Quesito

Caro Padre Angelo,
sono un ragazzo di 20 anni, studente universitario, e frequento attivamente la vita parrocchiale. Molto spesso, quando medito sulla Parola di Dio e quando prego, affiora in me una domanda: “A cosa sono chiamato nella mia vita? Cosa vuole il Signore da me?”. Tra le risposte che penso c’è anche quella di una possibile vocazione sacerdotale. Come ci sono anche altre risposte che riguardano il mio percorso universitario, la professione che vorrò fare al completamento dei miei studi, ed il mio impegno politico. Per questo nasce in me un dubbio su che cosa vuole davvero il Signore per me. Devo dire che quando penso ad una possibile vocazione sacerdotale, sento il desiderio di annunciare a tutti il messaggio di Cristo e testimoniare il suo amore. Al contempo, però, penso che Cristo lo possa testimoniare anche da studente o da lavoratore e mi rendo conto che non possiedo una fede così forte, una volontà che mi permetterebbe di affrontare un cammino del genere. … Questo mio dubbio non l’ho mai confessato a nessuno e lei è la prima persona a cui lo confido. Infatti sono molto timido, e trovo difficoltà a dire questa cosa ai miei genitori ed al mio parroco. In attesa di una sua risposta, le porgo cordiali saluti e la ringrazio in anticipo per il tempo che dedica alla Chiesa con le risposte che dà ai dubbi di fedeli e non. Sia lodato Gesù Cristo.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. in ognuno di noi vi è come una pluralità di vocazioni.
Se per vocazione s’intende una certa attitudine e quindi una specie di chiamata ad un determinato servizio non c’è da stupirsi che uno possa trovare dentro di sé diverse attitudini.

2. Santa Teresina del Bambin Gesù sentiva in sé molte vocazioni:
“Perdonami Gesù se sragiono volendo ridire i miei desideri, le mie speranze che raggiungono l’infinito, perdonami e guarisci l’anima mia dandole ciò che spera! Essere tua Sposa, Gesù, essere carmelitana, essere, per l’unione con te madre delle anime, tutto questo dovrebbe bastarmi… Non è così. Senza dubbio, questi tre privilegi sono ben la mia vocazione, carmelitana, sposa e madre, tuttavia io sento in me altre vocazioni, sento la vocazione del guerriero, del sacerdote, dell’apostolo, del dottore, del martire; finalmente sento il bisogno, il desiderio di compiere per te, Gesù, tutte le opere più eroiche. Sento nell’anima mia il coraggio di un crociato, di uno zuavo pontificio, vorrei morire sopra un campo di battaglia per la difesa della Chiesa…” (Storia di un’anima 250).
Santa Teresina le viveva tutte nel suo essere carmelitana.

3. Mi dici che avverti una possibile vocazione al sacerdozio, ma hai timore di non avere una fede così forte e una volontà che ti permetta di affrontare un cammino del genere.
Su questo ti direi di non aver paura. Colui che ti chiama sa darti tutto quello che è necessario per essere suo apostolo.
Non ha fatto così anche con i primi chiamati? Erano per lo più poveri pescatori della Galilea. Li ha chiamati a diventare pescatori di uomini. Li ha mandati fino agli estremi confini della terra senza denaro e senza che conoscessero le lingue straniere.
Sono stati a lungo timorosi, soprattutto dopo la morte del Signore. Ma nel giorno di Pentecoste hanno ricevuto una trasformazione interiore.
Se prima stavano a porte chiuse per timore dei Giudei, adesso invece escono allo scoperto, parlano, predicano. E a chi comanda loro di non predicare più, rispondono che non possono tacere quello che hanno visto e udito (At 4,20).
Il Signore, dunque, al momento opportuno li ha trasformati.

4. Nello stesso tempo ti pare anche di poter dire che puoi testimoniare Cristo da studente, da lavoratore.
È vero.
Ma è fuori di dubbio che il ministero sacerdotale ti impegna totalmente al servizio di Gesù Cristo e ti consente di donare agli uomini dei beni così preziosi quali nessun laico potrebbe donare: la remissione dei peccati nella confessione e la celebrazione dell’Eucaristia, che perpetua il sacrificio di Cristo tra gli uomini e dona loro il Corpo e il Sangue del Signore.
Tra le due vocazioni, quella laicale e quella sacerdotale, quest’ultima oggi è particolarmente preziosa.
Tanti rimangono senza sacerdote e senza sacramenti perché non c’è chi risponde alla chiamata del Signore.

5. Senza dire che donandoti al Signore in vista del sacerdozio fai di te stesso un sacrificio più grande. È un sacrificio che assomiglia a quello di Maria di Betania quando spaccò il vasetto di alabastro che conteneva un profumo molto prezioso e quel profumo riempì tutta la casa (Gv 12,3).
La sola notizia che ti consacrerai al Signore farà del bene a molti che saranno forse spinti ad essere più generosi col Signore.

6. Per ora tieni ancora con te questo pensiero. Prima dovrai concludere i tuoi studi. Avrai tempo di maturare e di verificare ulteriormente i segni che il Signore ti darà.

Ti assicuro la mia preghiera.
Ti auguro un felice proseguimento delle feste pasquali e ti benedico.
Padre Angelo