Quesito

caro Padre Angelo,
la seguo da parecchio tempo e la trovo molto precisa e puntuale nelle risposte ai vari quesiti. La ringrazio molto per il suo lavoro di apostolato.
Il quesito che le voglio porre è delicato perché riguarda l’intimità della vita all’interno del matrimonio mio e di mia moglie.
Il nostro ultimo figlio è nato dopo pochi anni di matrimonio e ora ha poco meno di un anno. La nostra è una famiglia meravigliosa e ogni volta che me ne rendo conto mi vergogno della prima reazione che ebbi quando sapemmo della nostra (tecnicamente "di mia moglie", ma preferisco dire "nostra") ultima gravidanza. Su questa base sono certo che un altro figlio sarebbe (e sarà, se e quando Dio ce lo darà) un’ulteriore grazia; tuttavia la responsabilità verso i bambini che già ci sono, verso noi stessi, le energie e i soldi a disposizione ci suggerisce, comunque, di non avere altri figli per il momento.
Volendo, come suggerisce la Chiesa e la natura umana stessa, evitare qualsiasi strumento contraccettivo che snaturerebbe l’atto, limitiamo la nostra unione ai periodi in cui è assolutamente certo che non siamo fertili. La difficoltà nasce dal fatto che questi periodi sono di gran lunga troppo radi e brevi rispetto all’esigenza che come coppia viviamo di ravvivare e ribadire anche fisicamente l’amore e la dedizione reciproci.
Non ne faccio un problema di continenza. Per ragioni di lavoro è capitato che stessimo fisicamente lontani per diverse settimane. In tali occasioni si sente, certo, la mancanza del coniuge da tutti i punti di vista, ma la condivisione della giornata, della tavola e poi del letto viene a generare tutta un’altra situazione di difficoltà.
Vivo situazioni analoghe al tempo del fidanzamento, durante il quale l’unione fisica sarebbe stata una menzogna perché non eravamo ancora legati l’uno all’altra davanti a Dio, e certe manifestazioni di affetto erano da evitare perché essendo per natura preludio all’atto sessuale avrebbero coinvolto la genitalità in maniera incontrollata e disordinata, rendendo il rapporto come meno limpido, degenerandolo dal suo significato di fidanzamento come attesa del matrimonio. E allora bisognava trattenersi, e attendere il "momento giusto" per "conoscerci".
Ma ora siamo sposati, ed e cosa buona e giusta che ci si conosca e ci si riconosca, che ci si dedichi vicendevolmente e ci si ritrovi ogni giorno ("ogni giorno" in senso lato) di nuovo. E invece per settimane di fila, complice un ciclo di fertilità di mia moglie che a detta sua non è mai stato un orologio (e che comunque ancora risente della passata gravidanza), l’intimità connaturale al matrimonio va vissuta davvero "con il freno a mano".  Rispondendo a un quesito lei scriveva "[…] il ricorso ai ritmi di fertilità e infertilità naturale impegna i coniugi ad astenersi per l’arco di qualche giorno durante l’intero ciclo. Ma anche questo, secondo il disegno provvidenziale di Dio, serve a ravvivare il dominio su se stessi e sulle proprie passioni, a evitare che l’atto scada semplicemente in uno sfogo di libidine. Nello stesso tempo impegna i coniugi a ravvivare la reciproca intesa e l’amore vicendevole percorrendo altre strade, veramente umane, come il dialogo, la preghiera, lo stare insieme in modo diverso dal gesto sessuale.". Questa è un’esperienza che noi stessi facciamo, quando l’astensione è di "qualche giorno". Ma quando i giorni passano in abbondanza e diventano settimane, l’esperienza diventa dura. (…)
Naturalmente l’idea di regolare la nostra vita sessuale con la contraccezione come fanno in molti è fuori discussione. Non sarebbe più un rapporto sessuale ma una "masturbazione reciproca" (cito lo scrittore Fabrice Hadjadj) e porterebbe a uno svilimento terribile della nostra unione. Ma constatare che "non c’è alternativa" non consola in questo caso, fa solo sentire in trappola.
Quindi:  Come si può vivere questa situazione senza "sentirsi in trappola"? Soprattutto constatando che non è transitoria ma sarà la regola, data giovane età di mia moglie… Si potrebbe osservare che la natura ha fatto le cose in modo che il tempo "di attesa" sia "sopportabile": il "qualche giorno" cui faceva riferimento lei. Non solo sopportabile, ma occasione di crescita. Vero in generale, ma non vero se la donna non ha un ciclo regolare, se la vita lavorativa impone la distanza fisica magari proprio nella finestra temporale di "luce verde"… E constatare queste osservazioni fa sentire ancora più "in trappola"…
Come può essere dignitosa una vita matrimoniale in cui le relazioni intime hanno "il freno a mano tirato"? Si potrebbe obiettare che altrettanto non è dignitosa una vita matrimoniale dominata dall’impulso e dall’istinto. Nello stesso messaggio che riporto sopra lei citava il CCC: "gli sposi devono saper restare nei limiti di una giusta moderazione”, di modo che, come diceva il beato Giovanni Paolo II, "l’atto coniugale non divenga abitudine e in esso si esprima un’adeguata pienezza di contenuti personali". Tuttavia la "moderazione" che ci dobbiamo imporre ci appare eccessiva, e addirittura rischia di rendere l’atto sessuale, quando diventa possibile, come una "valvola di sfogo" proprio di questa frustrazione dell’intimità accumulata nei giorni precedenti.

La ringrazio moltissimo se ha avuto la pazienza di leggermi fino a qui. Non è semplice per me raccontare un’esperienza di difficoltà che è così al profondo della mia vita e della vita della persona che mi e’ più vicina al mondo. Mi rendo conto che alcune delle mie domande sono domande "di esperienza", ma sono convinto che un’esperienza senza giudizio come quella di molti valga molto meno del giudizio che viene dalla saggezza. 
La ringrazio nuovamente di cuore e la ricordo nella preghiera.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. mi complimento con te per la tua volontà di essere fedele alla legge del Signore e anche per la tua ferma volontà che “il talamo sia senza macchia” (Ebr 13,4).
Mi complimento anche per la bella famiglia che il Signore ti ha dato. Ognuno dei tuoi figli “merita che esista”. È un dono per loro poter esistere, è un dono per voi, per la Chiesa e per la società intera.

2. Mi complimento anche per le idee chiare che ti sei fatto sulla contraccezione: è una falsificazione del disegno divino sulla sessualità e finisce per essere anche una falsificazione del gesto stesso, che cessa di essere un atto di amore totale nel quale si mette in gioco tutta la propria persona.
Il tuo comportamento è davvero responsabile. Hai soppesato tutto: la verità dell’insegnamento della Chiesa e anche l’ipotesi contraria.
Ho saltato alcuni punti della tua mail per renderla più agevole alla lettura dei nostri visitatori.
Ma ti devo dire che sono rimasto ammirato dal rigore delle tue motivazioni.

3. Vengo ora al problema che ti angustia.
Quando parlo ad una giovane patentata per diffondere il metodo Billings di casi come quello di tua moglie mi dice che questo problema non esiste. La sintomatologia manifesta in maniera inequivocabile se è in arrivo il tempo di fertilità.

4. Combinando l’efficacia di questo metodo con quella di altri metodi naturali si raggiunge una certezza ancora maggiore e, stando a certe statistiche, superiore ancora a quella della contraccezione.

5. Nel tuo quesito ti sei limitato a dire che segui i metodi naturali. Non hai accennato a quali.
Evidentemente a proposito di questi metodi ognuno sceglie quello che giudica più adatto alla propria situazione.
Tuttavia oso consigliarti il metodo sopraccennato.
Questo metodo va imparato solo con l’aiuto di persone patentate. Un medico o un ginecologo qualunque non è in grado di dare indicazioni precise. 
Prova dunque a compiere questo ulteriore sforzo. A dire il vero, lo sforzo deve farlo la moglie. Ma il coinvolgimento del marito è lodevole.

Ti ringrazio di cuore per la preghiera e ti assicuro volentieri la mia.
Tra breve scenderò a celebrare la S. Messa: ti ricorderò in modo particolare perché il tuo matrimonio sia la strada della tua, anzi, della vostra santificazione.
Benedico di cuore voi due e ognuno dei tuoi carissimi figli.
Padre Angelo