Quesito

Pace e Bene.
Buon giorno. Sono Sebastiano e vi ho scritto anche altre volte.
Questa volta volevo chiedervi una cosa in merito al Vangelo e alle parole di Gesù nel vangelo di Giovanni: “La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi». Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi» (Gv 20,19-23).
In un incontro di preghiera (Mariano) è accaduto che una coppia di sposi catechisti (dopo aver portato alla prima confessione i bambini che accompagnano nel cammino della fede) raccontassero il loro dispiacere verso le  situazioni famigliari moderne (per così dire) che vedono le condizioni dei bambini con realtà famigliari molto distanti dal concetto cristiano perché vi  sono coppie divorziate con tutte le possibili varianti  successive al divorzio.
Nel caso specifico è avvenuto anche che le prime confessioni erano aperte anche ai genitori e qualche genitore ha acconsentito a confessarsi.
Quindi poi sempre questi catechisti si sono trovati molto dispiaciuti perché uno di questi genitori (molto dispiaciuto ma non arrabbiato) non ha ricevuto l’assoluzione ma solo una benedizione.
È a questo punto che chiedo chiarimenti. 
Un signore che era all’incontro di preghiera si arrabbiò tantissimo per questo evento perché il prete negò l’assoluzione ma diede solo una benedizione.
Io gli dissi che anche Padre Pio non dava a volte l’assoluzione dei peccati. Volevo continuare a spiegargli anche altre cose ma è inveito anche contro Padre Pio dicendo che risponderà di ciò che ha fatto. Dal canto mio con molta calma ma alzando un po’ la voce per farmi sentire gli dissi: “Ma guarda che questo è il Vangelo”.
Ma lui continuava al che quando ho visto che non c’era nessuno modo di dialogare, oltre al fatto di avergli detto che sbagliava per bene tre volte, mi sono ritrovato a chiedergli di rispondere ad una domanda netta. La domanda era: “Sei tu al di sopra della parola di Dio?”.
E lui ovviamente (dopo avergliela ripetuta per ben due volte perché tentava di aggirare la risposta con i suoi ragionamenti) mi rispose di no. A quel punto chiusi il discorso dicendogli leggi il Vangelo.
Il tutto senza sentirmi migliore e giusto ma con Spirito di difesa della parola e del sacerdote che ha deciso di applicare il Vangelo. Non c’era da parte mia nessuna volontà se non quella della verità.
 Volevo da parte vostra dei chiarimenti per capire se posso avere sbagliato nel parlare o interpretare il vangelo.
Io so che il Signore Gesù ci ama così profondamente che è pronto a perdonare ogni cosa, ma so anche che chiede che ci sia un cambiamento per seguirlo.
Sono andato anche a confessarmi per questo e il sacerdote mi ha detto che non ho sbagliato a parlare ma ci tenevo a qualche chiarimento magari più teologico se possibile da parte vostra in modo da poter dialogare con questo signore in un secondo momento, dato che comunque ogni tanto ci incontriamo.
 Pace e Bene.


Risposta del sacerdote

Caro Sebastiano,
1. sei stato bravo.
Gesù non ha detto semplicemente di assolvere tutto e tutti.
Ma ha detto: “A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi” (Gv 20,23).
Ha lasciato ai sacerdoti il potere di assolvere o di non assolvere. Usando queste parole, Gesù li ha costituiti giudici.
Ora i sacerdoti non potrebbero svolgere adeguatamente il loro ministero in sede di confessione se non conoscessero i peccati da assolvere e le disposizioni del penitente.

2. Come può un sacerdote dire ad un penitente: “Sei in comunione con Dio se sei ostinato a vivere in uno stile di vita che perpetua la crocifissione di Gesù all’interno del tuo cuore” (cfr. Eb 6,6)?
Se si comportasse così, il sacerdote ingannerebbe i fedeli e tradirebbe l’ufficio datogli dal Signore perché il suo ministero è ordinato a realizzare quanto dice la Sacra Scrittura: “Liberatevi da tutte le iniquità commesse e formatevi un cuore nuovo e uno spirito nuovo” (Ez 18,31).

3. Va ricordato anche che se il penitente non fosse pentito dei propri peccati, per quanto il sacerdote ripeta le parole della assoluzione, i peccati gli resterebbero tutti.

4. Va ricordato anche che il sacerdote deve rispondere davanti a Dio del proprio operato in sede di confessione.
Se tradisce il suo ufficio assolvendo chi è ostinato a rimanere nel peccato grave e a compiere crimini profana il sacramento e pecca gravemente.
Solo per fare un esempio: può capitare il caso di chi esteriormente vuole mostrare di essere buon cristiano, ma intanto continua a dirigere associazioni malavitose.
Ugualmente, se una persona ha rubato danneggiando gravemente il proprietario e non intende in nessun modo riparare, si può assolvere e dire che non è niente?
Un sacerdote che si comportasse in tal modo compirebbe un peccato grave.

5. Come si vede, non ha senso dire che si deve assolvere sempre, sempre, sempre e comunque.
Sarebbe tradire il Vangelo e sostituirsi a quanto ho detto il Signore.

6. Da quanto scrivi, è doveroso riconoscere che il sacerdote in questione è stato bravo perché, non potendo assolvere il penitente, non l’ha cacciato via, non lo ha maltrattato. Ha tenuto la porta aperta dandogli una benedizione.
Che cosa poteva fare di più?

7. Infine hai fatto bene a porre al tuo interlocutore questa precisa domanda: “Sei tu al di sopra della parola di Dio?”.
Si rinnova la Chiesa partendo da ciò che ha detto Gesù Cristo e dalle esigenze esposte nel Vangelo.
Il santo Papa Giovanni Paolo II nella lettera Novo millennio ineunte ha scritto: “Non si tratta, allora, di inventare un «nuovo programma». Il programma c’è già: è quello di sempre, raccolto dal Vangelo e dalla viva Tradizione. Esso si incentra, in ultima analisi, in Cristo stesso, da conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al suo compimento nella Gerusalemme celeste. È un programma che non cambia col variare dei tempi e delle culture, anche se del tempo e della cultura tiene conto per un dialogo vero e una comunicazione efficace. Questo programma di sempre è il nostro per il terzo millennio” (NMI, 29).

Con l’augurio di ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo