Buonasera,
le vorrei fare i complimenti per la sua rubrica e il suo sito. Potrebbe rispondere anche a me tramile e-mail. Mi servirebbe un chiarimento riguardo al terzo precetto della Chiesa che dice di confessarsi almeno una volta all’anno e di ricevere la Santa Comunione almeno a Pasqua.
Siccome io mi sono confessato prima di Pasqua e il giorno di Pasqua ho fatto la comunione, e anche le 3 domeniche dopo, poi però, a causa di un peccato per cui era necessario riconfessarmi, le restanti domeniche del periodo pasquale non ho fatto la comunione.
Quello che vorrei sapere è se, anche se  non ho ricevuto la comunione tutte le domeniche del periodo di Pasqua, ho comunque rispettato il precetto? io penso di si, però mi e’ venuto un dubbio che spero potrà togliermi. Grazie, cordiali saluti.
Danilo


Caro Danilo,
1. almeno a Pasqua significa almeno una volta nel periodo pasquale.

2. Ecco che cosa dice il Catechismo della Chiesa cattolica:
“I precetti della Chiesa si collocano in questa linea di una vita morale che si aggancia alla vita liturgica e di essa si nutre. Il carattere obbligatorio di tali leggi positive promulgate dalle autorità pastorali, ha come fine di garantire ai fedeli il minimo necessario nello spirito di preghiera e nell’impegno morale, nella crescita dell’amore di Dio e del prossimo” (CCC 2041).
E: “Il terzo precetto («Ricevi il sacramento dell’Eucaristia almeno a Pasqua») garantisce un minimo in ordine alla recezione del Corpo e del Sangue del Signore in collegamento con le feste pasquali, origine e centro della Liturgia cristiana” (CCC 2042).

3. Il catechismo Romano, che aveva un carattere più espositivo (era stato elaborato come aiuto per la predicazione dei parroci) ne precisa bene i contenuti e le motivazioni:
Ecco che cosa dice: “Per evitare che alcuni cristiani si lascino prendere da troppa negligenza e pigrizia nell’accostarsi a questo sacramento divino, col pretesto magari che è richiesta una difficile ed esigente preparazione, sarà bene ricordare che tutti i cristiani sono obbligati a ricevere l’Eucaristia e che la Chiesa ha stabilito che coloro i quali non vi si accostano almeno una volta all’anno, a Pasqua, incorrono in grave peccato mortale.
Ciò non significa peraltro che sia sufficiente obbedire a questo precetto formale e che una sola Comunione all’anno basti per la nostra vita spirituale. necessario invece accostarci alla mensa eucaristica con frequenza.
Non è possibile fissare con precisione una regola uguale per tutti: una volta al mese, una volta alla settimana oppure ogni giorno. Sarà però bene avere presente la massima di sant’Agostino: Vivi in modo da poterti comunicare ogni giorno.
Come infatti tutti i giorni è necessario dare al nostro corpo cibo sufficiente, così ogni giorno l’anima reclama di essere sostenuta da questo nutrimento vitale. È infatti chiaro che l’alimento spirituale è necessario all’anima quanto il cibo materiale al corpo.
Bisognerà perciò ricordare gli immensi benefici che dall’Eucaristia derivano alla vita dello spirito, richiamando anche il simbolo della manna, che ogni giorno veniva raccolta nel deserto dagli ebrei.
I Padri della Chiesa, del resto, lodano e approvano con tutta la loro autorità la frequenza quotidiana all’Eucaristia. Sant’Agostino, ma non egli soltanto, ha scritto: Ogni giorno pecchi, devi dunque comunicarti ogni giorno. Chi conosce le opere dei Padri sa che su questo argomento essi hanno espresso lo stesso unanime parere.
Gli Atti degli Apostoli (cfr. At 2,42-46) ci dicono che i primi cristiani ricevevano ogni giorno l’Eucaristia. Essi erano accesi da così profonda e sincera carità divina che, dediti com’erano continuamente al fervore delle orazioni e alle opere di carità verso il prossimo, si trovavano sempre degnamente disposti ad accostarsi alla mensa eucaristica.
Quando poi la consuetudine parve indebolirsi, il Papa e martire sant’Anacleto la ravvivò, ordinando che tutti i sacri ministri partecipanti al sacrificio divino della Messa si accostassero, almeno essi, alla Comunione, affermando che ciò era stato prescritto dagli Apostoli (cfr. Apud Gratianum, par. 3, dist. 2, c. 10).
Per lungo tempo nella Chiesa durò pure l’uso che durante la Messa il sacerdote si rivolgesse al popolo, dopo aver egli stesso preso la Comunione, e dicesse: «Venite, fratelli, alla Comunione»; e chi era preparato si accostava con devozione ai sacri misteri.
In seguito, raffreddatosi il fervore, solo raramente i fedeli usarono accostarsi a ricevere il sacramento eucaristico, così che il Papa Fabiano ne fece obbligo almeno tre volte all’anno: a Natale, a Pasqua e a Pentecoste; disposizione, questa, sanzionata pure da molti concili.
Ma essendo giunta la rilassatezza a tal punto che anche questo precetto, pur così santo e degno, non veniva più osservato e si trascurava per anni l’Eucaristia, il Concilio Lateranense IV (anno 1215) prescrisse che i fedeli si accostassero alla Comunione almeno una volta all’anno, a Pasqua, vietando l’ingresso in Chiesa a coloro che non avessero rispettato quest’ordine” (§ 231)

4. Da molto tempo è stata tolta quest’ultima prescrizione “vietando l’ingresso in Chiesa a coloro che non avessero rispettato quest’ordine”. Ma in passato era così.

5. Venendo a te, per quanto attiene al precetto l’hai soddisfatto e non sei incorso in un peccato di disobbedienza.

Augurandoti però di vivere in modo da poter accedere sempre, anzi ogni giorno, a questo preziosissimo Sacramento, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo