Anche la gloria accidentale è necessaria per la beatitudine

Anche la gloria accidentale è necessaria per la beatitudine

Quesito

Caro Padre
nella beatitudine si distingue tra oggetto primario (visione e possesso dell’essenza di Dio) e oggetto secondario (accidentale). Però è vero che bisogna distinguere Dio dal resto e che la nostra felicità consisterà soprattutto in lui.
Però anche la gloria accidentale è necessaria (per una beatitudine perfetta). Essendo uomini abbiamo anche bisogno del corpo, e questo corpo deve anche avere certe caratteristiche che lo rendano atto alla beatitudine (se ad esempio avessimo come adesso il bisogno di dormire, mangiare ecc.. la beatitudine sarebbe minore). Siccome siamo immersi nella storia un giorno ci piacerebbe anche vederne il senso, conoscere noi stessi in modo perfetto (adesso abbiamo in noi dei lati oscuri siamo come diceva padre Pio in un certo modo misteriosi). Sant’Agostino diceva beato chi conosce te e non conosce le altre cose, infelice chi conosce le altre cose e non conosce te. Sicuramente questo è vero, però perchè la beatitudine sia perfetta e a misura di uomo non basta che conosca Dio.
Essendo nella storia l’uomo ha anche il desiderio di conoscerne il senso, come dice san Tommaso. Ha il desiderio di conoscere tutti i generi e tutte le specie delle cose, come ha bisogno del proprio corpo, come forse ha il desiderio di vedere il male sconfitto ecc…
Per concludere voglio dire che la gloria secondaria non è proprio accidentale dataci solo per convenienza. Infatti dopo il giudizio universale con il nostro corpo, con il male sconfitto definitivamente ecc.. allora sì che Dio sarà tutto in tutti e la beatitudine sarà veramente perfetta (a misura di uomo).
p.s. alcune cose sicuramente non sono necessarie, per esempio per la beatitudine perfetta non ho bisogno della compagnia degli altri beati ma altre cose forse come uomo mi sono necessarie 
Grazie.
Luca


Risposta del sacerdote

Caro Luca,
le tue riflessioni sono giuste. La gloria accidentale si dice tale rispetto al godimento di Dio. Ma anch’essa è necessaria per la perfetta beatitudine.
Infatti se qualche desiderio dell’uomo non venisse appagato, non si avrebbe la beatitudine.
Per beatitudine s’intende quello stato di vita cui nulla manca. In essa pertanto vanno soddisfatte tutte le aspirazioni dell’uomo.
Boezio ha dato della beatitudine questa definizione: “La beatitudine è uno stato perfetto in cui sono assommati tutti i beni” (status omnium bonorum congregatione perfectus; boezio, De Consolatione 3, pr. 2). San Tommaso l’ha fatta propria (s. tommaso, Somma teologica I, 26,1,1; I-II, 3, 2,2 ad 2).
San Tommaso dice anche: “Tutto quello che può procurare felicita là è presente ed in sommo grado.
Se si cercano godimenti, là ci sarà il massimo e più assoluto godimento, perché si tratta del bene supremo, cioè di Dio: “Dolcezza senza fine alla tua destra” (Sal 15,11).
Se si cercano onori, lì vi sarà ogni onore. Gli uomini, se si tratta di laici, desiderano principalmente diventare re; i chierici invece desiderano diventare vescovi. Ma lì si diventerà e re e vescovi. Si legge infatti: “Li hai costituiti per il nostro Dio un regno di sacerdoti e regneranno sulla terra” (Ap 5,10).
Se si cerca la scienza, lì vi sarà la scienza perfettissima: conosceremo infatti la natura di tutte le cose, ogni verità e tutto ciò che vogliamo. E tutto ciò che vorremo possedere, lo possederemo eternamente: “insieme con essa mi sono venuti tutti i beni” (Sap 7,11), e “il desiderio dei giusti viene soddisfatto” (Pt 10,24).
Vi sarà lì ancora una perfettissima sicurezza: infatti in questo mondo non c’è sicurezza piena, perché quanto maggiori sono i beni e quanto più grande la famiglia, tanto più crescono i timori e le cose di cui si ha bisogno. Ma nella vita eterna non vi è alcuna tristezza, alcuna fatica, alcun timore (Pr 1,33).
La vita eterna infine consiste nella gioconda fraternità di tutti i santi. Sarà una comunione di spiriti estremamente deliziosa, perché ognuno avrà tutti i beni di tutti gli altri beati. Ognuno amerà l’altro come se stesso e perciò godrà del bene altrui come proprio.
Così il gaudio di uno solo, sarà tanto maggiore quanto più grande sarà la gioia di tutti gli altri beati (…).
Non mancheranno neanche i piaceri, che di qua, quando vengono cercati smodatamente, rendono intemperanti e incontinenti. Ma nella felicità eterna vi è un diletto perfettissimo, tanto più perfetto di quello sensibile, comune agli animali bruti, quanto l’intelletto è più elevato del senso. E inoltre quel bene nel quale ci diletteremo è tanto superiore ad ogni altro bene sensibile, e più intimo e più durevole nel dilettare, quanto più quel piacere sarà sciolto da ogni mescolanza di tristezza o di pensieri molesti. Infatti si legge: “saranno inebriati dalla opulenza della tua casa, e li disseterai al torrente delle tue delizie” (Sal 35,10)” (In Symbolum Apostolorum expositio, cap. XV).

Ti ringrazio, ti seguo con la preghiera e ti benedico.
Padre Angelo