Buongiorno padre Angelo,
volevo porle delle domande inerenti il quinto comandamento “non uccidere”.
Mi spiego meglio, un mio conoscente mi ha raccontato che suo nonno combatté come partigiano per liberare l’Italia dalla dominazione tedesca. In guerra uccise diversi soldati ma mai con disprezzo ed odio.
Ora mi chiedo: in questi casi uccidere il prossimo è considerato un peccato mortale che porta all’Inferno?
Fino a qualche decennio fa si poteva scegliere se essere obbiettori di coscienza. Anche se è la scelta più cristiana, cosa succederebbe ad una nazione se nessuno la difendesse? Sbaglia chi decide di impugnare un ‘arma contro il proprio fratello?.
Forse in caso di guerre bisognerebbe solo affidarsi a Dio e praticare  atti come la “forza della non violenza” di Gandhi?


Carissimo,
1. neanche in guerra si può uccidere il prossimo, che va amato sempre come se stessi.

2. In  guerra, come del resto anche fuori della guerra, è lecito difendersi.
La difesa però non consiste nell’uccisione diretta dell’avversario, ma nel cercare di intimidirlo, di scoraggiarlo, di farlo desistere dalle sue perverse intenzioni.

3. Sulla legittima difesa le antiche leggi della Chiesa (le Decretali di Gregorio IX) accettavano un principio della giurisprudenza romana che suonava così: “vim vi repellere licet cum moderamine inculpatae tutelae (è lecito respingere la violenza con la violenza, con la moderazione di una difesa non colpevole).
Pertanto la difesa deve essere “moderata” nel senso latino della parola, e cioè “ragionevole”.
Sicché uccidere un avversario che se ne sta tranquillo solo perché è avversario non è una cosa ragionevole, ma disumana.

4. Tuttavia nell’aggressione violenta e ingiusta le cose cambiano:
Per questo Giovanni Paolo II in Evangelium vitae ha detto: “Accade purtroppo che la necessità di porre l’aggressore in condizioni di non nuocere comporti talvolta la sua soppressione.
In tale ipotesi, l’esito mortale va attribuito allo stesso aggressore che vi si è esposto con la sua azione, anche nel caso in cui egli non fosse moralmente responsabile per mancanza dell’uso della ragione” (EV 55).

5. All’infuori di questo caso l’uccisione diretta di un avversario che in quel momento non ha volontà di nuocere è senza dubbio un peccato grave.

6. Ed ecco l’insegnamento della Chiesa in proposito:
– “Il quinto comandamento proibisce la distruzione volontaria della vita umana. A causa dei mali e delle ingiustizie che ogni guerra provoca, la Chiesa con insistenza esorta tutti a pregare e ad operare perché la Bontà divina ci liberi dall’antica schiavitù della guerra” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2307).

– “Tutti i cittadini e tutti i governanti sono tenuti ad adoperarsi per evitare le guerre.
«Fintantoché esisterà il pericolo della guerra e non ci sarà un’autorità internazionale competente, munita di forze efficaci, una volta esaurite tutte le possibilità di un pacifico accomodamento, non si potrà negare ai governi il diritto di una legittima difesa»” (CCC 2308).

– “I pubblici poteri, in questo caso, hanno il diritto e il dovere di imporre ai cittadini gli obblighi necessari alla difesa nazionale.
Coloro che si dedicano al servizio della patria nella vita militare sono servitori della sicurezza e della libertà dei popoli. Se rettamente adempiono il loro dovere, concorrono veramente al bene comune della nazione e al mantenimento della pace” (CCC 2310).

– “I pubblici poteri provvederanno equamente al caso di coloro che, per motivi di coscienza, ricusano l’uso delle armi; essi sono nondimeno tenuti a prestare qualche altra forma di servizio alla comunità umana” (CCC 2311).

– “La Chiesa e la ragione umana dichiarano la permanente validità della legge morale durante i conflitti armati. «Né per il fatto che una guerra è … disgraziatamente scoppiata, diventa per questo lecita ogni cosa tra le parti in conflitto»” (CCC 2312).

– “Si devono rispettare e trattare con umanità i non-combattenti, i soldati feriti e i prigionieri.
Le azioni manifestamente contrarie al diritto delle genti e ai suoi principi universali, non diversamente dalle disposizioni che le impongono, sono dei crimini. Non basta un’obbedienza cieca a scusare coloro che vi si sottomettono. Così lo sterminio di un popolo, di una nazione o di una minoranza etnica deve essere condannato come un peccato mortale. Si è moralmente in obbligo di far resistenza agli ordini che comandano un genocidio” (CCC 2313).

Con l’augurio che tu non venga mai messo dinanzi a simili situazioni, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo