Quesito

Buonasera caro padre Bellon,
Spero la mia mail vi trovi bene.
Le scrivo per una curiosità che mi capita a volte di percepire sulla mia stessa persona.
Quando si è in grazia di Dio mi sembra che ci sia una maggiore capacità di discernimento rispetto a quando non si è nella Sua grazia. Non dico che ci sia certezza di fare bene ogni cosa, ma è come se la capacità di giudizio e tutto quello che vi concerne siano più performanti (termine oggi molto di moda). 
E tutto questo in realtà ho avuto modo di constatarlo più quando si è lontani da Dio, dove il discernimento è più difficile, come se mancasse la luce per vedere bene.
È una realtà ontologica oppure solo un mio pensiero e magari anche un po’ errato?
Come sempre la ringrazio e auguro a tutti voi una Santa festa dell’Immacolata e un buon cammino di Avvento.
Tommaso 


Risposta del sacerdote

Caro Tommaso, 
1. con la vita di grazia siamo diventati partecipi della vita di Dio (2 Pt 1,4).
Non si tratta di una questione psicologica perché nel momento in cui si riceve la grazia avviene una trasformazione ontologica.
2. La trasformazione si comprende se si tiene presente che privi della grazia santificante si è sotto l’influsso del demonio, come dice San Tommaso.
Mentre con la grazia santificante Dio viene ad abitare personalmente dentro il cuore dell’uomo (cfr. 1 Gv 4,16).

3. Inoltre Dio è luce, come ricorda San Giovanni (1 Gv 1,5).
Dal momento che si riceve una partecipazione della luce divina, tutto cambia.
È come passare dal buio alla luce.
Ora, passare dal buio alla luce non è una questione psicologica, ma è una realtà.

4. La grazia santificante che ci eleva alla dignità di figli di Dio è una perenne primavera di energie soprannaturali che permette di risalire incessantemente dalla terra al cielo, dalle realtà umane a quelle divine, perché ne sono un segno.
Questo passare dalla realtà della terra quella del cielo è un’esperienza reale e trova il suo fondamento nella grazia che è quella mistica fonte di acqua viva di cui ha parlato Gesù con la samaritana. Egli ce l’ha promessa, meritata e donata.
Come una pompa dalla pressione infinita, dall’interno dei nostri cuori, la grazia comunica la forza di salire a Dio, di stare in comunione con lui e con le realtà del cielo: “L’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv 4,14).

5. Mediante la grazia si possiede quella carità di cui parla San Giovanni quando dice: “Dio è amore (carità). E chi rimane nella qualità rimane in Dio e Dio in lui” (1 Gv 4,16).
Al contrario, chi perde la grazia di Dio, avverte subito la perdita della sua presenza personale nell’anima e con essa percepisce un vuoto interiore. Sa che Dio esiste, desidera la comunione con lui, ma sente che questa comunione è spezzata e che non può donarsela da se stesso, perché viene dall’Alto.

6. Non è necessario perdere la grazia di Dio per comprendere la differenza tra vivere in grazia e vivere senza grazia di Dio.
Il peccato veniale non fa perdere la grazia di Dio, ma la raffredda, fa perdere il fervore. Anche questa è un’esperienza reale. È come se davanti al sole divino che brilla all’interno della nostra anima fosse comparsa una nuvola che annebbia quello splendore divino che brilla su tutto e tiene viva la comunione con Dio.
A motivo del peccato veniale, si rimane nella luce, ma non è più splendente come quando non c’è alcuna nuvola.
Se questo succede col peccato veniale, si può intuire la notte che cala con il peccato grave.

7. Ugualmente l’anima in grazia vive l’esperienza dei doni dello Spirito Santo i quali danno una prontezza nel captare le divine mozioni e nel corrispondervi subito, procurando grande pace e “una certa esperienza di dolcezza” (per quandam experientiam dulcedinis), come insegna San Tommaso (cfr. Somma teologica, I-II, 112, 5).
Come si vede, si tratta di esperienze reali.

8. Certamente c’è qualcosa di psicologico in tutto questo, ma con la differenza che non si tratta del frutto della nostra immaginazione, ma del fatto che nella vita di una persona con la vita di grazia cambia qualcosa sotto l’aspetto ontologico, e conseguentemente anche sotto l’aspetto psicologico.
Sicché è ben vero quanto tu hai scritto come frutto della tua personale esperienza.
Con l’augurio di crescere sempre di più nella partecipazione della luce e della vita di Dio, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

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