Quesito
Carissimo Padre Angelo,
Le ho già scritto altre volte e ringrazio ancora per le Sue luminose ed immediate risposte.
Ho 68 anni, in pensione dal 2020, due figli maschi che non vivono con me.
In febbraio 2025, mia moglie ci ha lasciati dopo aver combattuto due anni un carcinoma molto più aggressivo di quanto prospettato da molti medici e dalla miglior letteratura oncologica. Per me è stato un evento traumatico non solo per comprensibili ragioni umane. Quello che più mi preoccupa è che mia moglie non era molto credente nonostante le mie preghiere, le preghiere di persone più meritevoli di me e la celebrazione di Messe per la sua conversione. Alla sua morte ho fatto celebrare trenta Messe Gregoriane, come mi ero proposto da tempo, sperando che il Signore, Eterno presente, in previsione di ciò abbia concesso a Patrizia la grazia di chiedere perdono.
Sinora tutti i defunti della mia famiglia (genitori, nonni), tutti credenti e praticanti, prima di presentarsi al Giudizio di Gesù hanno ricevuto i Sacramenti.
Può quindi comprendere come questa morte sia per me oggetto di particolare preoccupazione.
Il mio figlio maggiore, 41 anni, ateo convinto, prima della morte della madre aveva esternato il suo dissenso nei miei confronti in maniera più contenuta, dopo il dissenso è diventato odio e, in diverse occasioni, lo ha esternato in un crescendo continuo, aggiungendo di ritenermi plagiato in quanto credente e praticante.
Una sera è arrivato a dirmi testualmente: “Vai all’Inferno straziato per l’eternità delinquente maledetto”.
Una frase simile l’aveva detta diversi anni fa a mia moglie che, sebbene fosse miscredente, era rimasta molto turbata. Forse la successiva malattia (carcinoma improvviso, estremamente e imprevedibilmente aggressivo) ne è la conseguenza?
Ho letto, in diversa stampa cattolica, che le maledizioni, in particolare quelle tra parenti, possono avere conseguenze molto gravi e mi sono chiesto cosa fare.
Gesù ha detto di benedire chi maledice, perciò ho continuato ad essere dialogante con mio figlio e a invitarlo a cena a casa mia quasi tutti i giorni. Gli inviti vengono sempre accettati.
Però mi chiedo cosa devo fare per non essere colpito da questa maledizione? Confido anche questa volta nei Suoi preziosi suggerimenti.
Sia lodato Gesù Cristo
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. la grazia di Dio è come una siepe che ci protegge dagli attacchi del demonio e dei suoi collaboratori.
Il demonio stesso è stato costretto a dire questo, come si è vince nei primi versetti del libro di Giobbe (cfr. Gb 1,10).
Ugualmente dalla Sacra Scrittura emerge la persuasione della protezione che gode colui che vive in grazia di Dio.
2. Solo per portare un testo dell’Antico Testamento: “Chi abita al riparo dell’Altissimo passerà la notte all’ombra dell’Onnipotente.
Io dico al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza, mio Dio in cui confido».
Egli ti libererà dal laccio del cacciatore dalla peste che distrugge.
Ti coprirà con le sue penne, sotto le sue ali troverai rifugio; la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza.
Non temerai il terrore della notte né la freccia che vola di giorno, la peste che vaga nelle tenebre, lo sterminio che devasta a mezzogiorno.
Mille cadranno al tuo fianco e diecimila alla tua destra, ma nulla ti potrà colpire” (Sal 91,1-7).
3. Il primo versetto di questo testo dichiara che chi ha fatto dell’Altissimo il suo luogo di riparo, non può essere raggiunto dal nemico perché Dio è inaccessibile (l’Altissimo) ed è onnipotente.
Se accanto a sé vede tante persone colpite in varie maniere, egli se ne sta sicuro.
4. Più avanti nel Salmo si legge: “Non ti potrà colpire la sventura, nessun colpo cadrà sulla tua tenda” (Sal 91,10).
Qui viene assicurata la protezione divina anche sulla propria tenda, cioè sulla propria casa e sulla propria famiglia.
5. Nel versetto seguente: “Egli per te darà ordine ai suoi angeli
di custodirti in tutte le tue vie” (Sal 91,11) viene assicurata tale protezione in ogni cosa, tanto nella propria persona quanto nelle sue attività.
6. Nel Nuovo Testamento abbiamo la bella affermazione di San Giacomo: “Sottomettetevi dunque a Dio; resistete al diavolo, ed egli fuggirà lontano da voi” (Gc 4,7).
In questo versetto viene garantita una grande verità: se si sta sottomessi a Dio, vale a dire, se si vive in grazia e si coltiva la virtù dell’umiltà, se si resiste alle tentazioni del maligno, questi non solo non può far nulla, ma fugge.
Ciò significa che il demonio teme chi vive in grazia, perché lo sente superiore a sé.
7. Santa Teresa d’Avila si sentiva superiore ai demoni. Le pareva che essi avessero paura di lei e fuggissero.
Ecco che cosa ha scritto: “Se questo Signore è così potente, come so e vedo; se i demoni non gli sono che schiavi, come la fede non mi permette di dubitare, che male mi possono fare se io sono la serva di questo Re e Signore?
Piuttosto, perché non sentirmi così forte da affrontare l’inferno intero?
Prendevo in mano una croce e mi sembrava che Dio me ne desse il coraggio.
In breve spazio di tempo mi vidi così trasformata che non avrei temuto di scendere in lotta con tutti e gridavo loro: “Venite avanti ora, ché, essendo io la serva del Signore, voglio vedere che cosa mi potete fare!” (Vita 25,19).
“E parve che mi temessero veramente perché me ne rimasi tranquilla.
D’allora in poi quelle angustie non mi turbarono più, né ebbi paura dei demoni, tanto che quando essi mi apparivano, come avanti dirò, non solo non ne avevo paura, ma mi sembrava che l’avessero loro di me.
Il sovrano Padrone di ogni cosa mi dette su di essi un tale impero che oggi non li temo più delle mosche.
Sono così codardi, che nel vedersi disprezzati, si perdono di coraggio.
Non assalgono di fronte se non coloro che vedono arrendersi facilmente, oppure quando il Signore lo permette affinché le loro lotte e persecuzioni ridondino in maggiore vantaggio dei suoi servi.
Piaccia a Sua Maestà che temiamo solo quello che è da temere, persuadendoci che ci può venire maggior danno da un solo peccato veniale che non da tutto l’inferno; il che è verissimo” (santa teresa d’avila, Vita, 25,20).
8. Pertanto tutto ciò che tuo figlio può inveire contro di te non ti tocca.
Piuttosto può ricadere su di lui su di lui: “Egli scava un pozzo profondo e cade nella fossa che ha fatto (Sal 7,16) e “La sua cattiveria ricade sul suo capo, la sua violenza gli piomba sulla testa” (Sal 7,17).
Tuo figlio però non cade nella maledizione che ha lanciato su di te a motivo della tua rettitudine che protegge la tua tenda, la tua famiglia.
Continua ad invitarlo a cena. Continua soprattutto a pregare, a far celebrare delle Messe e a sacrificarti per lui.
Non tarderà l’ora in cui le mura di Gerico che lo trattengono nell’ateismo cadranno da sole (cfr. Gs 6,20).
Unisco volentieri la mia preghiera alla tua, pregherò anche per te e benedico di cuore tanto te quanto questo tuo carissimo figlio.
Padre Angelo
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