Quesito

Carissimo Padre Angelo,
Vengo subito al dunque. Fino a poco tempo fa sapevo poco del digiuno e dell’astinenza e soprattutto pensavo fossero solo volontari. Sul sito degli amici domenicani però ho trovato informazioni utilissime.
Ora, io ho compiuto 14 anni a gennaio. Da gennaio fino alle prime volte in cui le ho scritto (poco prima dell’estate) ho vissuto, come lei sa, blandamente la mia vita cristiana.
Poi, poco tempo fa, ho letto dell’astinenza sul sito degli amici domenicani, ma me ne sono scordato quasi subito. In questi giorni invece l’ho presa sul serio e a cominciare da oggi do il via alle mie astinenze. Più che dal cibo, che non ha molta importanza per me, mi astengo da altre cose, anche in preparazione ad una vita domenicana. Ad esempio oggi mi voglio totalmente astenere da videogiochi e musica di qualsiasi tipo. In più spesso mi capita di avere la possibilità e la voglia di mangiare qualcosa di dolce e di rinunciare, offrendolo come astinenza. Piccoli fioretti, insomma, ma credo comunque importanti. Ho alcune domande da porle, però:
– Nel periodo trascorso dal mio compleanno ad oggi non ho mai praticato l’astinenza, neanche nel periodo di Quaresima, nel mercoledì delle Ceneri e le altre ricorrenze. In questo caso sono scusato dall’ignoranza?
– A volte il venerdì pomeriggio, mia madre, io e mio fratello andiamo insieme a prendere un gelato. Anche oggi me lo hanno chiesto. Io lo faccio più che altro per passare il tempo insieme, non per il gelato in sè. Dovrei evitarlo comunque in quanto cibo, diciamo, superfluo?
La ringrazio per le sue illuminanti risposte. Sono contento di avere riscoperto questa pratica importante, che sono sicuro darà più valore alle mie preghiere.
La saluto e le assicuro la mia preghiera
F.


Risposta del sacerdote

Carissimo F.,
rispondo nel cuore dell’inverno alla tua mail scritta nel cuore dell’estate.

1. Sono contento che tu abbia scoperto il valore dell’astinenza.
Non si tratta semplicemente di un elemento ascetico che conferisce padronanza su noi stessi, ma per i cristiani è qualcosa di ben più: è una pratica che mantiene la nostra vita nella logica del dono, dell’immolazione.
L’astinenza dei cristiani è infatti un piccolo sacrificio con quale ci si unisce al sacrificio ben più grande col quale Cristo ha compiuto la nostra redenzione.
È un atto di amore offerto a Lui in riparazione dei nostri peccati e in riparazione dei peccati di molti altri che hanno bisogno di essere riavvicinati al Signore.
Se con la disobbedienza e il peccato molti voltano le spalle al Signore e vanno sempre più lontano, con questi atti di amore – uniti all’amore immenso di Cristo – vengono riavvicinati.
L’amore è una forza congiuntiva, una forza che unisce.

2. L’astinenza di per sé ha a che fare con i cibi e le bevande.
La Chiesa fissa di venerdì il giorno di astinenza perché è il giorno della passione e della morte del Signore.
È importante che vi sia un giorno della settimana che richiami alla necessità di amare e di donare non con vuote parole, ma con qualche piccolo sacrificio.
Tutto diventa più bello e più fragrante quando si dona qualcosa che richiede sacrificio. Sembra di venire subito ripagati. E non tanto con grazie speciali, che tuttavia non di rado accompagnano e seguono i nostri sacrifici, ma con la possibilità stessa di amare: “C’è infatti più gioia nel dare che ne ricevere” (At 20,35).

3. Molto opportunamente la Chiesa oggi non si limita a richiamare l’astinenza dalle carni, ma anche da altri cibi costosi.
Inoltre, fatta eccezione che per i venerdì di quaresima, lascia la possibilità di convertire l’astinenza dalle carni in altri tipi di astinenza.
Tu mi parli di astinenza “da videogiochi e musica di qualsiasi tipo” oppure ti astieni dai dolci.
Tutto questo va bene.
La Chiesa ricorda che l’astinenza dalle carni può essere convertita in atti di digiuno (di qualsiasi tipo, anche dai videogiochi…), di preghiera e di elemosina.

4. Tenendo presente che l’astinenza non è fine a se stessa ma serve a ravvivare la carità nei confronti di tutti, qualora ti venga chiesto di fare due passi insieme a tua mamma e a tuo fratello e di prendere un gelato per rendere più piacevole quel momento di comunione familiare, fallo pure tranquillamente.
Sarebbe una mancanza di carità rifiutarsi, soprattutto in determinati momenti della vita di famiglia.
E se talvolta – proprio per motivi di carità o di forza maggiore – ti diventa difficile o impossibile astenerti da alcune penitenze proprio nel giorno di venerdì, le farai in un altro giorno.
L’importante è che la nostra vita sia segnata concretamente dalla dedizione e dalla volontà di unire i nostri piccoli sacrifici a quelli di Cristo per la redenzione del mondo.
La nostra vita non ha altro significato che quello di essere spesa per la più grande carità.
San Paolo ricorda che “se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore” (Rm 14,8) e che ognuno di noi è chiamato a completare nella propria carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa (cf. Col 1,24).

5. Il Catechismo della Chiesa Cattolica ricorda anche un altro significato dell’astinenza: ci prepara alle feste liturgiche (Cf CCC 2043).
Oggi l’astinenza come preparazione alle feste liturgiche non è più prescritta.
In passato quasi tutte le feste più grandi erano precedute dalla “vigilia”, che comportava tanto l’astinenza che il digiuno.
Oggi questo precetto non c’è più.
Troviamo un’indicazione di questo nel consiglio della Chiesa italiana che propone astinenza e digiuno anche il sabato santo per preparasi alla Pasqua.

6. Il Catechismo della Chiesa Cattolica non offre determinazioni concrete, ma il fatto che ne parli è molto significativo.
Astenersi da qualcosa per prepararsi alle feste ha un triplice significato.
Il primo: ci dispone con la totalità di noi stessi, con anima e corpo, alla celebrazione della festa.
Come vedi: non soltanto con l’anima, ma con l’anima e il corpo, come a dire che noi abbiano più bisogno di quello che il Signore ci prepara con le feste che del cibo di cui ci nutriamo.
In secondo luogo l’astinenza ci mette in un atteggiamento di attesa. È come se volgessimo lo sguardo e l’attenzione verso ciò che sta per accadere. E anche questo è importante perché più viene dato a chi più desidera.
In terzo luogo con quel piccolo sacrificio intendiamo cooperare con Cristo perché la grazia della festa sia abbondante non solo per noi stessi, ma per il maggior numero di fratelli. Infatti il poco che offriamo al Signore viene sempre messo a disposizione di tutti, come avvenne nel caso di quel ragazzo che diede i suoi pani e i puoi pesciolini al Signore, il quale miracolosamente li moltiplicò mettendoli a disposizione di tutti.

7. Sono contento di averti ricordato queste cose nella vigilia di Natale, perché la giornata di oggi sia per te una giornata di purificazione, di ascesi, di carità e anche di grande preparazione: perché la grazia del Natale non solo sia sovrabbondante per te e per i tuoi cari, ma sia sovrabbondante per tutti, in particolar modo per quelli che vivono lontani dal Signore.

Ti auguro un sereno e santo Natale.
Ti ricordo al Signore, in particolare durante la Messa di mezzanotte, e ti benedico.
Padre Angelo

p.s.: per la prima domanda che mi hai posto ti rispondo così: l’ignoranza del precetto scusa.
Tuttavia, come puoi arguire dalla risposta che ti ho dato, ti sei privato da te stesso di molti benefici.