Quesito

Caro padre Angelo,
ho letto spesso le sue risposte ai quesiti più vari e le ho trovate molto chiare e precise. Ho letto anche la sua risposta sulla partecipazione alla Comunione eucaristica dei divorziati risposati.
Le scrivo oggi in una materia affine, per sottoporle il problema di un giovane, mio ex alunno.
Si tratta di un bravo giovane di fede sincera, ma imprudentemente si è ritrovato ad essere padre prima di aver sposato la fidanzata. Lui non si è tirato indietro e si è assunto le sue responsabilità, ma per la giovane età e la mancanza di lavoro i due vivono separatamente e non si sono ancora sposati. Nato il bambino, accolto con amore anche dalle famiglie, il parroco ha tergiversato per il battesimo che poi comunque ha celebrato. L’ho incontrato di nuovo qualche giorno fa e mi ha detto che, pur non convivendo con la ragazza, gli viene negata l’Eucaristia e neppure gli consentono di fare da padrino di cresima ad un ragazzo che ha seguito ed accompagnato nel cammino di fede. Il giovane è molto amareggiato e un po’ dubbioso sulla correttezza e opportunità delle decisioni che l’autorità ecclesiastica gli impone, sulla base del diritto canonico, considerando che non vive sotto lo stesso tetto della fidanzata e ciò è noto al suo Parroco, come ha tenuto a dirmi più volte.
Peraltro, adesso ha cominciato ad avere un lavoro sicuro e per questo – sebbene in un primo tempo debba risiedere per un poco in una città diversa dalla sua – intende sposarsi e regolarizzare la sua famiglia, come già la considera. Durante il nostro incontro, poi, ha fatto un’osservazione che mi è parsa pertinente: se sposandosi senza feste né spese, come gli è stato suggerito, continuano però a vivere separatamente, non mancherebbe ai suoi doveri matrimoniali verso la moglie?
Io gli ho consigliato comunque di aver pazienza e di essere obbediente come tanti santi hanno fatto e gli ho ricordato che ogni croce è per la nostra santificazione, tuttavia vorrei un suo parere. Io ho letto nella lettera del 1994 dell’allora Cardinale Ratzinger che se c’è l’intenzione di non avere rapporti sessuali e non vivendo more uxorio, anche due divorziati risposati possono ricevere regolarmente l’Eucaristia purché non ci sia pubblico scandalo.
Il caso che le propongo mi sembra rientri proprio nella esclusione della convivenza more uxorio. Lei cosa ne dice?
Aspetto una sua risposta e la ringrazio già in anticipo.
Cordiali saluti


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. l’Eucaristia va negata a chi si trova in una situazione oggettiva di peccato.
Certamente quel tuo ex alunno ha commesso un peccato. Ma questo non è sufficiente perché gli venga negata la Comunione.
Se uno è pentito e vive in maniera corretta, non c’è motivo di negargli la Santa Comunione.
Tanto più che qui è evitato ogni pericolo di confusione per i fedeli, dal momento che non convive.

2. Se invece questo ragazzo, pur non convivendo, avesse regolari rapporti sessuali con la sua ragazza e non avesse alcuna volontà di vivere in castità, il parroco si troverebbe nella situazione di non potergli dare l’assoluzione, perché mancherebbe il proposito di emendarsi.
Se si verificasse questo caso, il comportamento del Parroco sarebbe giustificato.

3. Circa il divieto di fare da padrino un ragazzo che ha seguito ed accompagnato nel cammino di fede: qui non ci troviamo di fronte a verità essenziali riguardanti la fede, ma ad una opportunità pastorale.
Anche qui, ripeto, pur avendo commesso un peccato, può essere sinceramente pentito. E quindi mi parrebbe eccessivo privarlo della possibilità di fare da padrino ad un ragazzo che lui stesso ha accompagnato nella fede.
Tuttavia bisogna vedere in concreto come è stata recepita la notizia che è diventato padre fuori del matrimonio. Può darsi che per il Parroco, che ha il polso esatto della comunità cristiana, non sia conveniente che in questo momento faccia da padrino.
Pertanto non mi sentirei di giudicarlo solo alla luce dei principi: è necessario esaminare anche tutte le circostanze e tenere presente le eventuali risonanze all’interno della comunità.

4. Mi chiedi poi se sposandosi senza feste né spese, come gli è stato suggerito, e continuasse a vivere separatamente, possa sentirsi manchevole nei confronti dei suoi doveri matrimoniali.
Io direi di no, perché il non poter assolvere ad alcuni doveri matrimoniali non dipende da sua cattiva volontà, ma da circostanze esterne che glielo impediscono.
Del resto quanti uomini, per motivi di lavoro, vivono per lunghi periodi lontani dalle loro famiglie. Certo, non è la situazione ideale. Ma questa situazione, più che volerla, la subiscono.
Pertanto, sotto questo aspetto, dovrebbe stare tranquillo.

5. Hai fatto bene a consigliargli pazienza e di essere obbediente, anche nel caso che avesse pieno diritto di poter fare la Santa Comunione (perché vive in castità).
Hai fatto bene a proporgli il modello dei santi e a ricordargli che ogni croce è per la nostra santificazione.
In ordine alla santità, non c’è realtà che conformi maggiormente o a Cristo che l’obbedienza ai legittimi pastori, anche se questi non avessero del tutto ragione.

6. La lettera del 1994 il Cardinale Ratzinger affermava che i divorziati rispostati possono ricevere i sacramenti se, pur coabitando, non hanno rapporti sessuali, e cioè non vivono more uxorio.
Il caso del tuo ex alunno potrebbe essere diverso: non convive, ma potrebbe avere rapporti sessuali regolari. E allora da se stesso si renderebbe incapace di ricevere l’assoluzione e di fare la santa Comunione.

Ti ringrazio per la fiducia, prometto un ricordo particolare nella preghiera per te per e anche per il tuo ex alunno e vi benedico.
padre Angelo