Quesito
Caro padre Angelo,
potrebbe spiegarmi cosa vuol dire, come viene recitato nella Coroncina della Divina misericordia, “Eterno Padre, ti offro il corpo e il sangue l’anima e la divinità del tuo dilettissimo figlio e Signore nostro Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero”.
Grazie
Nicolò
Risposta del sacerdote
Caro Nicolò,
1. Gesù Cristo ha sofferto la sua passione e morte vivendola come un sacrificio.
San Paolo dice infatti che “Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore” (Ef 5,2).
2. Questo sacrificio l’ha compiuto espressamente e volontariamente per donarlo a noi perché fosse il nostro tesoro davanti a Dio per meritare l’espiazione dei peccati e qualunque altro bene.
Paolo ricorda infatti che “Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della Legge, diventando lui stesso maledizione per noi, poiché sta scritto: Maledetto chi è appeso al legno” (Gal 3,13).
La Bibbia di Gerusalemme commenta: “Per liberare gli uomini dalla maledizione divina che la violazione della legge faceva pesare su di loro, Cristo si è fatto solidale in questa maledizione. (…). Egli ha accettato di passare come maledetto agli occhi degli ebrei, come il servo di Is 53”.
3. San Paolo usa anche un’altra espressione analoga dicendo: “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio” (2 Cor 5,21),
San Tommaso spiega questa affermazione ricordando che era usanza dell’Antico Testamento chiamare peccato il sacrificio per il peccato, come si legge in Osea 4,8: “Essi si nutrono del peccato del mio popolo”, ossia delle offerte per il peccato. Tale è il senso dell’espressione “Dio lo fece peccato” ossia l’ostia o il sacrificio per il peccato” (cfr. Commento a 2 Cor 5,21).
Di questo parere è anche la Bibbia di Gerusalemme la quale commenta: “Forse peccato qui è preso nel senso di sacrificio o vittima per il peccato; la stessa parola ebraica hattat può avere i due sensi.
4. Dice ancora San Tommaso che “talvolta si dice di una cosa che è questo o quello non perché lo sia effettivamente, ma perché gli uomini credono che sia così. E allora il senso di lo trattò da peccato è: lo fece ritenere un peccatore secondo le parole di Is 53,12: “è stato annoverato tra gli empi”” (Ib.).
5. Ebbene, il sacrificio che Cristo ha compiuto l’ha fatto in quanto capo dell’umanità, essendone il nuovo Adamo.
Ora – osserva San Tommaso – “il capo e le membra formano come un’unica persona mistica. Perciò la soddisfazione di Cristo appartiene a tutti i suoi fedeli che ne sono le membra. Del resto in quanto due uomini sono uniti nella carità l’uno può soddisfare per l’altro” (Somma teologica, III, 48, 2 ad 1).
E: “La carità del Cristo sofferente fu superiore alla malizia dei suoi crocifissori. Perciò Cristo con la sua passione ha potuto soddisfare più di quanto quelli siano stati capaci di offendere con l’uccidere: cosicché la passione di Cristo fu una soddisfazione sufficiente e sovrabbondante per i peccati stessi di coloro che l’uccisero” (Ib., ad 2).
6. “Appartiene a tutti i suoi fedeli che ne sono le membra” significa che possiamo offrirla a Dio Padre come se l’avessimo patita noi. Cristo, infatti, l’ha compiuta a nome nostro e ce l’ha donata: “Questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi”.
San Tommaso sottolinea questa identificazione usando una particolare espressione: “È chiaro, dunque, che i sacramenti della Chiesa ricevono la loro virtù specialmente dalla passione di Cristo, che viene applicata (accoppiata, in latino copulatur) a noi quando li riceviamo. In segno di ciò dal fianco di Cristo pendente in croce sgorgarono acqua e sangue, l’una elemento del battesimo e l’altro dell’Eucaristia, che sono i sacramenti principali” (Ib., III, 62, 5).
7. In forza di tutto quello che si è detto, San Tommaso conclude dicendo che “l’efficacia della passione di Cristo viene applicata a noi sia mediante la fede che mediante i sacramenti, però in due modi diversi: l’applicazione, infatti, mediante la fede si compie con un atto dell’anima; l’applicazione invece mediante i sacramenti si compie con l’uso di cose materiali. Ora, niente impedisce che una cosa futura nel tempo agisca prima di avverarsi secondo che è già spiritualmente presente nell’anima” (Somma teologica, III, 62, 6).
E inoltre dice che “la passione di Cristo “rivela la sua efficacia mediante un contatto spirituale: cioè mediante la fede e i sacramenti della fede, secondo le parole dell’Apostolo: “(Dio) ha posto Cristo come propiziatore mediante la fede nel suo sangue (Rm 3,25)” (Ib., ad 2).
8. Ecco perché con un atto dell’anima puoi dire “Eterno Padre, ti offro il corpo e il sangue l’anima e la divinità del tuo dilettissimo Figlio e Signore nostro Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero”.
In forza del sacerdozio battesimale puoi offrire a Dio il sacrificio di Cristo per il bene tuo personale e per quello di tutta l’umanità.
Certo, non lo rendi presente sacramentalmente come fa il sacerdote durante la celebrazione della Messa e non ne applichi i frutti con una determinazione particolare come fa il sacerdote. Egli infatti agisce in persona Christi.
E tuttavia puoi compiere quest’atto con l’efficacia derivante dalla tua devozione.
Con l’augurio di poterne fruire sempre con la massima efficacia, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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