Salve padre,
intanto la ringrazio anticipatamente per l’eventuale risposta che vorrà fornirmi.
Vengo subito al punto: nella vita mi capita spesso di avere delle paure, dei malesseri e penso sempre che siano dovuti a Dio, che in qualche modo tramite tali malesseri vuole cambiare la mia condotta.
Tuttavia penso anche che avere continue preoccupazioni e paure non sia una cosa normale, per un vero Cristiano, in quanto, ad un certo punto, a mio avviso, deve essere sempre possibile ritrovare la pace e la gioia, anche nei momenti “difficili” della vita, ma a volte ci riesco.
Questo fatto di non riuscire ad avere pace, in particolare nei momenti bui, lo attribuisco al fatto che Dio non ha ancora perdonato “del tutto” i miei errori, i miei peccati, è possibile ciò? Oppure questi malesseri possono essere permessi anche soltanto per farci cambiare rotta nella vita?
In generale, io penso che il dolore e la sofferenza siano condizioni “normali” per l’essere umano, ma chi vive davvero nella grazia di Dio non dovrebbe generare paure e malesseri da questi momenti di sofferenza, ma dovrebbe riuscire a riottenere la pace anche in tali momenti, o sbaglio?
Le auguro una bellissima giornata. La ringrazio ancora e la saluto.
Luca


Caro Luca,
1. di una cosa puoi essere certo e cioè che dopo la confessione i tuoi peccati il Signore li ha perdonati.

2. Da che cosa derivano le paure e le preoccupazioni?
La loro origine può essere triplice.
La prima: possono derivare da eventi oggettivi che di suo generano preoccupazioni, come quando uno vede la propria azienda in difficoltà sotto il profilo economico.
La seconda: possono derivare da ferite lasciate in noi dalla vita precedente. E forse è questo ciò che tu vuoi far capire quando scrivi: “lo attribuisco al fatto che Dio non ha ancora perdonato “del tutto” i miei errori, i miei peccati”.
La terza: possono provenire da uno stato psicologico personale.

3. La fede da sola non risolve i nostri problemi, ma può aiutare in maniera notevole.
Parlo della fede viva e cioè della fede di chi vive in grazia e porta con sé la presenza del Signore.
Il convincimento che Gesù Cristo è risorto e ci sta accanto, anzi dentro, è di un aiuto notevolissimo.
Perché a motivo di questa presenza anche noi possiamo dire insieme con san Paolo: “Io posso tutto in Colui che mi dà forza” (Fil 4,13).
E possiamo confidare che la mano del Signore sia con noi, come si legge in Ez 3,14.
E possiamo ritrovarci in pieno anche nelle parole di Isaia: “Quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi” (Is 40,31).
A motivo di questo facciamo una delle esperienze più belle nostra vita, come quella fatta da Geremia quando disse: “Il Signore è al mio fianco come un prode valoroso, per questo i miei persecutori vacilleranno e non potranno prevalere” (Ger 20,11).

4. Insieme a questi convincimenti dobbiamo fare un’altra cosa per vincere le paure, e cioè attuare quanto ricorda san Pietro: “Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, perché vi esalti al tempo opportuno, gettando in lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi” (1 Pt 5,6-7).
Bisogna umiliarsi, e pertanto stare uniti a Gesù, confidando in quel momento soltanto in Lui che ci viene incontro per agire con la sua forza.
E poi è necessario “gettare in lui ogni nostra preoccupazione, e cioè dirgli che quell’affare per cui siamo preoccupati è cosa sua che cosa nostra.
E dobbiamo anche ricordargli la promessa che ha fatto ai giusti: “Getta sul Signore il tuo affanno ed egli ti darà sostegno, mai permetterà che il giusto vacilli” (Sal 55,23).

5. Penso che con questo spirito soprannaturale potrai rimediare a tante angosce e vivere più serenamente, confidando più nel Signore che in te stesso.

Ti accompagno con la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo