Quesito

Buongiorno padre Angelo!
Vorrei farle questa domanda per capire meglio.
Domenica, vado a messa come ogni settimana, durante la celebrazione viene fatto l’atto penitenziale, il quale mi assolve e ci assolve dai peccati veniali. Giusto?
Ora se io il giorno dopo oppure quale giorno dopo, vado a confessarmi e al confessore, confesso i miei peccati veniali, poiché in coscienza credo di aver commesso solo quelli, faccio cosa buona anche se sono stati assolto il giorno prima o qualche giorno prima a messa oppure faccio una cosa inutile?
Io penso di non fare nulla di male poiché il sacerdote mi può "curare" consigliandomi e aiutandomi. E ovviamente la mia confessione è super valida!
Aspetto sua risposta e spero di essermi spiegato bene.
Marco


Risposta del sacerdote

Caro Marco,
1. ti sei spiegato bene.
Certamente l’atto penitenziale compiuto con la dovuta devozione all’inizio della Messa comporta la remissione dei peccati veniali.
Questa remissione non è automatica, perché non di rado può capitare di compierlo con totale distrazione.
In ogni caso tutta la Messa, se è vissuta con le dovute disposizioni, comporta la remissione dei peccati.
Questo può avvenire quando si ascolta la parola di Dio. Gesù ha detto: Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato” (Gv 15,3).
E, a conferma di questo, il sacerdote dopo aver proclamato il Vangelo dice sottovoce: “La parola del Vangelo cancelli i nostri peccati” (per evangelica dicta deleantur nostra delicta).
Molto più questa remissione avviene nel momento della consacrazione e della Santa Comunione.
 In breve, ogni atto di carità e cioè di amore per il Signore cancella i peccati veniali.

2. San Tommaso ricorda che qualsiasi atto di carità comporta la remissione dei peccati veniali, anche se in quel momento non si pensa ad essi.
Negli atti di carità – dice San Tommaso – è incluso “un dispiacere virtuale”, perché ad esempio “si ha tale affetto verso Dio e le cose di Dio da provar dispiacere per tutto ciò che venga a ritardare la sua ascesa verso di lui, e da sentir dolore per aver commesso cose del genere, anche se attualmente non ci pensa” (Somma teologica III, 87,1).
E: “Il fervore della carità implica virtualmente il dispiacere dei peccati veniali” (Ib., ad 3).

3. E ancora: “Ogni cosa viene eliminata dal suo contrario. Ma il peccato veniale non è contrario né alla grazia né alla carità, limitandosi a ritardarne gli atti, per il fatto che uno si attacca troppo a un bene creato, però senza andare contro Dio. Perché quindi tale peccato venga cancellato non si richiede un’infusione della grazia abituale; ma basta un moto della grazia o della carità perché venga rimesso.
Tuttavia, poiché in coloro che hanno l’uso del libero arbitrio, che poi sono i soli capaci di far peccati veniali, non può mai esserci un’infusione della grazia senza un moto del libero arbitrio verso Dio e contro il peccato, ogni volta che si ha in essi una nuova infusione della grazia si produce la remissione dei peccati veniali” (Somma teologica, III, 87, 2).

4. San Tommaso indica anche alcune vie per la remissione dei peccati veniali: “Per la remissione del peccato veniale non si richiede una nuova infusione di grazia, ma basta un atto che derivi dalla grazia col quale si detesta esplicitamente o per lo meno implicitamente il peccato, come quando uno si muove con fervore verso Dio.
Perciò una pia pratica può influire sulla remissione dei peccati veniali in tre maniere.
Primo, in quanto con essa viene infusa la grazia: poiché con l’infusione della grazia si cancellano i peccati veniali. In tal modo i peccati veniali vengono rimessi dall’Eucarestia, dall’Estrema unzione e da tutti i sacramenti della nuova legge.
Secondo, in quanto queste pratiche sono accompagnate da un moto di detestazione dei peccati. Ed è in tal modo appunto che giovano a rimettere i peccati veniali la recita del Confiteor, l’atto di battersi il petto, e la preghiera del Padre nostro: poiché in questa preghiera noi chiediamo: "Rimetti a noi i nostri debiti".
Terzo, in quanto tali pratiche sono legate a un moto di riverenza verso Dio e verso le cose di Dio. E in tal modo influiscono sulla remissione dei peccati la benedizione episcopale, l’aspersione dell’acqua benedetta, una qualsiasi unzione rituale, il pregare in una chiesa consacrata, e altre pratiche del genere” (Somma teologica, III, 87, 3).

4. Ciò non toglie alcun valore al sacramento della penitenza celebrato anche per i soli peccati veniali.
Anzi, il sacramento della penitenza costituisce sempre la via migliore perché comunica la grazia sacramentale che consiste in una particolare forza nell’allontanarsi dal peccato veniale.
Ad essa sono legati anche altri effetti salutari.
Li ha descritti Pio XII nell’enciclica Mystici Corporis quando ha scritto: “Noi ci teniamo a raccomandare vivamente questo pio uso, introdotto dalla Chiesa sotto l’impulso dello Spirito Santo, della confessione frequente, che
aumenta la vera conoscenza di sé,
favorisce l’umiltà cristiana,
tende a sradicare le cattive abitudini,
combatte la negligenza spirituale e la tiepidezza,
purifica la coscienza,
fortifica la volontà,
si presta alla direzione spirituale,
e, per l’effetto proprio del sacramento, aumenta la grazia” (AAS 35 (1943) p. 235).

5. Pertanto continua a confessarti spesso, anche dei soli peccati veniali. Fallo pure ogni settimana.
La confessione è sorgente di molte benedizioni.

Ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo