Quesito

Caro Padre Angelo,
ho concluso il mio ciclo triennale di scienze religiose (con 110 e lode) e volevo chiederle una cosa particolare.
In 3 anni di corso di Scienze Religiose non ci è stato detto praticamente niente sul demonio, satana, diavolo o come lo si voglia chiamare.
Paolo VI ebbe a dire «il male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Una terribile realtà misteriosa e paurosa». Molti suoi predecessori e successori si sono espressi autorevolmente in materia, la Sacra Scrittura ne parla tantissimo (nei Vangeli in particolare e costantemente) ma nessuno dei docenti ci ha detto niente su questa creatura pervertitrice.
Credo che siamo in una fase di "silenzio sul demonio". Il demonio è diventato un semplice simbolo dell’inconscio collettivo o dell’alienazione collettiva. Una metafora del male.
Io so, non solo per studi personali, che il demonio non è entità simbolica ma reale e personale. Perchè non se ne parla? Forse qualcuno ha paura di essere etichettato come "medievale" (magari si conoscesse davvero la grande storia del Medioevo!).
Io credo che bisogna conoscere il nemico, il falsario, per starne alla larga e unirsi a Cristo-Redentore.
Certo, vedere il demonio dappertutto è fuorviante, quanto non credere alla sua esistenza.
Ma guai a dimenticare ciò che è scritto nella Bibbia, dove il demonio – una potenza personale, intelligente – è presente fin dalla prima pagina.
Certo, è stato sconfitto da Cristo sulla croce, ma opera ancora, tentando di sedurre gli uomini. L’averlo dimenticato non ci ha resi più sereni, ma al contrario più ottusi e assuefatti di fronte agli orrori del male.
Lei che ne pensa?
La seguo nella preghiera.
Con stima,
Matteo


Risposta del sacerdote

Caro Matteo,
1. intanto mi complimento e mi felicito per la brillante conclusione dei tuoi studi di scienze religiose.
Mi auguro che adesso tu possa passare dalla teoria alla pratica, vale a dire all’insegnamento della religione.

2. Mi dispiace invece che in tre anni di teologia nessun professore abbia mai parlato sul tema cui fai riferimento. È certamente un brutto silenzio.
Madre Teresa di Calcutta diceva che il silenzio sulla purezza è un silenzio impuro. Io potrei parafrasare dicendo che il silenzio sul diavolo è un silenzio diabolico.

3. Venendo adesso alla tua richiesta, ti posso dire che la penso esattamente come te.
Desidero solo soffermarmi sulla tua ultima affermazione: “L’averlo dimenticato non ci ha resi più sereni, ma al contrario più ottusi e assuefatti di fronte agli orrori del male”.
È verissimo. E io direi non solo più ottusi e assuefatti di fronte agli orrori del male, ma più ottusi e assuefatti di fronte al diavolo e alle sue macchinazioni.
Santa Teresa d’Avila nella propria autobiografia attesta che non poteva stare senza acqua benedetta. Si sentiva più serena, più protetta.
E il Beato Pier Giorgio Frassati portava sempre con sé la corona del santo Rosario e soprattutto la recitava. Sapeva bene che la seconda grazia che viene accordata a chi porta con sé la corona benedetta e soprattutto la recita consiste nell’essere liberati dai nemici visibili e invisibili.
Portava con sé, in quanto terziario domenicano, anche lo scapolare del nostro ordine. Non lo toglieva mai, se non quando faceva i suoi tuffi nel mar ligure. Sapeva che lo scapolare è segno della materna protezione di Maria in vita e in morte.
Oggi la gente è paurosa. E lo è principalmente perché è superstiziosa.
Se sapesse che Gesù è salvatore e liberatore da tutti i mali.
Soprattutto se sapesse, che quando viviamo in grazia non abbiamo nulla da temere, ma è il demonio che teme noi.

4. Mi piace riportarti una bella pagina di S. Teresa d’Avila:
“Se questo Signore è così potente, come so e vedo; se i demoni non gli sono che schiavi, come la fede non mi permette di dubitare, che male mi possono fare se io sono la serva di questo Re e Signore? Piuttosto, perché non sentirmi così forte da affrontare l’inferno intero? Prendevo in mano una croce e mi sembrava che Dio me ne desse il coraggio. In breve spazio di tempo mi vidi così trasformata che non avrei temuto di scendere in lotta con tutti e gridavo loro: “Venite avanti ora, ché, essendo io la serva del Signore, voglio vedere che cosa mi potete fare!”.
E parve che mi temessero veramente perché me ne rimasi tranquilla.
D’allora in poi quelle angustie non mi turbarono più, né ebbi paura dei demoni, tanto che quando essi mi apparivano, come avanti dirò, non solo non ne avevo paura, ma mi sembrava che l’avessero loro di me.
Il sovrano Padrone di ogni cosa mi dette su di essi un tale impero che oggi non li temo più delle mosche. Sono così codardi, che nel vedersi disprezzati, si perdono di coraggio. Non assalgono di fronte se non coloro che vedono arrendersi facilmente, oppure quando il Signore lo permette affinché le loro lotte e persecuzioni ridondino in maggiore vantaggio dei suoi servi.
Piaccia a Sua Maestà che temiamo solo quello che è da temere, persuadendoci che ci può venire maggior danno da un solo peccato veniale che non da tutto l’inferno; il che è verissimo” (s. teresa d’avila, Vita, 25, 19-22).

Ti ringrazio per l’attenzione che hai attirato su questo argomento.
Ti seguo con la preghiera e ti benedico.
Padre Angelo