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Quesito

Carissimo Padre Angelo,
Sono una giovane italiana, e da piu’ cinque anni risiedo all’estero per lavoro. Ho avuto il dono di nascere in una famiglia cattolica e la grazia di crescere nella fede. Da quasi due anni sono fidanzata, con un ragazzo tedesco poco piu’ grande, anche lui cattolico. Stiamo facendo un bellissimo percorso di castita’, che ci riempie di gioia ed e’ un dono preziosissimo per il nostro cammino di coppia. C’e’ poco incoraggiamento per questa scelta, che ho trovato in banalizzata anche da diversi sacerdoti (soprattutto "alla mia eta’"), quindi colgo l’occasione per testimoniare che e’ un percorso di grandissima gioia, molto piu’ grande del sacrificio che comporta: auguro di cuore a tutti e a tutte le coppie di impegnarsi a crescere nella castita’.
Come per molti, anche per noi e’ stato un percorso graduale. Inizialmente era una scelta solo mia, tollerata per amore da lui, che veniva da un periodo di convivenza e relazioni non caste. E’ stata una scelta fonte di silenzi e di discussioni, che io ho cercato di affidare alla preghiera. Una sera, dopo una discussione molto accesa in cui io ribadivo le mie ragioni e lui le attaccava, lui improvvisamente (quasi miracolosamente, per me) mi ha detto ‘‘sono motivi validi. ti ho capito. da adesso in poi e’ una scelta anche mia’. E’ stato un momento di grandissima gioia. Da allora e’ stato sempre meglio, anche se ci sono state prove da superare (ad esempio la scelta di non convivere fino al matrimonio, pur vivendo nello stesso quartiere ed entrambi da soli e distanti da casa, la disapprovazione di molti intorno a noi per questa scelta…) e la tentazione e’ sempre presente. Continuiamo nonostante tutto a crescere nella purezza. 
Le scrivo perche’ c’e’ un punto che ci divide e che mi intristisce molto. Pur avendo cambiato la sua vita, lui e’ ancora lontano dalla confessione e lo e’ da molti anni. Nel frattempo pero’ lui riceve la S.Comunione durante la S. Messa domenicale. Io sono felicissima di condividere la Messa con lui ogni domenica, ma nello stesso tempo so che nel suo passato ci sono stati peccati anche gravi che non sono stati confessati. La cosa mi rattrista molto, perche’ ho molto a cuore la sua santita’. Io mi confesso mensilmente e abbiamo quindi toccato, sia pure non affrontandolo a fondo l’argomento in qualche discussione,  e mi e’ sembrato che avesse una scarsa conoscenza dell’origine e del significato di questo sacramento. Ho condiviso con lui qualche risorsa (articoli, video, parti del catechismo) che spiega brevemente ma chiaramente il sacramento della riconciliazione, anche se non sono certa che abbia dedicato del tempo ad approfondire. Durante il periodo pasquale quest’anno gli ho ricordato che e’ peccato ricevere la comunione senza essersi confessati e che la Chiesa ci chiede almeno una confessione all’anno, ma senza risultati altro che una litigata. Per quanto possibile, cerco di far presente che per me e’ un momento di gioia, che mi riempie il cuore di grazia e mi rende capace di vivere al meglio e che vorrei condividere questa gioia con lui. Per ora pero’ lui rimane lontano da questo Sacramento. Mi chiedo quindi come sia giusto comportarsi in questo caso: cosa e’ mia responsabilita’ fare vedendo una persona cara compiere un peccato grave? c’e’ materia grave se lui non e’ pienamente consapevole della sua gravita’, per scarsa informazione o formazione? Un sacerdote mi ha detto di non sconsigliargli mai la comunione dicendo che la comunione lo avvicina comunque a Dio e che la formula ‘‘Confesso a Dio onnipotente e  a voi fratelli..’ recitata all’inizio della messa e’ sufficiente per ricevere la comunione, ma non mi risulta che questa formula sia sostitutiva della confessione: mi sbaglio? Che consigli mi da per poterlo aiutare ad avvicinarsi a questo grande Sacramento? Affido questo suo passo alla preghiera del Rosario e della coroncina della Divina Misericordia, e faccio qualche molto piccolo sacrificio/digiuno: sono fiduciosa che prima o poi arrivera’ a vincere le sue paure e a lasciarsi abbracciare da Dio e dalla sua Misericordia e immagino la festa che quel giorno ci sara’ in Paradiso. Mi chiedo pero’ anche fino a che punto sia giusto essere paziente e se io non rischi di essere negligente per comodita’, e di venir meno alla mia responsabilita’ di correzione fraterna. E’ una preoccupazione giusta, o invece una tentazione a puntare il dito e giudicare, da evitare? Faccio bene ad essere felice di andare a Messa insieme o invece, io che sono consapevole della gravita’ di quel peccato, sto in questo modo partecipando a mia volta al peccato? Il suo cambiamento di vita e’ certamente un passo di conversione grande, piu’ grande di tante mie ricadute negli stessi peccati gia’ confessati. Vedo che gioisce del suo cammino di fede, che lo desidera per altri, ma vedo anche che c’e’ come una nebbia che gli impedisce di vedere chiaro e di continuare sulla buona strada o anche di distinguerla chiaramente in mezzo alle proposte del mondo, e se non gli impedisce di progredire per lo meno rende il cammino estremamente faticoso.
La ringrazio in anticipo per la sua risposta e per il suo meraviglioso servizio che e’ un dono preziosissimo per la mia e tantissime altre anime. Le assicuro la mia preghiera per il suo importantissimo lavoro e se possibile le chiedo di ricordare noi due, il nostro cammino di coppia e di fede nella Sua preghiera e nella S. Messa.
Grazie.
C.


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. sono contento dell’esperienza che hai vissuto e che stai vivendo.
Hai ricevuto dalla tua famiglia dei grandi convincimenti e sei stata capace di trasmetterli ad un ragazzo che inizialmente si mostrava incapace di comprenderli.
Ma ad un certo punto, quasi all’improvviso, ne è stato conquistato. Ha capito che la via da percorrere è quella secondo Dio. Ha capito che quella di Dio è una via di felicità, di fedeltà e di crescita nell’amore vero, nell’amore puro.
Penso che la soddisfazione che hai provato quando ti ha detto: “sono motivi validi. Ti ho capito. Da adesso in poi e’ una scelta anche mia” sia stata una delle più belle della tua vita.
Ma ancor più sono persuaso che dal quel momento hai cominciato ad amarlo e a stimarlo di più. Hai capito che è un ragazzo che merita credito.

2. Se tu avessi ceduto, adesso saresti qui a piangere per avere dato il tuo corpo e la tua intimità ad uno di cui non sapevi se sarebbe diventato tuo marito.
Adesso sei più sicura che lo possa diventare.
Sono certo anche che lui sia più sicuro della tua fedeltà e sia contento che un giorno avrà per sposa una ragazza che ha conservato il suo amore e la sua intimità solo per colui che sarebbe diventato suo marito.

3. Sono contento anche perché, pur abitando ognuno per proprio conto nella medesima città, non  avete optato per la convivenza.
Quello che state vivendo non è il tempo in cui siete marito e moglie, ma il tempo in cui vi preparate ad essere marito e moglie.
Non abitare nella stessa cosa vi rende più liberi in tutto.
Ho sentito giovani conviventi che stanno rimpiangendo il momento in cui hanno deciso di andare a convivere e adesso si trovano nell’incapacità di poter tornare indietro. Non si sentono liberi nelle loro cose, nei loro incontri, nelle loro amicizie. È come se fossero già marito e moglie mentre non lo sono.
E di questo sono dispiaciuti.

4. Ma adesso vengo al problema della confessione.
Fargli conoscere la verità è la cosa più giusta.
La verità è quella precisata dalla Sacra Scrittura quando afferma: “Perciò chiunque mangia il pane o beve al calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. Ciascuno, dunque, esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti” (1 Cor 11,27-30) e che “Dio non entra in un’anima inquinata dal peccato” (Sap 1,4).
Questa verità lui la conosce e pertanto non credo che sia necessario ripresentargliela in continuazione.
Probabilmente nel tuo ragazzo c’è qualche blocco a questo proposito.
Forse colui che lo ha tenuto a lungo sotto il suo protettorato ha ancora qualche aggancio.

5. Le vie per superare questo blocco sono due.
La prima è quella che stai già percorrendo: quella dei sacrifici e delle preghiere.
Santa Teresina del Bambin Gesù diceva: “Ah, preghiera e sacrificio formano tutta la mia forza, sono le armi invincibili che Gesù mi ha date, toccano le anime ben più che i discorsi, ne ho fatto esperienza spesso” (Storia di un’anima, 315).
Per le preghiere continua nella recita  del Santo Rosario e la coroncina della divina misericordia.
Ma soprattutto fai celebrare qualche Santa Messa perché riesca a superare questo blocco.
Santa Teresina nei confronti di un condannato a morte che faceva presagire che sarebbe morto impenitente fece proprio così.
Ecco quanto racconta nella propria autobiografia: “Per eccitare il mio zelo, Dio mi mostrò che i miei desideri gli piacevano. Intesi parlare d’un grande criminale, ch’era stato condannato a morte per dei delitti orribili, tutto faceva prevedere ch’egli morisse nell’impenitenza. Volli a qualunque costo impedirgli di cadere nell’inferno, e per arrivarci usai tutti i mezzi immaginabili; consapevole che da me stessa non potevo nulla, offersi al buon Dio tutti i meriti infiniti di Nostro Signore, i tesori della santa Chiesa, finalmente pregai Celina di far dire una Messa secondo la mia intenzione, non osando chiederla io stessa per timore d’essere costretta a confessare ch’era per Pranzini, il grande criminale. Non volevo dirlo nemmeno a Celina, ma lei mi fece domande così tenere e pressanti, che le confidai il mio segreto; ben lungi dal prendermi in giro, mi chiese di aiutarmi a convertire il mio peccatore; accettai con riconoscenza, perché avrei voluto che tutte le creature si unissero con me per implorare la grazia a favore del colpevole. Sentivo in fondo al cuore la certezza che i desideri nostri sarebbero stati appagati; ma, per darmi coraggio e continuare a pregare per i peccatori, dissi al buon Dio che ero sicura del suo perdono per lo sciagurato Pranzini: e che avrei creduto ciò anche se quegli non si fosse confessato e non avesse dato segno di pentimento, tanta fiducia avevo nella misericordia infinita di Gesù, ma che gli chiedevo solamente un "segno" di pentimento per mia semplice consolazione… La mia preghiera fu esaudita alla lettera! Nonostante la proibizione che Papà ci aveva posta di leggere giornali, non credetti disobbedire leggendo le notizie su Pranzini. Il giorno seguente alla sua esecuzione capitale mi trovo in mano il giornale: "La Croix". L’apro con ansia, e che vedo? Ah, le mie lacrime tradirono la mia emozione, e fui costretta a nascondermi. Pranzini non si era confessato, era salito sul patibolo e stava per passare la testa nel lugubre foro, quando a un tratto, preso da una ispirazione subitanea, si volta, afferra un Crocifisso che il sacerdote gli presentava, e bacia per tre volte le piaghe divine! Poi l’anima sua va a ricevere la sentenza misericordiosa di Colui che dice: "Ci sarà più gioia in Cielo per un solo peccatore il quale faccia penitenza che per novantanove giusti i quali non ne hanno bisogno…" (Storia di un’anima 135).

6. L’altra strada è quella che passa attraverso la testimonianza. Quando sei con lui, talvolta cogli l’occasione per dirgli che devi andarti a confessare perché hai questa cadenza mensile e che, se lui vuole, ti può accompagnare attendendo.
Vedendo la confessione più da vicino, può darsi che gli cadano tanti pregiudizi.
Potrebbe anche succedere che il confessore, finita la confessione, esca fuori e si metta a parlare con voi.
Intanto, così facendo, lo porti quasi alle soglie del confessionale.
E chissà che poi il suo angelo custode, che non dovrai omettere di pregare anche per questa causa, faccia il resto.

Assicuro volentieri la mia preghiera e il mio ricordo nella S. Messa per te e per lui.
Vi benedico.
Padre Angelo

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