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Quesito

Gent.le padre Angelo,
Avrei un quesito da porle: noi deduciamo l’immaterialità dell’anima umana dalla natura delle operazioni dell’intelletto (astrarre, pensare, riflettere, ecc.) e dall’immaterialità dello stesso oggetto conosciuto dall’intelletto (l’essere intellegibile). Sappiamo che gli animali, cioè le bestie, in particolar modo quelli più complessi, "condividono" con noi umani i sensi esterni e le facoltà sensitive come l’immaginativa, l’estimativa e la memoria. Ma in che senso possiamo dire che l’anima sensitiva degli animali non è immateriale come la nostra?

 


 

Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. l’anima sensitiva degli animali non è immateriale come la nostra proprio perché gli animali non danno segni di trascendere la materia.
L’immaginativa, l’estimativa (l’istintualità) e la memoria di per sé sono ancora legati ai sensi. Non li trascendono.

2. È vero che la conoscenza viene definita come la presa di possesso immateriale di un’altra realtà nel senso che se – ad esempio – guardo una casa quella casa entra dentro di me nella mia capacità visiva.
Vi entra in maniera immateriale perché con la sua materialità la casa sta altrove, e cioè dove è.
È in me solo nella sua immagine. E l’immagine è ancora qualcosa di sensitivo, di materiale, di circoscritto dallo spazio e dal tempo. Ogni immagine è circoscritta.

3. Pertanto quando si dice che la conoscenza è presa di possesso immateriale si vuole dunque dire che la realtà conosciuta sta altrove con la sua quantità, mentre nel soggetto che la conosce è presente solo in maniera figurata, rappresentativa.

4. La nostra intelligenza, che è una facoltà spirituale dell’anima, non conosce le realtà materiali direttamente, ma attraverso l’immagine che esse depositano nelle nostre facoltà sensitive, nei sensi esterni anzitutto e poi nella memoria e nell’immaginativa.
La nostra intelligenza conosce ciò che è fuori di noi attraverso una certa riflessione sull’immagine, distinguendo le note particolari che caratterizzano quel particolare oggetto e il suo concetto universale e cioè la sua essenza.

5. Nello stesso tempo quest’attività intellettiva è accompagnata dall’autocoscienza per cui l’uomo non solo conosce, ma sa di conoscere ed è così padrone del proprio atto che può porvi fine come vuole. Oppure mentre fissa lo sguardo su una realtà nello stesso tempo pensa ad un’altra.
È quest’operazione propria dell’uomo che manifesta la trascendenza della sua facoltà conoscitiva, il suo potere sulla materia per la quale la studia, la conosce, la ricombina.
Queste sono attività che sfuggono agli animali i quali soni legati ai loro sensi e ai loro istinti.

6. L’immaterialità della conoscenza intellettuale è dunque superiore all’immaterialità della conoscenza legata ai sensi. Questa infatti è immateriale perché l’oggetto conosciuto è presente nel conoscente senza la sua quantità ma non senza la sua immagine.
La conoscenza intellettuale invece coglie il concetto, l’essenza, e come tale non solo è priva di quantità, ma anche dell’immagine, anche se ne è accompagnata inevitabilmente finché siamo uniti al corpo.

7. Come vedi è necessario distinguere tra immaterialità e immaterialità.
La conoscenza immateriale degli animali s’impossessa dell’oggetto conosciuto senza la quantità (la sua materia), ma non senza la sua immagine.
La conoscenza razionale dell’uomo è spoglia anche di questa, sebbene sia accompagnata dall’immagine che però si trova sempre ed esclusivamente nei sensi interni.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo