Quesito

Caro Padre Angelo,
è da molto che non le scrivo, spero stia bene.
La questione che voglio porle oggi riguarda la traduzione della parola “excessus” nel Vangelo nel testo della Trasfigurazione. Ho letto nell’Apparecchio alla morte di sant’Alfonso il seguente brano, dove tale vocabolo viene tradotto con “eccesso”: “Oh eccesso dell’amore divino, che tutti gli uomini e tutti gli angeli non arriveranno mai a comprenderlo! Dico «eccesso», perché tale fu chiamato appunto da Mosè e da Elia sul Taborre, parlando essi della passione di Gesu-Cristo: «Dicebant excessum quem completurus erat in Ierusalem» (Luca 9. 31). «Excessus doloris, excessus amoris», dice S. Bonaventura. Se ‘l Redentore non fosse stato Dio, ma un semplice nostro amico e parente, qual maggior segno d’affetto avrebbe potuto dimostrarci che di morire per noi?”
Volevo chiederle se anche questa traduzione sia corretta oltre a quella attuale che parla di esodo. Chiaramente entrambe si addicono bene alla Passione.
Mi ha inoltre stupito che lui come molti altri santi dell’epoca dessero per scontato che tutti le persone di altre religioni (ebrei, musulmani) oltre agli eretici sarebbero stati destinati irremediabilmente alla dannazione:
“Di più considera l’amore speciale, che Dio ti ha portato, in farti nascere in paese cristiano e in grembo della vera Chiesa. Quanti nascono tra gl’idolatri, tra’ Giudei, tra’ Maomettani, o tra gli eretici, i quali tutti si perdono! Pochi sono quelli che tra gli uomini hanno la sorte di nascere, dove regna la vera fede; e tra questi pochi il Signore ha eletto te. Oh che dono immenso è questo dono della Fede! Quanti milioni di persone sono prive de’ sagramenti, di prediche, degli esempi de’ buoni compagni, e di tutti gli altri aiuti che vi sono nella nostra vera Chiesa per salvarsi! E Dio ha voluto concedere a te tutti questi grandi aiuti senza alcuno tuo merito, anzi prevedendo i tuoi demeriti;”
Però in altri passi lo stesso santo ha ricordato, citando la Bibbia, che “Dio vuole salvi tutti gli uomini”. Perché al tempo non si interrogavano su questa apparente contraddizione?
La ringrazio in anticipo per il tempo che vorrà dedicarmi e spero possa dedicarmi un pensiero durante la S. Messa affinché il Signore mi dia la forza di vincere tutte le tentazioni.
Lorenzo


Risposta del sacerdote

Caro Lorenzo,
1. il testo greco del Vangelo, che è quello originale, parla di esodo e pertanto di uscita.
Nel testo latino del Vangelo di San Luca esodo è stato tradotto con excessum, che significa uscita, dipartita, morte.

2. San’Alfonso de Liguori prende la parola eccesso secondo il significato italiano di questo termine, che significa sovrabbondante, smisurato.
Certamente è vero che Dio ha manifestato il suo sconfinato amore proprio nella passione e morte di Nostro Signore Gesù Cristo.
San Paolo lo dice chiaramente in Ef 2,4-5: “Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo”.
È vero, pertanto, ciò che ha detto San Bonaventura che sulla croce c’è stato un eccesso straordinario di dolore e di amore.

3. San Tommaso dice che il dolore di Cristo è stato immenso, più grande del dolore di ogni altro dolore: “Cristo soffriva non solo per la perdita della vita corporale, ma anche per i peccati di tutti. E il suo dolore superò tutto il dolore di qualsiasi penitente (Qui dolor in Christo excessit omnem dolorem cuiuslibet contriti). Sia perché derivava da una maggiore carità e sapienza, le quali direttamente accrescono il dolore, sia perché soffriva simultaneamente per i peccati di tutti, secondo le parole del profeta: Egli veramente ha preso su di sé i nostri dolori (Is 53,4)” (Somma teologica, III, 46, 6, ad 4).

4. La traduzione italiana della conferenza episcopale italiana è esatta. È fedele al testo greco. Dice infatti: “Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiere a Gerusalemme”.
In questo esodo si manifesta l’eccesso dell’amore di Dio, ma il significato diretto di questa parola è proprio la sua passione e morte.

5. L’altra espressione usata da Sant’Alfonso secondo il quale “quanti nascono tra gl’idolatri, tra’ Giudei, tra’ Maomettani, o tra gli eretici, i quali tutti si perdono!” c’è da dire che bisogna tenere presente lo scopo del libro e a chi l’autore si rivolge.
Indubbiamente i cristiani e, con maggiore precisione, i cattolici hanno una sovrabbondanza di mezzi per la loro salvezza.
Quelli che non aderiscono a Gesù Cristo non hanno a loro disposizione i sacramenti e la comunione ecclesiale, in particolare la comunione dei santi.
A ragione pertanto Sant’Alfonso dice che: “Quanti milioni di persone sono prive de’ sagramenti, di prediche, degli esempi de’ buoni compagni, e di tutti gli altri aiuti che vi sono nella nostra vera Chiesa per salvarsi!”

6. Tuttavia San Tommaso che è vissuto cinque secoli prima di Sant’Alfonso, proprio riflettendo sulla volontà salvifica e universale di Dio, dice che: “Dal fatto che tutti gli uomini sono tenuti a credere esplicitamente alcune verità per salvarsi, non c’è inconveniente alcuno che qualcuno viva nelle selve o tra gli animali bruti. Poiché appartiene alla Divina Provvidenza provvedere a ciascuno le cose necessarie per la salvezza, a meno che uno non lo impedisca da parte sua. Perciò, se uno educato secondo la ragione naturale si comporta in maniera da praticare il bene e fuggire il male, si deve tenere per cosa certissima (certissime tenendum est) che Dio gli rivelerà per interna ispirazione le cose che deve credere necessariamente o gli invierà qualche predicatore della fede come fece con San Pietro e Cornelio (At 10,1 55)” (De Veritate, 14, 11, ad 1).
Sicché l’insegnamento del Concilio Vaticano II su questo argomento non è nuovo ma esplicita quello che in una buona teologia si è sempre insegnato: “Quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa ma che tuttavia cercano sinceramente Dio e con l’aiuto della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di lui, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna” (Lumen gentium 16).

7. Dunque anche a quei tempi si interrogavano sulla volontà salvifica universale di Dio. Pertanto, leggendo i testi di Sant’Alfonso è necessario tenere presente il carattere dello scritto. I suoi scritti non hanno tutti il medesimo spessore teologico. Alcuni sono di carattere pastorale e divulgativo.
Volentieri avrò per te un particolare pensiero dell’offerta del Santo Sacrificio, ti auguro ogni bene e ti benedico.
Padre Angelo