Quesito
Buongiorno padre
Le scrivo un quesito pensando possa essere di aiuto a tutti coloro che sono impegnati in un periodo di discernimento.
Le chiedo giusto qualche indicazione teorico-pratica per distinguere tra il “sentimento come emozione sensibile” e il “sentimento come emozione spirituale e soprannaturale”, nella quale rientra anche la famosa e importantissima “pace della coscienza”.
Le chiedo gentilmente, appunto se potrà, una risposta filosofica e non teologica, cioè indicazioni a cui si possa giungere con la ragione e non attraverso la rivelazione.
Un caro saluto e un grande grazie per tutto!!!
Francesco
Risposta del sacerdote
Caro Francesco,
1. l’emozione spirituale, proprio perché è spirituale, non è sensibile, eppure ridonda sui sensi.
2. L’emozione spirituale è diversa da quella sensitiva perché quella sensitiva è soltanto momentanea, mentre quella spirituale perdura. È sufficiente ricordarla per provare la medesima emozione e talvolta anche più grande.
3. Ecco che cosa dice San Tommaso: “I piaceri spirituali e intellettuali sono di per sé maggiori di quelli corporali e sensibili perché l’unione tra soggetto e bene:
– “è più intima perché il senso si ferma agli accidenti esterni, mentre l’intelletto penetra fino all’essenza (lo spirito è più acuto e penetrante per la sua immaterialità);
– è più perfetta perché il moto sensitivo ha già qualcosa di trascorso e qualcosa di cui si attende il compimento, mentre i beni spirituali trascendono il moto, e quindi sono pieni e simultanei (l’unione spirituale con il bene amato è semplice, e cioè tota simul e non successiva);
– è più duratura perché l’oggetto dei piaceri corporali è corruttibile e presto finisce, mentre i beni spirituali sono incorruttibili” (Somma teologica, I-II, 31, 5).
Per questo Aristotele afferma che “il piacere più grande è quello che accompagna la contemplazione, frutto di sapienza” (Etica a Nicomaco, 10,7,10).
4. La vocazione è legata ad un evento di ordine spirituale, anzi soprannaturale. Farne memoria nella propria mente, man mano che si va avanti negli anni, la illumina di ulteriori significati e moltiplica la gioia indicibile legata ad alcuni eventi del proprio ministero.
5. Si pensi soltanto a quello che può provare un sacerdote quando celebra la Messa al momento della consacrazione: viene come investito dalla forza dello Spirito Santo e pronuncia le parole consacratorie in persona Christi, producendo il medesimo effetto che quelle parole produssero quando uscirono la prima volta dalla bocca del nostro Salvatore, e producono segretamente nel mondo gli stessi effetti della morte e della risurrezione di Cristo.
6. Per questo man mano che si progredisce con l’età non si cessa di ringraziare Dio per il dono inestimabile della vocazione e si trasalisce di gioia.
7. Tale è anche la vocazione che porta alla conversione.
Sant’Agostino, quando la narra, scrive: “Mi hai chiamato, hai gridato e hai vinto la mia sordità. Hai mandato bagliori, hai brillato, e hai dissipato la mia cecità. Hai diffuso la tua fragranza, io l’ho respirata, e ora anelo a te” (Confessioni, 10,27,38).
Sembra riviverne la gioia. E non solo, ma la fa gustare anche ai suoi lettori.
Con l’augurio che in te cresca sempre di più la gioia legata alla chiamata, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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