Quesito

Buon Giorno Padre Angelo
Stavo leggendo di teologia, e chiederei, penso a beneficio di tutti, una spiegazione sulla prima beatitudine (Vangelo di Matteo): Beati i poveri in spirito.
Penso che sia la beatitudine più difficile sia da intendere che da praticare, però per essere quanto più aderenti alla nostra interpretazione chiederei una tua spiegazione.
Cercando nell’Antico Testamento non ho trovato molto supporto nella lettura dei Salmi, magari ci sono dei punti in cui si chiarisce meglio questa beatitudine
Un caro saluto
Un abbraccio ed una preghiera
C.


Risposta del sacerdote

Caro C.
di recente ho risposto a un’identica domanda.

1. La risposta era la seguente:
il biblista F. Prat, a proposito dei poveri in spirito, scrive:
“Il povero di cui qui si parla non è l’indigente, il miserabile: la Bibbia, per indicare la miseria, come la conosciamo noi, usa altri vocaboli. Il povero della Bibbia – specie nei salmi e nei profeti – è
1. l’uomo senza difesa, vittima e ludibrio della tirannide dei potenti,
2. l’uomo inerme che accetta, in silenzio, la sua lagrimevole sorte,
3. e che volge solo a Dio il proprio sguardo e ripone soltanto in Lui la propria speranza.
4. E Dio protegge il povero: Egli è il suo unico rifugio, il suo unico sostegno… Le parole in spirito sono aggiunte dall’evangelista o dal suo traduttore greco, per indicare codeste disposizioni morali” (F. PRAT, Gesù Cristo, vol I, p. 280).
La buona novella annunciata ai poveri (Mt 11,5) consiste in questo: che Dio non li farà a lungo attendere, ma verrà subito in loro soccorso (Lc 18,7). Si realizzano così gli oracoli di Isaia: “Gli umili si rallegreranno di nuovo nel Signore, i più poveri gioiranno nel Santo di Israele” (Is 29,19).
Come vedi, la beatitudine in spirito è piena di speranza. Merita di essere vissuta”.

2. Mi scrivi che questa è la beatitudine più difficile sia da intendere che da praticare.
C’è del vero in quello che dici.
Secondo me è più facile da intendere e più difficile da praticare.
Per comprenderla bene dobbiamo metterci in questo orizzonte di idee: che le beatitudini sono l’autoritratto di Cristo, la sua autobiografia.
Cristo in croce è per eccellenza il povero in spirito. Con le parole “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito” (Lc 23,46) manifesta il suo interiore atteggiamento di fronte all’arresto, agli scherni, agli sputi, alla flagellazione, coronazione di spine e crocifissione. In nessuno di questi punti si è lamentato. Per dirla con F. Prat ha accettato la sua lagrimevole situazione e ha confidato solo nella bontà del Padre.
E così facendo ha insegnato a noi con l’esempio e con le parole che cosa significhi essere poveri in spirito.
Con la risurrezione annuncia la beatitudine che i poveri in spirito hanno diritto di essere prontamente soccorsi. E Lui è stato soccorso con la risurrezione dai morti.

3. Anche Maria è modello dei poveri in spirito.
Mi piace pensarla al momento del turbamento di Giuseppe.
Questo turbamento glielo leggeva sul volto e lei stessa ne soffriva. Ma anziché muoversi e andare da Giuseppe a spiegare il tutto, lasciò fare a Dio.
E Dio mandò un angelo a dire a Giuseppe che sua moglie era incinta per opera dello Spirito Santo e che il bambino che portava in grembo non era un uomo, ma Dio e che veniva per liberare il suo popolo dai suoi peccati.
L’affidamento di Maria a Dio ha fruttificato molto di più che se lei stessa ne avesse date le spiegazioni.
In tal modo Giuseppe è stato certificato dall’alto che il bambino era Dio che si faceva carne, poiché il compito di perdonare i peccati è esclusivo di Dio.
E così la gioia di Giuseppe e di Maria sarà ancora più grande. San Pietro dirà giustamente che Dio “sa liberare i pii che gemono nella prova” (2 Pt 2,9).

4. Nell’Antico Testamento abbiamo molti esempi di poveri in spirito che vengono grandemente esaltati da Dio.
Si pensi a Giuseppe il patriarca, prima gettato in una cisterna, poi venduto ad una carovana di madianiti, poi dato a Potifar, capo della polizia.
Giuseppe è come un agnello mansueto che si lascia condurre al macello, vera prefigurazione di Gesù.
Nella casa di Potifar respinge ogni tentazione contro la purezza che gli è tesa dalla moglie del suo padrone, innamorata di lui.
Non riuscendo a corromperlo, lo fa gettare in prigione. E Giuseppe va, senza opporre resistenza, senza dire a Potifar: “Guarda che tua moglie mi ha fatto così e così”. Come Gesù in croce, Giuseppe rinuncia a difendersi e si affida a Dio.
Senti che cosa dice la Sacra Scrittura sulla povertà in spirito di Giuseppe:
“Essa non abbandonò il giusto venduto, ma lo preservò dal peccato.
Scese con lui nella prigione, non lo abbandonò mentre era in catene, finché gli procurò uno scettro regale e potere sui propri avversari, smascherò come mendaci i suoi accusatori” (Sap 10,13-14).
Povera in spirito è anche Susanna che, resistendo alle violenze dei due vecchi giudici, smaniosi di libidine per lei, si affida a Dio. Condannata a morte, viene liberata prodigiosamente perché Dio suscita lo spirito di un giovinetto, Daniele, che smaschera i due vecchioni. Lei sarà salvata e la pena capitale verrà data ai suoi iniqui accusatori.
Il testo sacro conclude: “Allora tutta l’assemblea diede in grida di gioia e benedisse Dio che salva coloro che sperano in lui” (Dan 13,60).

5. Mi scrivi che nei Salmi non trovi molti riferimenti al povero in spirito.
E invece i salmi dall’inizio alla fine esaltano il giusto che si affida al Signore, il povero in spirito.
“Mi affido alle tue mani; tu mi riscatti, Signore, Dio fedele” (Sal 31,6).
Da me non stare lontano, poiché l’angoscia è vicina e nessuno mi aiuta. Mi circondano tori numerosi, mi assediano tori di Basan… Un branco di cani mi circonda, mi assedia una banda di malvagi; hanno forato le mie mani e i miei piedi, posso contare tutte le mie ossa. Essi mi guardano, mi osservano: si dividono le mie vesti, sul mio vestito gettano la sorte. Ma tu, Signore, non stare lontano, mia forza, accorri in mio aiuto. Scampami dalla spada, dalle unghie del cane la mia vita. Salvami dalla bocca del leone e dalle corna dei bufali. Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli, ti loderò in mezzo all’assemblea.
Lodate il Signore, voi che lo temete, gli dia gloria la stirpe di Giacobbe, lo tema tutta la stirpe di Israele; perché egli non ha disprezzato né sdegnato l’afflizione del misero, non gli ha nascosto il suo volto, ma, al suo grido d’aiuto, lo ha esaudito” (Sal 2, 12-13.17-25).
“Io mi glorio nel Signore, ascoltino gli umili e si rallegrino. Celebrate con me il Signore, esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore e mi ha risposto e da ogni timore mi ha liberato. Guardate a lui e sarete raggianti, non saranno confusi i vostri volti.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo libera da tutte le sue angosce. L’angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono e li salva.
Gustate e vedete quanto è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia. Temete il Signore, suoi santi, nulla manca a coloro che lo temono. I ricchi impoveriscono e hanno fame, ma chi cerca il Signore non manca di nulla” (Sal 34, 3-11).
“Salvami, o Dio: l’acqua mi giunge alla gola. Affondo nel fango e non ho sostegno; sono caduto in acque profonde e l’onda mi travolge. Sono sfinito dal gridare, riarse sono le mie fauci; i miei occhi si consumano nell’attesa del mio Dio. Più numerosi dei capelli del mio capo sono coloro che mi odiano senza ragione. Sono potenti i nemici che mi calunniano: quanto non ho rubato, lo dovrei restituire (…)
Per te io sopporto l’insulto e la vergogna mi copre la faccia…
Ma io innalzo a te la mia preghiera, Signore, nel tempo della benevolenza; per la grandezza della tua bontà, rispondimi, per la fedeltà della tua salvezza, o Dio. Salvami dal fango, che io non affondi, liberami dai miei nemici e dalle acque profonde. …
Non nascondere il volto al tuo servo, sono in pericolo: presto, rispondimi.
Avvicinati a me, riscattami, salvami dai miei nemici…
Vedano gli umili e si rallegrino; si ravvivi il cuore di chi cerca Dio, poiché il Signore ascolta i poveri e non disprezza i suoi che sono prigionieri” (Sal 69,2-5.8.14-15.18-19. 33-34).
“Non abbandonare alle fiere la vita di chi ti loda, non dimenticare mai la vita dei tuoi poveri. Sii fedele alla tua alleanza; gli angoli della terra sono covi di violenza.
L’umile non torni confuso, l’afflitto e il povero lodino il tuo nome.
Sorgi, Dio, difendi la tua causa, ricorda che lo stolto ti insulta tutto il giorno.
Non dimenticare lo strepito dei tuoi nemici; il tumulto dei tuoi avversari cresce senza fine” (Sal 74,19-23).
“Il Signore ama il suo popolo, incorona gli umili di vittoria” (Sal 149,4).

6. Ecco, caro C., solo alcuni riferimenti.
Convengo con te che la cosa più difficile è vivere tutto questo, perché noi ci affidiamo troppo alle nostre parole, ai nostri intrallazzi, alle amicizie del mondo.
Ma solo che cominciamo a vivere da poveri in spirito, subito sperimentiamo la beatitudine promessa dal Signore e la nostra gioia, per il soccorso datoci da Dio, cresce di giorno in giorno.
Conviene fidarsi del suo insegnamento e delle sue promesse.

Ricambio volentieri i saluti e le preghiere.
Ti benedico.
Padre Angelo

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