Quesito

Caro Padre,
torno ancora una volta ad approfittare del suo tempo e disponibilità che generosamente concede a tutti noi.
Sto leggendo “Le confessioni” di S. Agostino e ho letto la seguente frase alla tua grazia debbo anche il male che non ho fatto…eppure sento che tutto è stato perdonato, il male che spontaneamente ho fatto e quello che mi hai indotto a non commettere che mi ha fatto riflettere soprattutto perché già per conto mio mi stavo ponendo altre domande sui peccati di omissioni e (de)meriti collegati.

1. Non faccio fatica a credere che dobbiamo alla Sua grazia il male non commesso, mi sembra evidente. Sono propensa a credere che tutto il male non commesso in un certo senso lo dobbiamo alla Sua grazia: sia quello che scegliamo di non fare ad esempio resistendo a una tentazione, sia quello che ci viene risparmiato di commettere perché ci viene risparmiata la tentazione stessa.
Mi chiedo: a quale dei due casi fa riferimento S. Agostino per dire che quel male “è stato perdonato“? Solo al secondo, visto che al primo sono connessi dei meriti che guadagniamo per aver scelto il bene e non il male?

 

2. Commettendo un peccato di omissione certamente non guadagniamo il merito legato all’azione positiva non effettuata, anzi.
Quando però chiediamo perdono per quella colpa cosa accade? Riceviamo solo il perdono o anche un aumento di meriti come se quella omissione non fosse stata commessa?

In breve le due domande non sono altro che due facce della stessa medaglia: come conciliare meriti e perdono.
Si può meritare e allo stesso tempo affermare che si è stati perdonati?
Si può essere perdonati e poi ottenere meriti?

 

3. Quali fonti/argomentazioni usa la chiesa per rispondere a questo genere di domande?

La saluto con affetto, e le chiedo se può ricordarmi nella recita del rosario.
Viola


Risposta del sacerdote

Cara Viola,
1. l’espressione “è stato perdonato” si riferisce a tutti e due i tipi di peccato: sia a quelli di commissione che a quelli di omissione.

2. A proposito della la tua seconda suddistinzione (sia quello che scegliamo di non fare ad esempio resistendo a una tentazione, sia quello che ci viene risparmiato di commettere perché ci viene risparmiata la tentazione stessa): anche il resistere alla tentazione viene da Dio, che ci previene, ispira e accompagna con la sua grazia.
Indubbiamente, corrispondendo, ci facciamo dei meriti. Ma questi meriti sono un dono di Dio il quale vuole che i suoi doni, liberamente da noi accolti, diventino anche nostri meriti.
Questo è così vero che dobbiamo essere persuasi che da noi stessi non riusciremmo a far nulla.

3. Lo stesso discorso vale anche per il perdono, legato al nostro pentimento.
Non potremmo emettere alcun pentimento vero, sincero, di ordine soprannaturale, se Dio non ci ispirasse, non ci muovesse e non ci desse la forza di pentirci.
Si potrebbe dire che il suo perdono sia concomitante al pentimento, che egli stesso suscita in noi.
E in base al grado di corrispondenza all’azione della sua grazia, noi emettiamo atti di amore penitente in modo che il dono suo sia ascritto a nostro merito.
Così trova risposta anche la tua domanda: nel momento stesso in cui veniamo perdonati, riceviamo da Dio quell’amore penitente che ci fa meritare.
Inoltre non veniamo prima perdonati e successivamente acquisiamo dei meriti, ma meritiamo già nell’accoglienza del perdono.

4. La dottrina della Chiesa poggia sulle affermazioni della Sacra Scrittura: “è Lui che suscita in noi il volere e l’operare” (Fil 2,13) e “Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come non l’avessi ricevuto?” (1 Cor 4,7).
Tutto è grazia, dunque, anche la possibilità di dire sì e di assecondare le ispirazioni divine.

Ti ricordo al Signore, ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo