Quesito

Caro Padre.
In Morale sembra che in nessun caso sia lecito compiere un male minore per evitarne uno maggiore.
Né si può pensare che Dio obblighi in coscienza a compiere un atto moralmente illecito per quanto grave sia la ragione che indurrebbe a tollerarlo o a compierlo.
Tuttavia, anche in guerra si è "costretti" ad uccidere a scopo difensivo.
Uccidere è sempre un atto moralmente e gravemente disordinato che si compie in guerra  per evitare che si consumi un male più grande, che potrebbe essere la perdita della vita di civili e innocenti o la rovina della propria nazione ecc.
Ma sembrerebbe che, nel caso si debba proprio scegliere fra due mali morali,ci sarebbe una terza via da imboccare: l’astensione. In guerra le cose non stanno proprio così.
L’omissione di difesa della propria nazione, può essere un atto grave, quando espone civili ed innocenti a stragi immani. Anche l’omissione è "colpevole" e può configurarsi come atto gravissimo.
Qui si è proprio "costretti" a scegliere fra due mali morali, l’uccisione dei nemici o l’omissione complice di massacri di civili e di innocenti.
La realtà è molto più articolata e richiede risposte più complesse, non rientra sempre negli schemi dei nostri "distinguo".
Cristo stesso, davanti allo scandalo del mercato nel tempio, fustiga i venditori e li caccia dalla casa di Dio, casa di preghiera, non già spelonca di ladri.
La fustigazione è in sé un atto violento, ma compiuto per far cessare l’intollerabile bestemmia di chi compra e vende dove non dovrebbe, per scuotere le coscienze e reagire contro un commercio dissacrante.
Sembrerebbe, secondo i nostri parametri, il compimento di un atto moralmente riprovevole, per evitare che, con l’omissione di quell’atto, se ne continuassero a consumare altri maggiormente riprovevoli.
Come uscire da questo vicolo cieco?


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. dici bene che non si può mai scegliere di compiere deliberatamente ciò che è male, ed è pertanto offensivo di Dio, anche allo scopo di evitarne uno maggiore.
Diverso invece è il caso della tolleranza di un male già presente per scansarne uno più grande.

2. Mi porti l’esempio della guerra.
In genere siamo tutti portati a pensare che in guerra sia lecito uccidere.
Di per sé non è lecito uccidere neanche in guerra.
La guerra, perché sia giusta (tralascio la questione se oggi si possa parlare di guerra giusta), deve essere di difesa.
Ora la difesa di per sé non mira a sterminare il nemico, ma di impedirgli di aggredire.
Pertanto si devono usare tutti i mezzi per impedirlo.
I primi mezzi sono quelli del negoziato e del dialogo.
Sulla necessità di confidare in questi mezzi non ci si deve mai arrendere.

3. Qualora venisse comandato di uccidere il nemico si porrebbero gravi problemi di coscienza.
Secondo me, uno dovrebbe dire: “io mi rifiuto di bombardare città e popolazioni inermi. Sono disposto a prendere su di me tutte le conseguenze posso andare incontro”.
Valgono anche oggi le parole di Giovanni Paolo II: “Oggi la portata e l’orrore della guerra moderna, sia essa nucleare o convenzionale, rendono la guerra totalmente inaccettabile come mezzo per comporre dispute e vertenze tra le nazioni.
La guerra dovrebbe appartenere al tragico passato, alla storia; non dovrebbe trovare posto nei progetti dell’uomo per il futuro” (30.5.1982).

4. La difesa della nazione o della collettività è un dovere.
Per questo giustamente sottolinei che vi può essere anche il peccato di omissione di una doverosa difesa.
In questa linea si è espresso il Catechismo della Chiesa Cattolica quando dice: “La legittima difesa può essere non soltanto un diritto, ma un grave dovere, per chi è responsabile della vita di altri, del bene comune della famiglia o della comunità civile” (CCC, 2265).
Può essere un dovere andare ad impugnare le armi, ma non per uccidere.
Anche le forze dell’ordine portano con sé le armi, ma non per uccidere. E qualora dovessero usarle non devono certo avere come obiettivo il corpo del nemico.
Con quelle armi devono far di tutto per fermarlo e arrestarlo.

5. Giovanni Paolo II, parlando agli allievi della scuola alpina di Aosta, ha detto: “La prima vostra responsabilità si chiama impegno di pace. La condizione militare ha il suo fondamento morale nell’esigenza di difendere i beni spirituali e materiali della comunità nazionale, della Patria.
Questa difesa, garante del bene comune di un popolo, è un presupposto della pace e della concordia delle nazioni. Certamente occorrerà… vedere i problemi dei rapporti tra le nazioni e quelli della difesa con mentalità rinnovata…, ma rimane il fatto che c’è bisogno di garantirsi da quelle tentazioni di aggressione, di ingiustizia e di violenza che spesso allettano ed alterano lo spirito umano.Esiste infatti una situazione di peccato nell’umanità, che si annida nel cuore delle persone e tenta di incidersi a fondo nei vari strati della società. In questo contesto la difesa è prudenza, è diritto, è dovere che impegna gli uomini ad una continua vigilanza, interiore ed esterna, per prevenire lo scatenarsi della guerra” (7.9.1987).

6. Mi parli della fustigazione fatta da Gesù nel tempio.
Sì, è vero, Gesù ha cacciato i venditori dal tempio. Ma la frusta di cordicelle non l’ha usata contro i venditori, contro le persone, ma per cacciare via i vari animali e rovesciare a terra gli oggetti di mercato.

7. Come vedi, usando la ragione è sempre possibile evitare di entrare in un vicolo cieco.
La ragione, di per se stessa, non è cieca, ma luminosa.
Ed è luminosa perché è la luce che Dio ha messo dentro di noi perché cercando ciò che è vero, simultaneamente cerchiamo sempre anche ciò che è bene e utile.

Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo