Quesito

Padre Angelo
seguo la sua rubrica e questa volta ho deciso di scriverle perchè tra le numerose risposte pubblicate non ho trovato nulla che mi faccia capire in modo semplice se e come una persona aumentare il proprio grado di grazia.
Basta ‘‘solo’ compiere quotidianamente tutto il bene che possiamo fare?
A me sembra di essere cresciuta nel rapporto con Dio nei periodi di difficoltà: ho imparato a conoscerLo meglio, a capire la Sua volontà, a sentire la necessità di compierla, a tentare di realizzarla. Tutto questo aumenta la grazia? Quotidianamente cosa possiamo fare per accrescere la grazia?
E infine c’è un limite al grado di grazia che Dio ha previsto per ciascuno di noi o il limite lo poniamo noi stessi?
Mi scusi per le domande spero non siano troppo ambiziose! Ma credo che ciascuno di noi così come ci tiene a migliorare il proprio aspetto esteriore, il proprio carattere, e (perchè no?) la posizione economica deve tenerci alla propria anima.
Grazie per la sua disponibilità.
La ricorderò nel prossimo rosario.


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. va ricordato anzitutto che la crescita della grazia è legata alla carità.
È in forza della carità che Dio abita personalmente in noi e noi in Dio secondo le parole di san Giovanni: “Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui” (1 Gv 4,16).
 Va ricordato anche che dal momento che la carità è il principio vivificante della grazia, domandarsi come essa aumenti significa chiedersi come cresca la santità.

2. Intanto la grazia, che inizialmente viene data in germe, esige di crescere.
San Paolo scrive: “Prego perché la vostra carità si arricchisca sempre più in conoscenza e in ogni genere di discernimento” (Fil 1,9) e “il Signore poi vi faccia crescere e abbondare nell’amore vicendevole e verso tutti” (1 Ts 3,12).
San Giovanni: “Il giusto continui a praticare la giustizia e il santo si santifichi ancora” (Ap 22,11).

2. Il Magistero della Chiesa ha espresso in termini dogmatici questa dottrina: “Se qualcuno afferma che la giustizia ricevuta non viene conservata e nemmeno aumentata dinanzi a Dio per mezzo delle buone opere, ma che queste sono solo il frutto della giustificazione ottenuta, e non anche causa del suo aumento, sia anatema” (DS 1574).
La motivazione teologica è spiegata da S. Tommaso: “Nella vita presente la carità può aumentare. Ci chiamiamo viatori perché camminiamo verso Dio, fine ultimo della nostra beatitudine. Avanziamo in questo viaggio quanto più ci avviciniamo a Dio, al quale non si giunge con passi corporali, ma con gli affetti dell’anima.
Questo avvicinamento a Dio è prodotto dalla carità, mediante la quale l’anima si unisce a Dio. Per questo l’apostolo dà alla carità il nome di via, là dove dice: ‘Io vi mostrerò una via migliore di tutte’ (1 Cor 12,31)”.
S. Gregorio Magno dice che i viatori si avvicinano a Dio con i passi e con gli  atti di amore (gressibus amoris).
S. Agostino: “La carità merita di essere aumentata affinché, una volta accresciuta, meriti di diventare perfetta” (s. agostino, Epist. 186).
E ancora: “Bisogna riconoscere che colui che ama ha già lo Spirito Santo e che avendolo merita d’averlo sempre più e che in tal modo, avendolo di più, ama di più” (s. agostino, In Joan. tract. LXXIV,2).
L’aumento della carità costituisce il senso della vita presente.

3. Ma adesso vediamo come aumenta la carità
Secondo san Tommaso non aumenta per addizione, come avviene per la crescita delle cose materiali. Se avvenisse così, ogni atto di carità, per quanto tiepido, accrescerebbe la santità di una persona. Mentre invece dall’evidenza risulta che tanti atti tiepidi lasciano tiepidi e non fanno diventare santi.
Non cresce neanche per estensione, come avviene per le varie conoscenze che  ingrandiscono in noi per l’estensione della conoscenza a nuove realtà.
La carità è infatti un movimento affettivo che si porta su Dio e su tutto ciò che egli ama. Pertanto amando Dio, amiamo già implicitamente tutti gli uomini anche se non li conosciamo.

4. La carità, non potendo crescere né per addizione né per estensione, può aumentare solo per una maggiore radicazione nel soggetto, e cioè per una conformazione sempre più piena allo Spirito Santo, il quale allontana dal peccato con atti sempre più radicali e spinge ad amare sempre di più.
È qualche cosa di analogo a quello che succede in una stanza quando si vuole aumentarne il calore: non è sufficiente addizionare la temperatura interna con quella esterna, magari più fredda. Si richiede piuttosto l’emissione di maggior calore dalla sorgente calorifera.
Se fosse vero il contrario, ne deriverebbe l’assurdo, come già si è notato, che l’addizione di molti atti fiacchi e tiepidi condurrebbe ad un alto grado di santità. E questo è contrario non solo all’esperienza, ma anche all’insegnamento evangelico che chiede di passare per la strada stretta e alla prassi della Chiesa che nei canonizzandi vuole trovare la perfezione eroica della carità.
Quando si dice che la carità cresce per atti più ferventi e più intensi (“per ferventiorem actum”) non si deve pensare che la causa dell’aumento sia da addebitare agli atti umani. La carità è una virtù infusa da Dio e il suo aumento, coma la sua origine, ha solo Dio come causa.
È dunque Dio che accresce la carità suscitando atti sempre più ferventi ai quali l’uomo corrisponde. Per questo S. Paolo dice: “Io ho piantato, Apollo ha innaffiato, ma Dio ha fatto crescere” (1 Cor 3,6). Sicché “qualunque possa essere la preparazione da parte dell’uomo, essa va attribuita all’aiuto di Dio che muove l’anima al bene” (s. tommaso, Somma teologica, I-II, 112, 2).

5. Dio dispone alla crescita della carità attraverso due disposizioni dell’animo, che sono due autentiche grazie: il distacco dalle cose della terra e la sopportazione delle avversità.
“Per accrescere la carità che già si possiede si richiedono due cose:
Primo, il distacco del cuore dalle cose terrene. Il cuore di chi vuol essere perfetto non può lasciarsi trascinare qui e là, giacché nessuno può amare Dio ed il mondo. Anzi, l’anima nostra, quanto più si distacca dall’amore per la terra, tanto più si consolida nell’amore per Dio. Dice S. Agostino: “Il veleno della carità è la speranza di acquisire e conservare beni terreni, suo nutrimento è l’attenuazione della cupidigia, sua perfezione è l’assenza di cupidigia, perché radice di tutti i mali è la cupidigia. Chi dunque vuole nutrire la carità, s’impegni a diminuire la cupidigia…
Secondo, sopportare pazientemente le contrarietà. Quando affrontiamo situazioni difficili per la persona amata, allora il nostro amore non scompare anzi cresce: “Le grandi acque (cioè le grandi tribolazioni) non han potuto spegnere la carità” (Ct 8,7).Perciò, i santi uomini, che per Dio sopportano le avversità, vengono sempre più rafforzati nel suo amore; come l’artista ama di più l’opera per cui ha faticato di più. Ugualmente i fedeli, quanto più soffrono per Dio tanto più s’elevano nel suo amore: “Le acque (cioè le tribolazioni) crebbero ed elevarono al cielo l’arca” (Gn 7,17), (cioè la Chiesa, ovvero l’anima del giusto)” (s. tommaso, In duo praecepta caritatis et in decem legis praecepta expositio, nn. 1157-1159).

6. Gli atti più deboli, che dai teologi sono chiamati “actus remissi”, predispongono all’aumento.
S. Tommaso dice che “la carità non cresce in maniera attuale con qualsiasi atto: però qualsiasi atto di carità predispone all’aumento di essa, in quanto l’uomo da un atto di carità viene reso più pronto ad agire nuovamente in tal senso: e col crescere in questa attitudine, prorompe finalmente in un atto più fervente di carità, col quale si sforza di assicurarne lo sviluppo; e allora la carità cresce in maniera attuale” (Ib.).

7. Mi chiedi anche fino a qual limite possa crescere la carità.
Non vi sono limiti da parte della carità stessa. “Col crescere della carità, cresce sempre di più l’attitudine a un ulteriore aumento” (San Tommaso, Somma teologica, II-II, 24, 8).
Non essendovi limiti, può crescere infinitamente.
San Bernardo dice che la misura di amare Dio è di amarlo senza misura s. bernardo, De diligendo Deo, 6).

Ti ringrazio di avermi portato su questo tema e in particolare del S. Rosario che mi hai promesso.
Ti assicuro un ricordo nella preghiera perché la grazia in te cresca sempre di più e ti benedico.
Padre Angelo