Quesito
Carissimo p. Angelo,
Buonasera.
Poiché lavoro in una casa di riposo mi trovo a contatto con la presente situazione: quando un degente è morente il personale chiama un “laico assistente” che recita una preghiera tratta dal rituale della celebrazione dell’unzione degli infermi e poi procede a ungere con l’olio santo.
Il laico assistente non simula il sacramento e non attenta un atto di potestà sacerdotale perché appositamente non recita la formula prevista per la validità.
La conseguenza però è la confusione in chi riceve tale unzione e in coloro che assistono
A conferma di questo accade, praticamente sempre, che si dica, dopo la preghiera del laico, che “Tizio ha ricevuto gli Oli santi”.
Il laico, che è una persona stupenda e di grande carità, si presta volentieri con la fiducia che il Signore comunichi la grazia.
Ho già parlato con il laico sottolineando che quello che compie con l’olio non è un Sacramento. Ma egli mi ha replicato con la convinzione/fiducia che il Signore comunichi in qualche modo, gli stessi effetti.
Sarei felice di avere una Sua illuminante interpretazione e consiglio sulla questione.
La ringrazio di vero cuore. Con profonda stima.
Michele
Risposta del sacerdote
Caro Michele,
1. c’è una profonda differenza tra l’Unzione fatta da un laico e il sacramento.
L’unzione fatta da un laico è un sacramentale.
Quella fatta da un sacerdote è un sacramento.
2. A questo proposito il Catechismo della Chiesa Cattolica dice: “I sacramentali non conferiscono la grazia dello Spirito Santo alla maniera dei sacramenti; però mediante la preghiera della Chiesa preparano a ricevere la grazia e dispongono a cooperare con essa” (CCC 1670).
3. Inoltre va ricordato che solo il sacerdote può celebrare il rito dell’Unzione degli infermi come risulta da Gc 5,14 (“chiami a sé i presbiteri”) e dal codice di diritto canonico: “Amministra validamente il sacramento ogni sacerdote e soltanto il sacerdote” (can. 1003,3).
4. L’Unzione degli infermi, infatti, rimette i peccati mortali in chi, avendo le debite disposizioni, non ha potuto confessarsi. Inoltre toglie le “reliquie” del peccato e dispone al paradiso, come dice San Tommaso.
Evidentemente l’unzione fatta da un laico non ha questo potere.
È vero che per il sincero pentimento dei propri peccati si ottiene lo stato di grazia. Ma il sincero pentimento c’è solo se il proposito della confessione.
5. Inoltre nella celebrazione del sacramento, insieme con la grazia santificante, viene infusa anche la grazia sacramentale.
Della grazia sacramentale parla il Catechismo della Chiesa Cattolica: “La «grazia sacramentale» è la grazia dello Spirito Santo donata da Cristo e propria di ciascun sacramento. Lo Spirito guarisce e trasforma coloro che li ricevono conformandoli al Figlio di Dio” (CCC 1129).
Di questa grazia si viene privati qualora l’unzione sia fatta da un laico.
6. C’è ancora da tenere presente questo: il sacramento dell’Unzione degli infermi può essere dato anche a chi è in coma se si presume che abbia avuto in passato l’intenzione abituale di riceverlo e volesse morire da buon cristiano. In forza di questa intenzione, che i teologi chiamano abituale perché mai ritrattata, l’Unzione degli infermi consegue tutti gli effetti, compresa la remissione dei peccati.
La consegue ex opere operato e cioè infallibilmente.
Invece l’unzione conferita da un laico a chi è in coma non ha questa efficacia.
Tale efficacia può essere determinante per la salvezza eterna.
7. Infine c’è il pericolo della confusione generata tra i fedeli, portati a pensare che come un laico può portare la Santa Comunione ai malati, così possa conferire anche l’Unzione degli infermi.
La realtà invece è ben diversa perché chi porta la Santa Comunione non celebra un sacramento, ma porta il sacramento già costituito, mentre il laico che fa l’unzione ai malati non celebra in nessun modo il sacramento.
Si tratta pertanto di una prassi da cambiare decisamente.
Lasciando così le cose, il sacerdote si assume una grave responsabilità davanti a Dio.
Augurandoti un fruttuoso Avvento e anche un felice e Santo Natale, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
