Quesito
Caro Padre Angelo,
Buonasera.
Con riferimento al passo di vangelo di Marco 3,21 non capisco l’affermazione dei discepoli su Gesù. Dicevano infatti: “È fuori di sé”.
Può gentilmente aiutarmi a capire?
La ringrazio infinitamente
Marco
Risposta del sacerdote
Caro Marco,
1. il passo evangelico che mi hai proposto fa riferimento a Cafarnao.
Qui, all’inizio del suo ministero all’interno della sinagoga, Gesù aveva cacciato un demonio immondo da un uomo.
La gente si meravigliò che il Signore con una parola cacciasse il demonio e che questi non riuscisse ad opporre resistenza.
Dal Vangelo risulta che subito dopo San Pietro ospitò Gesù in casa sua. Gli disse che la suocera era a letto con la febbre. Il Signore la prese per mano e la febbre scomparve.
Era di sabato. Erano contati anche i passi che la gente poteva fare per non trasgredire il precetto del riposo. La notizia della guarigione si diffuse come in un battibaleno. La gente aspettò che la giornata si chiudesse perché Gesù potesse compiere guarigioni e miracoli.
Così, appena tramontato il sole (per gli ebrei la giornata finisce con il tramonto del sole e subito dopo comincia il giorno successivo), portarono tutti ì malati davanti alla porta della città perché Gesù li guarisse.
Il mattino successivo tutti erano di nuovo alla ricerca il Signore, ma Gesù si era ritirato in un luogo deserto a pregare e disse a quelli che lo cercavano che doveva andare anche altrove per annunciare il Vangelo.
Quando tornò a Cafarnao, come nel pass che mi hai riferito, di nuovo la folla si accalcò attorno a Gesù al punto che non permetteva né a lui né gli apostoli di prendere cibo.
Ed è a questo punto che i suoi (forse i suoi parenti o alcuni dei discepoli) dissero: “è fuori di sé”.
2. Perché usarono questa espressione?
Lo si capisce dal versetto successivo dove si dice che gli scribi erano venuti da Gerusalemme per prendere visione di quanto stava accadendo: le folle si radunavano attorno a Gesù. Si trattava di un fenomeno che sfuggiva del tutto al controllo dei sommi sacerdoti.
Ed ecco il giudizio che gli scribi si erano formati: “Dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni»” (Mc 3,22).
In altre parole, dicevano che Gesù compiva quei prodigi e quei miracoli con la forza che gli veniva dal peggiore dei demoni, da Beelzebùl.
3. Teofilatto, un commentatore biblico di grande prestigio del IX secolo, pensa che gli scribi considerando Gesù un indemoniato, e anzi come uno che agiva sotto l’influsso del peggiore del capo dei demoni, volessero imprigionarlo.
I “suoi” allora per sottrarlo a questo rischio dissero: “fuori di sé”.
4. Marco Sales è del medesimo parere, tanto che commenta: “Andavano dicendo è fuori di sé non perché credessero che fosse veramente così; ma perché spinti da un falso zelo speravano di poter in tal modo sottrarre più facilmente se stessi e lui alle insidie degli scribi e dei farisei”.
5. Teofilatto continua il suo commento dicendo che i suoi, mentre dicevano che Gesù era fuori di sé, non si accorgevano che essi stessi erano fuori di sé perché come avrebbero potuto dire che l’autore di così mirabili prodigi di divina sapienza fosse pazzo e non padrone di se stesso?
6. Ed ecco come la Bibbia di Gerusalemme commenta l’atteggiamento degli scribi: “Attribuire al demonio ciò che è opera dello Spirito Santo significa sottrarsi alla luce della grazia divina e al perdono che ne proviene.
Un simile atteggiamento colloca per necessaria conseguenza al di fuori della salvezza. Ma la grazia può cambiare questo atteggiamento; diventa allora possibile un ritorno alla salvezza”.
Augurandoti ogni bene per quello che aspetti per il tuo immediato futuro, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
