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Quesito

Salve padre Angelo Bellon,
sono uno studente di 21 anni e le scrivo perché sto per cominciare una storia con una ragazza. La conosco da due anni, è una mia collega di università. Mi piace veramente tanto, è molto simpatica, carina e dolce. È una ragazza seria e fedele. Il mio problema riguarda il sesso; cerco di spiegarmi. Lei è stata fidanzata già 2 volte prima d’ora e con entrambi i fidanzati ha già avuto rapporti sessuali. Questa è la mia prima e spero unica storia e per quanto mi riguarda non ho intenzione di fare l’amore se non prima il nostro rapporto viene confermato nel sacramento del matrimonio, o almeno non vorrei farlo se non prima fossi sicuro che lei voglia stare con me per tutta la vita; e lei questo lo accetta. Io sono veramente innamorato di lei ma l’idea che abbia già fatto sesso mi da terribilmente fastidio: non riesco a pensare che si possa dire della madre dei miei figli che ha avuto rapporti sessuali con altra gente. Com’è possibile che in relazioni durate due anni si sia concessa carnalmente? E com’è possibile che ragazzi che le voleva così tanto bene come lei dice all’improvviso siano cambiati e l’abbiano tradita? Io non credo nei cambiamenti così repentini e credo che l’unica intenzione di questi ragazzi fosse quella di fare sesso con lei. Ma la cosa che mi angoscia ancora di più è che questa situazione non riguarda solo la mia ragazza, ma veramente molte ragazze. Tutti si fidanzano un sacco di volte e con tutte fanno l’"amore". È come se il sesso non fosse più una cosa importante ed il fidanzamento fosse diventato una maschera sociale per giustificarlo. Quello che le voglio chiedere è: alla luce del pensiero cristiano qual è la risposta che si può dare a questo nuovo stile di vita di noi giovani? E come posso conciliare il passato della mia ragazza e il mio futuro con il mio modo di pensare? Io amo la mia ragazza ed ho intenzione di intraprendere una relazione seria e duratura ma ho bisogno di levarmi questo cruccio altrimenti la situazione diventa invivibile.
Spero che la sua risposta mi palchi tutte le preoccupazioni e mi faccia vivere serenamente la mia storia.
Le chiedo se può rispondermi in privato.
Cordiali saluti
Grazie
Francesco


Risposta del sacerdote

Caro Francesco,
1. il pensiero che la ragazza che si ama e con la quale ci si vuole sposare si sia già consegnata a più d’uno non può che preoccupare.
Giustamente mi dici: è questa la ragazza che voglio come madre dei miei figli? E anche come mia sposa?
Purtroppo molti ragazzi oggi non ci fanno più caso, perché essi stessi hanno un comportamento analogo a quello di tante ragazze.
Di qui nasce una specie di sfiducia vicendevole.

2. Tuttavia molto spesso non si tratta di una sfiducia che nasce da una certa stima del matrimonio e dell’unione coniugale, ma da una esperienza sbagliata di vita che ha come suo obiettivo il puro divertimento, totalmente alieno dalla volontà di dedicare la propria vita ad un’altra persona.
Come si vede, se le cose stanno così non vi sono neanche le basi per pensare ad un matrimonio. E difatti molti non vi pensano affatto.

3. Ma per quanto si cerchi di distrarre o di violentare la natura e far passare i rapporti sessuali come puro momento di divertimento, non si può spegnere del tutto dal cuore umano l’esigenza di un amore che si dona per sempre.
Sicché ad un certo momento spunta nel cuore delle ragazze e anche dei ragazzi il desiderio di qualcosa di più grande, di una persona che viva per te e di vivere tu per lei.
Il matrimonio è un’esigenza della natura.
Solo la dedizione ad una causa più alta, come avviene per i consacrati, o altri motivi di carattere sociale o personale ne compensano l’assenza.
Così si comprende come mai ad un certo momento emerga il desiderio di qualcosa di più serio e di più impegnativo.

4. A questo punto però ci si può imbattere in un caso come il tuo: una persona che è vissuta nella linea di una certa serietà s’incontra con una che vuole cambiare vita. Si vorrebbe costruire qualcosa di bello, e tuttavia si avverte che non si può far finta che questa persona abbia avuto un comportamento di leggerezza in anni decisivi per la sua formazione e che questo comportamento non può non avere lasciato in lei delle ferite anche profonde.

5. Ebbene il fidanzamento è fatto apposta. È il tempo di crescita e anche di verifica della maturità e della conversione (credo che sia proprio il termine esatto) di una persona.
Da parte mia sono profondamente persuaso che solo in Cristo una persona trova i veri motivi, la forza e la volontà del cambiamento.
Allora se vedrai la tua ragazza incontrare Cristo nei sacramenti e nella preghiera, se la vedrai crescere nella conformità con i suoi sentimenti e i suoi pensieri, riacquisterai la fiducia.
Perché allora noterai i suoi progressi, rimarrai affascinato di una bellezza spirituale che prima non aveva e che adesso la adorna sempre più e potrai avvertire nel suo progresso spirituale un dono del Signore che ti fa e ti aiuta a crescere.

6. Non è tutto perso allora. La sfiducia può mutarsi in fiducia.
Ma questo solo ad una condizione: di vedere la tua ragazza unita a Cristo e crescere in Cristo.

7. Desidero sottolineare che è sbagliato pensare che prima si debba formare l’uomo e poi il cristiano.
Sant’Agostino diceva che “non vivono bene i figli degli uomini se non sono resi figli di Dio” (“non vivunt bene filii hominum, nisi effecti filii Dei”, Contra Ep. Pelag. 1, 1. n. 5).
È la grazia che ci risana, ci perfeziona e ci eleva.

8. L’adattamento di cui mi parli e di cui mi chiedi ha dunque un solo nome: conversione e crescita in Cristo.
Non c’è altro fondamento su cui porre le fondamenta di un matrimonio per il quale valga la pena di spendere la propria vita.
Ne era convinto San Pietro quando nella sua predicazione diceva che “in nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati” (At 4,12).
Questo vale per la salvezza in tutto, anche per il fidanzamento, anche per il matrimonio.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore ti benedico.
Padre Angelo

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