Quesito

Caro Padre Angelo,
sono Alessandro e volevo porle un quesito che non riesco a dipanare ed è questo: premetto che non ho mai trovato difficoltoso per la mia razionalità è quindi per la mia fede credere alla risurrezione di nostro Signore, anche perché noi uomini del terzo millennio più abituati (forse grazie ai film di fantascienza vedi star trek) a non meravigliarci per la smaterializzazione di un corpo che qualche scienziato reputa possibile in un futuro non so quanto lontano, ma il mio problema è credere alla creazione della materia dal nulla, da qualcosa che non è come può sorgere qualcosa che è? La materia è forse una parte di Dio? Ma questo è panteismo! Allora il nulla è più grande di Dio poiché lo contiene? O il nulla non esiste, perché Dio è infinito ed eterno ed occupa tutte le possibilità e tutti i possibili divenire? In conclusione Dio da dove trae la materia?
Grazie padre Angelo!!
Un abbraccio fraterno.


Risposta del sacerdote

Caro Alessandro,
1. La creazione consiste nel trarre le cose dal nulla.
Il nulla, secondo il nostro modo di dire, è il punto di partenza dell’azione creatrice. Ma va precisato subito che si tratta davvero del nulla e non del vuoto.

2. Noi siamo tentati di cosificare il nulla, di dargli un’esistenza. Diciamo infatti:  “prima della creazione c’era il nulla”. “C’era”, che equivale ad “esisteva”. Ecco la cosificazione!
Dire “prima c’era il nulla” è una contraddizione alla quale nel nostro linguaggio quasi non riusciamo a sfuggire, ben sapendo che si tratta di una contraddizione.

3. Il nulla non è qualcosa, ma è solo una parola da noi escogitata per esprimere un concetto che non è solo assolutamente inesprimibile, ma che non può neanche essere pensato se non cosificandolo.

4. Partendo da questa premessa passiamo al concetto di creazione.
Parlando di creazione ci viene spontaneo pensare ad un passaggio dal nulla preesistente all’essere. Ma questo è un modo di parlare semplicemente e puramente antropomorfico.
La creazione non consiste in un cambiamento, in un divenire, perché non c’è un soggetto preesistente.
Muta e subisce passaggio solo un soggetto. Ma qui il soggetto non c’è.
Quando si dice “il tale è stato creato cardinale” si usa un’espressione  impropria, perché il cardinale presuppone un soggetto che cambia e che da quel momento diventa cardinale.
Inoltre il passaggio avviene tra due termini: uno di partenza e l’altro di arrivo. Ma qui il punto di partenza non c’è.
Ecco allora la grande affermazione dei teologi: la creazione è la produzione delle cose dal niente di sé e dal niente del soggetto (factio rerum ex nihilo sui et subietcti).

5. Dio da dove trae la materia? Non la trae. Anche questa è una contraddizione. Presuppone una bisaccia dalla quale si tira fuori qualcosa.

6. Mi dici che il mistero della creazione è più inafferrabile di quello della risurrezione. Sotto un certo aspetto è così, perché il nulla è un concetto che non solo è assolutamente inesprimibile, ma è anche impossibile da pensare.
Di questo mistero sappiamo dire più quello che non è che quello che è.

7. A questo proposito ti riporto una pagina illuminante di un grande domenicano francese, il padre A. D. Sertillanges:
“Quasi invincibilmente, quando si parla di creazione, si situano le cose nel modo seguente: da principio, non c’è nulla, eccetto Dio, che è sempre esistito; e questo sempre significa una durata interminabile, nel corso della quale, a un momento dato Dio ha posto l’azione creatrice, e il mondo è stato tratto dal nulla, che si trovava come anteriore al mondo e come soggiacente a Dio.
Ora tutto ciò, se vi si riflette, non è che una serie di manifeste aberrazioni, almeno quando si prendono le parole nel loro senso proprio. Si parla come si può; il linguaggio non è stato fatto per questi alti usi, ma bisogna tuttavia discernere ciò che è verità dei fatti da ciò che è manchevolezza di linguaggio.
Dire: da principio non c’è nulla, è un dir niente; perchè il nulla non ha posizione; non è nel tempo, soprattutto, quando non c’è tempo, ed ecco una prima finzione da scartare, per quanto costi l’immaginazione spaziale.
Dire che durante questo nulla d’esistenza del mondo vi era Dio perpetuamente esistente, è aggiungere una seconda finzione alla prima, e per di più una inconscia bestemmia, perchè durante ciò che non è, niente può esistere, neppure Dio, e abbiamo detto che non c’è durata anteriore al mondo.
Ci sarebbe forse la durata di Dio? Qui appunto interviene l’innocente bestemmia: non c’è durata di Dio anteriore al mondo; la durata di Dio è Dio, e niente altro; è Dio concepito da noi sotto l’aspetto del tempo. Ma questa umana concezione non fonda nulla nel reale; la durata di Dio è una durata che non dura, che non si estende; essa raggia certo su ogni durata temporale, e la contiene; ma non può contenere ciò che non esiste, e Dio non può vivere, come noi immaginiamo che viva, in non so quale aspettativa, attendendo che il mondo sia.
Quando si parla in seguito di azione creatrice, s’immagina un qualche cosa di vago, uno sforzo, una parola, un soffio, e anche ciò è fittizio; non c’è azione di Dio distinta da Dio; Dio è perfettamente immutabile; niente cambia in lui per il fatto della creazione, e niente cambia fuori di lui, che non faccia parte della creatura stessa. Dio è, e i suoi effetti sono; tra i due non v’è intermediario, non conatus, non spinta, che non saprebbe del resto a che applicarsi, dove situarsi, quando e come; poiché nel nulla non c’è né punto di applicazione, né situazione, né momento, né modalità possibile, perchè il nulla non è.
Infine come trarre dal nulla qualcosa? Strana tradizione o estrazione, come se il nulla fosse un’alzaia, o un recipiente, o un confine. S. Tommaso confessa che il nulla è qui concepito come un punto di partenza; ma aggiunge che ciò deve prendersi in senso negativo, per indicare che non c’è qui materia preesistente.
La creazione non è un divenire; non è un cambiamento; non è una sostituzione dell’essere al nulla; non è un passaggio del nulla all’essere; non è un avvenimento o un avvento all’essere. La creazione non è un colpo di teatro. Che cosa è dunque? In quale compartimento la collocheremo? Quale delle nostre categorie potrà convenirle?
Non si può sistemarla nella categoria dell’azione o della passione, poiché non c’è qui cambiamento, attivo o passivo; ciò nondimeno il linguaggio la colloca in questa categoria, ma bisogna correggere il linguaggio, e poiché si parla qui di un’azione che non produce moto, di una passività che non implica cambiamento, che ne resta? … Che la creazione è una pura relazione della creatura al suo Creatore: relazione d’origine dalla parte della creatura, relazione di causalità dalla parte del creatore” (Il cristianesimo e le filosofie, vol. I, pp. 243-244).

Ti ringrazio del quesito che ci ha portato a questioni molto alte.
Ricambio l’abbraccio, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo