto illustre così da essere chiamato già in vita “Magno, il grande”. È il patrono degli scienziati.

7. Il dono dell’intelletto, come dono dello Spirito Santo, è un’altra cosa. Si tratta di una luce soprannaturale che fa conoscere le realtà divine come le conosce Dio e pertanto come in un lampo.
È legato alla grazia e pertanto viene elargito a tutti coloro che vivono in grazia.
Si esprime però solo in alcuni perché il suo dinamismo è legato alla crescita della vita di grazia.

Ti saluto cordialmente, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo