Quesito

Caro P. Angelo,
la ringrazio sempre per le sue risposte.
Le scrivo a proposito dei divorziati risposati: chi è separato o divorziato, ma risposato civilmente, o che convive, in che modo può partecipare alla vita della parrocchia?
Ad esempio: può leggere le letture? Può possono fare l’offertorio durante la celebrazione eucaristica? Può essere testimone in un matrimonio? Può essere catechista?
Inoltre una coppia decide di divorziare perchè il marito sta andando in fallimento a livello lavorativo (ha una azienda, o per sgravi economici), ma pur divorziata continuare a vivere come marito e moglie? Può ricevere l’eucaristia?
Grazie sempre per il suo lavoro.
La ricordo nelle preghiere
Alessandro


Risposta del sacerdote

Caro Alessandro,
1. I divorziati risposati o conviventi, sebbene irregolari, rimangono membri della Chiesa. Ciò significa che non sono scomunicati.
La Chiesa, secondo l’esempio di Gesù che non escludeva nessuno dal suo amore, mostra la sua vicinanza mettendo a loro disposizione i mezzi di salvezza di cui possono fruire.
Ciò significa che sono chiamati ad ascoltare la Parola di Dio, a frequentare anche quotidianamente il sacrificio della Messa, a perseverare nella preghiera, a partecipare attivamente alle opere di carità, ad educare i figli nella fede cristiana, a coltivare lo spirito e le opere di penitenza.
La loro vita nella Chiesa si esprime dunque in maniera ancora abbastanza ampia.

2. Non possono invece partecipare alla S. Comunione e confessarsi finché vivono da marito e moglie senza esserlo davanti a Dio.
Né possono svolgere ruoli che richiedono direttamente la testimonianza di vita cristiana.
In proposito, il Direttorio di Pastorale familiare della CEI dice:
“La partecipazione dei divorziati risposati alla vita della Chiesa rimane condizionata dalla loro non piena appartenenza ad essa.
È evidente che essi non possono svolgere nella comunità ecclesiale quei servizi che esigono una pienezza di testimonianza cristiana,
come sono i servizi liturgici
e in particolare quello di lettori,
il ministero di catechista,
l’ufficio di padrino per i sacramenti.
Nella stessa prospettiva, è da escludere una loro partecipazione ai consigli pastorali, i cui membri, condividendo in pienezza la vita della comunità cristiana, ne sono in qualche modo i rappresentanti e i delegati.
Non sussistono invece ragioni intrinseche per impedire che un divorziato risposato funga da testimone nella celebrazione del matrimonio: tuttavia saggezza pastorale chiederebbe di evitarlo, per il chiaro contrasto che esiste tra il matrimonio indissolubile di cui il soggetto si fa testimone e la situazione di violazione della stessa indissolubilità che egli vive personalmente” (DPF 218).

3. Mi poni infine una domanda particolare: se una coppia che decide di divorziare perchè il marito sta andando in fallimento a livello lavorativo (ha una azienda, o per sgravi economici), possa continuare a vivere come marito e moglie e ricevere l’eucaristia.
Intanto desidero ricordare che il solo divorzio, senza passare a convivenze varie, non impedisce di ricevere i sacramenti. Questo vale soprattutto se uno subisce il divorzio.
Ma vale anche per chi lo dà, se è pentito e ravvisa la non opportunità di tornare a vivere insieme.

4. Va detto anche che talvolta si può domandare lecitamente il divorzio solo per evitare danni più gravi alla famiglia. È il caso che tu presenti.
La sentenza di divorzio ha valore solo davanti allo stato, ma non davanti a Dio.
Sicché marito e moglie, pur divorziati civilmente, continuano giustamente a vivere come tali, perché lo sono.
Pertanto possono accedere a tutti i sacramenti della Chiesa e partecipare in pienezza alla sua vita.
Il divorzio per loro è solo una “fictio iuris” (una finzione a livello di diritto).
Il Catechismo della Chiesa Cattolica scrive: “Se il divorzio civile rimane l’unico modo possibile di assicurare certi diritti legittimi, quali la cura dei figli o la tutela del patrimonio, può essere tollerato, senza che costituisca una colpa morale” (CCC 2383).

Ti ringrazio del ricordo nella preghiere. Volentieri lo ricambio, ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo