Quesito

Gentile Reverendo Padre Angelo Bellon
Ho letto recentemente parte del libro di memorie di Maestro Titta sulle esecuzioni capitali a Roma nello Stato Pontificio e sono rimasto molto sorpreso dal fatto i Papi di allora non abbiano condannato simili manifestazioni. Non è contrario alla Carità cristiana, alla dignità umana, al rispetto della salma, la pena di morte spettacolarizzata in pubblico, oltre agli squartamenti e all’esposizione pubblica di tali atti di crudeltà?
La Chiesa ammette in casi estremi, per difendere l’incolumità di persone innocenti, la pena di morte anche secondo il recente Magistero.
Tuttavia il metodo di esecuzione, anche nei casi leciti di pena di morte, non deve mai essere barbaro. Altrimenti esso diventa una vera e propria tortura condannata dal Magistero senza alcuna eccezione.  Inoltre la pena di morte deve essere veramente necessaria e non sostituibile con mezzi di pena incruenti.
La ringrazio in anticipo della risposta e anche per il prezioso servizio che Lei fa a tutti gli utenti di Internet.
Sarò felice di ricordarla nelle mie preghiere.
Distinti Saluti.
Marchesini


Risposta del sacerdote

Caro Marchesini,
1. per comprendere il giusto valore dei documenti del Magistero della Chiesa è necessario ricordare che essi vanno sempre situati all’interno dell’epoca in cui sono stati emanati.
Diversamente si corre il rischio di fare del fondamentalismo, e cioè a leggerli  in senso materiale.
Una lettura solo materiale porta a vedere degli autentici capovolgimenti, sicché ci si domanda: ma qui il Magistero si contraddice!

2. Per quanto riguarda la pena di morte va osservato che la sacra Scrittura non recrimina sulle pene capitali, anzi!
Tuttavia nella stessa Sacra Scrittura si trovano le premesse per il superamento della pena di morte. Già con Caino Dio dice: “Chiunque ucciderà Caino, subirà la vendetta sette volte” (Gn 4,15).
E Gesù, che sembra non prendere apertamente posizione contro la pena di morte, pone le premesse per il supermanto della pena di morte allorché dice: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei» (Gv 8,7),.
Il domenicano L. Bender, all’inizio degli anni ‘60, scriveva: “La dottrina tradizionale della Chiesa è che la pena di morte non è contraria alla legge divina, ma neanche è richiesta come necessaria da questa legge: la sua necessità dipende dalle circostanze. Un buon cattolico può sostenere in base a diverse circostanze e valutazioni delle medesime la pena di morte o la sua abolizione, ma non può arrivare a dire che l’infliggere questa pena sia una violazione del diritto naturale” (Dizionario di Teologia morale, ed. Studium, voce “pena di morte”).
D’altra parte bisogna ricordare che la Rivelazione divina è una Rivelazione storica. Il che significa che è avvenuta non solo nella storia ma che si è accompagnata con la storia degli uomini e con le loro sensibilità. Da Mosè (da quando secondo la tradizione si cominciò a mettere per scritto la Rivelazione) a Gesù vi è un arco di 1200 anni.
La parola di Dio ha illuminato popoli che davano per scontata la pena di morte e la consideravano come un mezzo necessario per difendere gli innocenti.
Ti meravigli della spettacolarità data alle esecuzioni capitali. Ma è proprio questa spettacolarità che rivela la mentalità del tempo: si voleva che la pena fosse un’istruzione per tutti, un ammonimento pubblico e un deterrente.
Noi oggi viviamo in un’altra epoca, con altra sensibilità, che sotto tanti versi è un prodotto della mentalità cristiana.
Non è sintomatico il fatto che la messa in discussione della pena di morte sia nata in un contesto cristiano e non islamico o buddista?
La Chiesa ha cambiato pensiero?
La Chiesa, date anche le congiunture storiche e culturali del nostro tempo, ha sviluppato in questa materia un pensiero che è più in linea con l’insegnamento evangelico, che su questo argomento, come rilevava L. Berger, ha potuto esprimersi nel corso del tempo non sempre in termini univoci.

Ti ringrazio del quesito e delle preghiere, che ricambio volentieri.
Ti benedico.
Padre Angelo