Caro Padre Angelo,?

nel complimentarmi con Lei per l'importante ?ausilio che rende ai figli di Dio con la Sua opera, ?Le chiedo un parere in merito alla nullità di matrimonio.?? Premetto che sono sempre stata convinta sostenitrice della?indissolubilità del matrimonio cattolico.?? Ora, avendo incontrato una persona separata consensualmente che ha incardinato il processo di nullità per il proprio trentennale matrimonio (con figli) e con la quale mi sono scontrata, Le pongo questi quesiti.?

Dell'indissolubilità del matrimonio vi è fondamento biblico e, quindi, nulla quaestio.??

Il mio intento, allora, è quello di trovare un'ancora biblica anche al potere della Chiesa di intervenire sui matrimoni dichiarandoli nulli ovvero qualche passo biblico dove possa rilevarsi che Dio voglia matrimoni veri, voluti, senza costrizioni autentici e, quindi, intoccabili, con conseguente possibilità di porre 'rimedio spirituale' a quelli che non lo sono.?

In buona sostanza, essendo il fine di vita la salvezza dell'anima, mi chiedo se, veramente, questi interventi ecclesiastici siano solo frutto di scelte umane e non divine e se, in quanto tali, possano esporre, un volta recuperato lo stato libero e contratto altro matrimonio cattolico, al peccato di adulterio unitamente al secondo sposo.?

Dunque, come si può giustificare un tale potere che riguarda sacramento tanto importante? ?Può forse rientrare nel mandato di sciogliere e legare ("tu es Petrus…")? ??Inoltre, mi chiedo che ne è del primo sacramento?

Questa grazia santificante legata al sacramento viene cancellata? ??Mi è capitato di trovare laici e sacerdoti (una minima parte comunque) che affermano che solo la morte rende libero l'uomo di risposarsi e che questa nullità di matrimonio è solo frutto dell'uomo e non di Dio con le relative negative conseguenze spirituali (dannazione eterna?).

Apprezzando molto la Sua prudenza e la Sua sapienza, Le sarei grata se mi facesse dono del Suo illuminante e prezioso parere per poterne far tesoro con altri.??

Un caro saluto, una fedele confusa.


Risposta del sacerdote

Carissima,

1. la prima ancora biblica sul potere della Chiesa nella celebrazione dei matrimoni la troviamo nelle parole di San Paolo quando dice che il matrimonio deve essere celebrato “nel Signore” (1 Cor 7,39), cioè tra cristiani (cfr. Bibbia di Gerusalemme).

Sant’Ignazio di Antiochia (nato nell’anno 35 della nostra era e morto il 107 ed è pertanto uno dei padri apostolici), dice che “è dovere degli sposi e delle spose stringere la loro unione con la approvazione del vescovo, affinché il matrimonio sia secondo il Signore e non secondo la concupiscenza” (Lettera a Policarpo, 5,2).

 

2. L’approvazione del vescovo era ordinata ad evitare il sincretismo nel matrimonio dal momento che i coniugi sono chiamati ad amarsi l’un l’altro con un amore santo che è il prolungamento dell’amore con cui Dio ama l’uomo e Cristo ama la Chiesa.

Quest’approvazione mirava a salvaguardare la sacramentalità del matrimonio e cioè che si stabilisse un matrimonio in cui da parte di tutti e due ci si amasse secondo la medesima lunghezza d’onda e cioè con un amore puro e santo, veri riflesso dell’amore di Dio e del Cristo.

 

3. Per questo ancor oggi la Chiesa vede come impedimento matrimoniale la celebrazione delle nozze di un cattolico con uno che non è battezzato.

Da questo impedimento si viene dispensati dal vescovo.

Ma un matrimonio del genere, pur essendo valido matrimonio, non è un matrimonio sacramento e rimane privo della grazia sacramentale, che è di grande aiuto perché gli sposi si possano amare fedelmente, santamente e con perseveranza sino alla fine.

 

4. All’inizio i cristiani celebravano i matrimoni seguendo il diritto comune, che era il diritto romano.

Tuttavia mentre per il diritto romano il matrimonio era un rapporto di fatto basato sulla convivenza e sul consenso continuativo, la Chiesa non ha potuto prescindere dall’importanza del consenso iniziale che dà vita ad una realtà nuova (i due si cedono l’uno l’altro per essere una carne sola) e non ha potuto prescindere dal sublime innesto di questa realtà nuova nella vita soprannaturale, nella vita di Cristo.

 

5. Di fatto quando capitavano problemi gravi per la loro soluzione ci si riferiva al vescovo che certamente doveva tenere presente il carattere indissolubile del matrimonio secondo l’insegnamento di Cristo: “E l’uomo non separi ciò che Dio ha unito” (Mc 10,9) e “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio” (Mc 10, 11-12)”, ma che doveva anche verificare se vi fossero motivi gravi per asserire che quel matrimonio era nullo.

Anche a quei tempi la malizia umana poteva suggerire di sposarsi con inganno, per costrizione oppure tacendo handicap la cui conoscenza avrebbe potuto compromettere il consenso del partner.

 

6. A favore dell’intervento della Chiesa nel diritto matrimoniale è interessante notare l’atteggiamento che ha assunto nei confronti del matrimonio degli schiavi.

Il diritto romano impediva agli schiavi di sposarsi.

Essi erano considerati proprietà del padrone, il quale ne poteva disporre come voleva.

Tuttavia per poter disporre di loro e dei loro figli come voleva, il diritto romano prevedeva che gli schiavi si unissero fra di loro, ma le loro unioni erano considerate un contubernium, un concubinato.

La Chiesa invece difese il loro diritto di sposarsi e Papa Callisto (217-222) autorizzò così i cosiddetti matrimoni di coscienza, che venivano conclusi con il permesso del vescovo all’insaputa delle autorità civili.

 

7. Inoltre la Chiesa ha sempre considerato gli sposi come ministri del sacramento.

Per questo dichiarava leciti i matrimoni clandestini. Ma siccome alcuni celebravano prima il matrimonio clandestino e poi, abbandonando il coniuge, passavano ad un matrimonio ufficiale facendo finta di nulla, la Chiesa intervenne comandando la pubblicazione dell’annuncio del matrimonio e ponendo la presenza del parroco o di un suo delegato come condizione essenziale per la validità del matrimonio.

 

8. In queste e altre determinazioni la Chiesa si è comportata secondo criteri evangelici e di giustizia, consapevole che Cristo le ha dato il compito di governare i fedeli dicendo: “In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo” (Mt 18,18).

 

8. Ecco dunque i riferimenti biblici da cui tutto è partito: 1 Cor 7,39 dove si dice che il matrimonio venga celebrato “nel Signore” e Mt 18,18: “In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo” (Mt 18,18).

 

Ti ricordo al Signore e ti benedico.

Padre Angelo