Quesito

In questo periodo di grande confusione e turbamento ho trovato molta pace nell’ascolto che i moderni strumenti ci rendono in grado di partecipare: via internet radio tv. Così con le chiese chiuse si può ascoltare l’omelia del Papa o della santa messa del proprio Vescovi, partecipare a cenacoli di preghiera del santo rosario, quando invece la chiesa sarebbe normalmente utile: ho ascoltato su radio Maria che questo tema di quella che io chiamo: comunione di preghiera a distanza (cioè virtuale e quindi in senso filosofico, no, potenziale) abbia ai fini pratici una caratteristica tutta propria e sebbene perfettamente paragonabile alla normale liturgia lascia molte questioni sospese.
Affidandomi alla grande intelligenza dell’ordine domenicano, sarei interessato e credo profondamente utile una chiarezza espositiva da parte dello spirito in noi di queste nuove frontiere. E utilizzo questo termine in un senso molto proto-modernista, come se si trattasse dell’anima dei selvaggi d’America. No? “farai per me un altare di terra”, paradossalmente non è più una terra nazionale, oppure nuova, invece è una terra “virtuale”.
Grazie della cortese attenzione,
Buona giornata.
Stefano


Risposta del sacerdote

Caro Stefano,
1. è opportuno distinguere tra Santa Messa e Santo Rosario.
La Messa è un sacramento e come tale è sempre culto pubblico e comunitario della Chiesa.
Il Santo Rosario non è un sacramento, ma una devozione che di sua natura può essere fatta tanto in maniera comunitaria quanto individuale.

2. Inoltre va ricordato che per la Santa Messa domenicale vi è un precetto ed è un precetto che obbliga in maniera grave.
Le Messe ascoltate online non soddisfano al precetto, circa il quale è opportuno ricordare che non obbliga quando vi è un impedimento.
Non vi è invece alcun precetto nei confronti del Santo Rosario.

3. Il valore delle Messe e dei Rosari online è proporzionato al grado di amore o di carità con cui vi si partecipa.
Può succedere pertanto che una persona partecipi ad una Messa online con maggiore devozione di chi invece è presente fisicamente.

4. Fatte queste premesse, colgo l’occasione della tua mail per sottolineare la sostanziale differenza tra la Messa partecipata online e quella celebrata i  Chiesa.
Molti infatti hanno tralasciato del tutto la partecipazione alla Messa in Chiesa dicendo che è la stessa cosa.
Ora, sebbene nei casi di impossibilità la partecipazione alla Messa on line sia un valido aiuto alla preghiera, è fuori dubbio che la partecipazione fisica favorisca una maggiore partecipazione morale e spirituale.

5. Un primo motivo è dato dal fatto che a Messa ci si incontra con la comunità cristiana e quest’incontro rende visibile la Chiesa.
Già questo è di grande importanza perché senza la partecipazione sensibile la Chiesa diventa invisibile. La Chiesa cessa di essere corpo e finisce con il diventare pura interiorità.
La partecipazione in Chiesa rende davanti a tutti, anche agli incredenti, tangibile e pubblica testimonianza a Cristo risorto, incontrato realmente in questo sacramento.

6. Inoltre quelli che vi partecipano entrano in comunione fra di loro l’uno accanto all’altro.
Anche questo è importante: un conto è vedere per televisione una persona e un altro conto è incontrarla.
Nel primo caso, solo uno vede. L’altro si espone ad essere visto, ma non sa se viene visto e da chi viene visto.
Per questo giustamente viene detto che a Messa c’è una comunione reale mentre per televisione c’è solo una comunione virtuale.

7. Quando si partecipa fisicamente alla Messa si può dire che si è a Messa, ma non si può dire la stessa cosa per chi la guarda sul cellulare.
Questi non può dire di essere a Messa. Di fatto è altrove, anche perché per la Messa è necessaria la comunità e il luogo sacro.
L’Eucaristia è culto pubblico e comunitario e di suo esige che si sia presenti.

8. Quando si è a Messa la comunione reale tra i credenti che si ravviva perché si incontrano, si guardano negli occhi, si salutano, si scambiano i loro pensieri, le loro preoccupazioni e si diventa più solleciti nei confronti degli altri.
In particolare è l’incontro anche con il proprio pastore, il sacerdote, immagine visibile e sensibile della presenza di Gesù in mezzo al popolo cristiano.

9. Il dedicarsi a Dio nel giorno di festa e in maniera visibile ricorda a tutti, anche ai non credenti, che non abbiamo di qua un’abitazione permanente (cfr. 13,14), che siamo pellegrini verso il Cielo e che facciamo sosta dalle occupazioni ordinarie per fissare lo sguardo sull’obiettivo vero e ultimo della nostra vita e far rifornimento di energia per non venir meno lungo la via.

10. Soprattutto ciò che vi è di più prezioso nella Santa Messa è Gesù Cristo, che si rende presente nella sua totalità: corpo, sangue, anima e divinità.
Qui lo si può toccare in un modo analogo a quello dell’emorroissa di cui parla il Vangelo. Lo toccò e all’istante si sentì sanata.
Qui, a Messa, Gesù Cristo per mezzo del sacerdote rende presente sull’altare il sacrificio che ha compiuto sulla croce.
Qui si celebra il memoriale della morte e della risurrezione del Signore. A questo proposito non dobbiamo dimenticare che al momento della morte e della risurrezione del Signore ci fu un terremoto, come assicura l’evangelista San Matteo. E questo sta a dire che a Messa siamo resi partecipi della potenza del sacrificio di Gesù e della sua risurrezione.
Per tutto l’arco della celebrazione, da Cristo si irradia sui presenti la sua vita divina che porta il cielo all’interno dei cuori, allontana gli spiriti cattivi e mette pace.
Certo, gli assenti non ne sono esclusi. Ma indubbiamente qui l’azione è più forte e più efficace proprio a motivo della presenza e della vicinanza.

10. Inoltre nella Santa Messa alla quale si partecipa fisicamente si può fare la Santa Comunione, che non è soltanto comunione spirituale, ma sacramentale. C’è una presenza che coinvolge non solo l’anima, ma anche il corpo e cioè tutta la persona.
Come non ricordare la preghiera che il sacerdote fa a voce sommessa prima di nutrirsi del Corpo del Signore: “La Comunione con il tuo Corpo e il tuo Sangue, Signore Gesù Cristo, non diventi per me giudizio di condanna, ma per tua misericordia sia rimedio e difesa dell’anima e del corpo.
Alcuni Santi Padri dicevano che durante il tempo della Messa non si invecchia. Certo, non bisogna prendere quest’affermazione in senso biologico, perché il tempo va avanti lo stesso. Ma è chiaro che qui ci nutriamo direttamente all’albero della vita, di cui quello del Paradiso terrestre era simbolo e prefigurazione.

11. Santa Faustina Kowalska un giorno ha sentito Gesù che le diceva: “Desidero unirmi con le anime umane; la mia delizia e unirmi con le anime. Sappi, figlia mia, che quando nella Santa Comunione vengo in un cuore umano, ho le mani cariche di grazie di ogni genere e desidero donarle alle anime” (19 novembre 1937).
Nel momento della Santa Comunione riceviamo il corpo e il sangue di Cristo. Ora se gli ebrei furono liberati dall’angelo sterminatore perché le loro abitazioni erano state segnate dal sangue dell’agnello che era prefigurazione del sangue di Gesù, chissà da quanti mali non veniamo liberati noi per il fatto che riceviamo non un simbolo del sangue del Signore, ma il Sangue stesso di Cristo?
Per questo San Gregorio Magno diceva che per la partecipazione alla Messa l’uomo viene liberato da molti mali.

12. Il maggiore coinvolgimento che c’è nella partecipazione fisica alla Santa Messa è determinato anche dal fatto che vi si partecipa portando materialmente qualcosa. È l’offerta che si fa al momento dell’offertorio.
Quest’offerta rende solidali con le necessità materiali e spirituali della Chiesa locale, della Chiesa diocesana e della Chiesa universale.
Già San Paolo ricordava questo momento particolarmente importante quando scriveva: “Ogni primo giorno della settimana ciascuno metta da parte ciò che gli è riuscito di risparmiare” (1 Cor 16,2).
Così dalla Messa parte un’onda di carità che va a portare soccorso alla vita di molti. Da quest’onda di carità e di grazia che si riversa anche sull’offerente rimane escluso chi non è presente.

13. Quest’offerta è una manifestazione concreta di quella donazione di sé che ognuno deve compiere quando nell’Eucaristia si fa pane spezzato e vino versato insieme con Cristo.
In maniera più forte e sentita i credenti possono dire al sacerdote che li invita a pregare perché il sacrificio che si accinge a celebrare sia gradito a Dio Padre Onnipotente: “Il Signore riceva dalle tue mani questo sacrificio (è sottinteso anche l’offerta che hanno fatto), a lode e gloria del suo nome, per il bene nostro e di tutta a sua santa Chiesa”.

14. Nello stesso tempo quest’offerta, mediante la carità di cui è animata, purifica i cuori e coopera alla remissione dei peccati.
Dice infatti la Sacra Scrittura che come “l’acqua spegne il fuoco che divampa, l’elemosina espia i peccati” (Sir 3,30). 

15. Senza dire infine della preziosità di trovarsi in un luogo sacro e di celebrare un’azione sacra che impegna la tutta la nostra persona ad essere attiva nel canto e nella voce spiegata insieme con gli altri, con la postura del proprio corpo, col silenzio assoluto.
Sicché non si viene disturbati dal campanello della porta che suona e dalla persona che si accoglie, dallo squillo del telefono, dai rumori di quelli dell’appartamento di sopra o di sotto, dalle parole o dai commenti del marito, della moglie, dei figli.
Insomma: quando si è a Messa quel tempo è tutto riservato a Dio nella maniera più solenne e più sacra, e cioè intangibile. Ci si va sapendo a priori che sarà così.
Ed è per questo che non poche persone dicono che quello della Messa è il tempo migliore della propria vita, il tempo in cui si sta in pace.

Ecco quanti motivi fanno la differenza sostanziale tra la Messa on line e la partecipazione diretta.
Anche se la tua domanda era leggermente diversa, ti ringrazio di avermi dato l’occasione di ricordare tutte queste cose.
Ti benedico e ti ricordo al Signore.
Padre Angelo

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