Quesito

Caro Padre Angelo,
io sono fidanzata da due mesi con un ragazzo; entrambi siamo vergini e vorremmo rimanerlo fino al matrimonio.
Solo che lui vorrebbe avere un pò più di intimità con me, nei gesti, senza arrivare all’atto sessuale vero e proprio.
E’ giusto fare così, o si compie comunque un peccato? Facendo così, si può comunque parlare di castità?
Grazie per l’attenzione.


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. mi compiaccio della vostra comune volontà di arrivare al matrimonio vergini, cioè con perfetta sincerità.
Ho letto di recente questa affermazione a proposito dei fidanzati che hanno rapporti prematrimoniali: “si comportano da marito e moglie senza esserlo. Giocano sul falso”.
Mi pare che questa affermazione dica parecchio su come vengono edificati oggi non pochi matrimoni. Ci sono tutte le premesse del crollo.

2. Il tuo fidanzato, però, sebbene concorde nell’arrivare vergine al matrimonio, vorrebbe stare a metà strada.
Se per metà strada intende atti impuri, siamo di nuovo… fuori strada.
Non sono gli atti impuri che fanno crescere l’amore. Anzi, spengono sempre qualcosa.
Spengono anzitutto il bene più prezioso che possedete nel vostro cuore: la grazia, e con essa la presenza e il possesso di Dio.
Quando godete di questa presenza santificante anche il vostro sguardo diventa luminoso.
È tutto diverso quando vivete il vostro reciproco affetto in quel vero orizzonte che ci è indicato nella Sacra Scrittura: “tutto è stato creato per mezzo di Lui e in vista di Lui” (Col 1,16).

3. Vi esorto pertanto a tendere alla santità, che rende il vostro amore sempre più puro, sempre più bello e più affascinante.
Quando ci mettiamo a pulire un vetro, non finiamo mai di volerlo sempre più terso.
Così deve essere anche del vostro amore.

4. Questa purezza vi aiuterà ad amarvi e a stimarvi sempre di più.
Che c’è di più bello per una ragazza che vedere il suo fidanzato crescere nell’autodominio, nel diventare sempre più signore di se stesso, delle proprie pulsioni, capace di eludere in partenza quelle tentazioni che possono portare alla tomba dell’amore?
Lo stesso discorso si può fare per un ragazzo che vede la propria fidanzata crescere nella santità e nella purezza di vita.

5. Vi esorto pertanto ad essere concordi anche su questo punto: fissate i vostri obiettivi verso l’alto.
A questo proposito mi piace ripresentarvi una pagina molto bella di p. Andrea Gasparino:
“È ardua la castità, a volte sembra impossibile. Sì, la castità è una vetta altissima, è una parete di sesto grado.
Il problema è tutto lì: essere allenati alle vette, ed essere sufficientemente attrezzati per la scalata. Chi lascia allo stato brado i suoi istinti, è naturale che non sia allenato alle vette. Chi accontenta se stesso in tutto, chi non impara a dire di no a se stesso, chi non si è mai posto il problema dell’autodominio, chi non sa dove il sacrificio stia di casa, è naturale che non ce la fa con la castità.
Poi è necessaria l’attrezzatura per l’alta montagna: con le pantofole non si scala l’Himalaya. Certi passaggi in parete esigono buone corde, buoni chiodi, e un po’ d’ardimento.
L’attrezzatura fondamentale per la castità è la preghiera. Senza di quella la castità è impossibile. La preghiera è la potenza di Dio che scende in noi: quando dentro la nostra debolezza scende la potenza di Dio, non c’è difficoltà che resista all’uomo.
Sì, bisogna imparare a pregare, e bisogna imparare l’abitudine della preghiera, cioè bisogna addestrarsi a essere costanti nella preghiera. Non basta una preghiera appiccicata come un francobollo alla nostra vita: occorre farci l’osso alla preghiera.
E occorre imparare a qualificare la preghiera. C’è tipo e tipo di preghiera. C’è la preghiera inconsistente come un soffio, e c’è la preghiera che è vita che scende in noi. Chi impara a pregare, impara la strada della castità.
Poi c’è la seconda attrezzatura, la vigilanza. Siamo fragili. Non dobbiamo peccare di ingenuità. Quando un’auto sbanda sul pendio, è solo un miracolo se si ferma. Chi è presuntuoso, chi non ha paura della sua debolezza, chi non accetta la sua debolezza, chi non ne tiene conto, difficilmente si salva dai tranelli della sessualità.
C’è poi la terza attrezzatura: la volontà forte. La volontà allenata, la volontà preparata al combattimento. La castità non è fatta per chi non allena la volontà alla lotta. Le vette sono riservate ai coraggiosi che hanno saputo temprarsi con un allenamento efficace” (lettera ai giovani sulla sessualità, pp. 22-23).

Vi auguro una buona scalata.
Ma prima di salutarvi vi dico ancora di avere una grande devozione a Maria, Madre del bell’amore, del timore, della scienza e della santa speranza (Sir 24,24).
Pregatela ogni girono col santo Rosario.
Vi ricordo volentieri nella preghiera e vi benedico.
Padre Angelo