Quesito

Carissimo,
mi può spiegare il senso di questa affermazione: ‘‘‘‘Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo" (Gv 12,47)?
Oltre che a valere per noi che ci dichiariamo credenti, vale anche per chi non crede in Dio, in Gesù, ma riconosce le sue parole come "legge", regole che comunque gli uomini devono seguire?
Se è così, anche chi non crede in Dio, ma rispetta molte delle regole che Gesù ha suggerito, si salva?
Con affetto grazie
Paolo


Risposta del sacerdote

Caro Paolo,
1. hai preso il versetto di Gv 12,47 come fosse a se stante.
In realtà Gesù continua il discorso nel versetto seguente.
Ecco dunque i due versetti: “Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi respinge e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho annunziato lo condannerà nell’ultimo giorno” (Gv 12,47-48).

2. Ti riferisco il commento di san Tommaso:
“Ecco dunque la prima precisazione: «Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, non sono io a giudicarlo».
Va qui notato che coloro i quali ascoltano la parola di Dio e la custodiscono credendo con il cuore e mettendola in pratica con le opere, sono proclamati beati.
Coloro invece che l’ascoltano e non attendono a custodirla divengono per questo ancora più colpevoli. Sta scritto infatti: «Non quelli che ascoltano la Legge sono giusti presso Dio, ma quelli che la praticano saranno giustificati» (Rm 2, 13); e ancora: «Siate operatori della parola e non semplici uditori» (Gc 1,22). Perciò «se uno ascolta la mia parola e non la osserva, non sono io a giudicarlo…» (Commento al vangelo di Giovanni n. 1716).

3. “Porta quindi la ragione per cui è dilazionato il giudizio. «Non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo».
Due infatti sono le venute del Figlio di Dio: la prima come salvatore; e la seconda come giudice.
Ora, essendo tutti gli uomini immersi nei peccati, se fosse venuto prima come giudice, non si sarebbe salvato nessuno; perché «eravamo tutti figli dell’ira»; perciò fu opportuno che egli venisse prima a salvare i credenti, e poi a giudicare fedeli e peccatori. Ed è quanto qui egli afferma: E per questo che adesso non giudico, «perché non sono venuto» in questa mia prima venuta «per giudicare il mondo, ma per salvare il mondo»” (Commento al vangelo di Giovanni n. 1717).

4. Rimane vero però che chi in buona fede non crede in Gesù e segue i dettami della coscienza con la grazia di Dio si può salvare.

5. È più problematica invece la salvezza di chi non crede in Dio e si professa ateo perché nella lettera agli ebrei si legge: “Senza la fede però è impossibile essergli graditi; chi infatti s’accosta a Dio deve credere che egli esiste e che egli ricompensa coloro che lo cercano” (Eb 11,6).
Senza una fede minima in Dio e nella vita futura si perde la bussola d’orientamento ed è facile perdersi.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo