Quesito

Caro Padre Angelo,
sono un uomo di 45 anni, marito e padre di 2 ragazzi.
Da tempo non provo più quel sentimento che mi ha portato a sposare mia moglie.
In realtà il matrimonio è stata quasi una fuga dalle nostre famiglie, ma credo di non essere mai stato realmente innamorato di mia moglie, anche se le voglio molto bene. Ma da diversi anni sento dentro quasi e addirittura un astio nei suoi confronti che porta a vivere male e infelicemente sia me che lei.
Premetto che siamo una famiglia cattolica e molto credente, ma questa situazione di infelicità non si può portare avanti facendo finta di nulla.
Circa un anno fa presi dunque una decisione e annunciai a mia moglie l’intenzione di staccarmi dalla famiglia, come per prendermi un periodo sabbatico e di riflessione. Pressappoco nello stesso periodo avviene che incontro quasi per caso una donna della quale mi sono veramente innamorato. Mia moglie è una mia coetanea, molto giovanile e bellissima, ma la persona che ho incontrato ha 5 anni più di me. Vivo ancora in casa e vorrei davvero trovare la mia strada felice che non ho mai avuto, ma sono molto combattuto per il dolore che inevitabilmente si verrà a creare. Mia moglie è una brava persona, una brava madre e le voglio bene, ma non riesco più a vivere con lei da tempo una vita serena. Forse non l’ho mai vissuta. Oltre a tutto ciò mi sento molto abbattuto per aver mancato nei confronti del mio Dio. Sono molto smarrito, non so davvero che strada intraprendere. Rimanere in famiglia annullando me stesso e portando avanti una storia di ipocrisia, oppure cedere alle lusinghe di ciò che ritengo sia il bene migliore per tutti e voltare le spalle al Signore?
La prego padre di aiutarmi in questo difficile momento.
Grazie e Buona Pasqua.
P.


Risposta del sacerdote

Carissimo P.,
1. quando andavo a scuola di teologia mi dicevano che è la volontà che fa il matrimonio (matrimonium facit voluntas).
Ciò significa che se uno liberamente e consapevolmente decide di sposare una persona, anche se non ne è innamorato, il suo matrimonio è valido.
Infatti con la propria volontà ci si consegna perdutamente e per sempre alla persona che si sposa.

2. Giustamente oggi si bada molto all’aspetto affettivo.
Sposarsi senza essere innamorati è quasi inconcepibile, è come se mancasse qualcosa.
Va ricordato che in passato, e in molte parti del mondo anche oggi, il matrimonio veniva combinato dai genitori o dai paterfamilias.
L’innamoramento o comunque l’amore, la dedizione veniva dopo.
Pertanto l’affermazione secondo cui è la volontà che fa il matrimonio è importante perché dichiara validi questi matrimoni, purché i nubendi vi diano liberamente il consenso, e dichiara validi e perduranti anche i matrimoni nei quali l’innamoramento viene meno.

3. L’innamoramento infatti è un sentimento, un’emozione che sarebbe sempre bello conservare fresco, ma di fatto non si può per una specie di legge naturale secondo la quale nelle cose abitudinarie viene meno lo stupore, l’incanto.
Era per questo che gli antichi dicevano che “ab assuetis non fit passio”, e cioè che la passione o l’emozione non nasce dalle cose abituali, alle quali siamo assuefatti.
Mi preme ricordare questo perché molti confondono l’amore con l’innamoramento, con la passione o l’emozione.
E dal dire “non provo più niente per quella persona” concludono erroneamente che il matrimonio sia finito.

4. Per te l’innamoramento forse non è mai cominciato.
Tuttavia hai deciso di sposare tua moglie e di esserle fedele nella buona e nella cattiva sorte.
Questa fedeltà adesso è tanto più reclamata dalla presenza dei figli che hanno diritto di vivere in una famiglia normale e non sconquassata dall’andar dietro a passioni sbagliate.

5. Mi scrivi che ti trovi preso da un dilemma: “Rimanere in famiglia annullando me stesso e portando avanti una storia di ipocrisia, oppure cedere alle lusinghe di ciò che ritengo sia il bene migliore per tutti e voltare le spalle al Signore?”.
Questo dilemma, alla luce di quello che hai fatto davanti all’altare nel giorno delle nozze, si risolve presto.
Tu in quel giorno ti sei impegnato e come consacrato ad amare tua moglie come Dio ama l’uomo e come Cristo ha amato la Chiesa, annientando se stesso per lei: “E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei” (Ef 5,25).
Adesso mi dici che sarebbe un’ipocrisia annientare te stesso?
Ma col matrimonio non è forse vero che hai deciso di non vivere più per te stesso, ma per tua moglie, per il bene dei tuoi figli e della tua famiglia?
Quale sarebbe il bene per tutti: piantare tua moglie? Lasciare i figli senza il padre in casa perché è andato a convivere? Lasciare una famiglia disgregata?
No, non è un bene per tutti, a cominciare da te stesso che cominci a perdere il bene più grande: Dio, la sua presenza dentro di te mediante la grazia, la S. Comunione, la possibilità di ricuperarlo mediante la confessione.
Gesù ha detto: “A che cosa giova all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde o rovina se stesso?” (Lc 9,25).

6. Ti rispondo oggi 3 luglio, festa di San Tommaso apostolo.
Di questo apostolo mi ha sempre colpito l’affermazione che ha fatto quando gli altri discepoli cercarono di scoraggiare Gesù dal tornare in Giudea perché si sentivano voci che gli erano contrarie. Ebbene Tommaso in quel frangente disse: “Andiamo anche noi a morire insieme con Lui” (Gv 11,16).
Questo non è quello che fai quando vai a Messa per prendere parte al sacrificio di Gesù?
Ho detto “prendere parte”, non a guardare.
E prendiamo parte al sacrificio di Gesù se anche noi giorno per giorno ci immoliamo come il Signore ha fatto sulla croce e come continua a fare sull’altare dicendo infine: “Fate questo in memoria di me”, e cioè: “fate anche voi così”.

7. Ti esorto pertanto a essere signore del tuo cuore e delle tue emozioni.
Che lezione di vita daresti ai tuoi figli vivendo nella fedeltà a quanto hai pattuito col Signore e con tua moglie il giorno delle nozze!
No, non sarebbe affatto meglio per tutti se tu “voltassi le spalle al Signore”.
Sarebbe invece una tragedia per tutti, anche per la donna con la quale andresti a vivere e che non ti ama in maniera vera perché non ti aiuta a fare il tuo dovere, ad essere fedele a tua moglie e ai tuoi figli.

8. Il Concilio Vaticano II con grande realismo dice che per conservare l’unità del vincolo matrimoniale ci vuole talvolta “una forza fuori dal comune” (Gaudium et spes, 49).
Questa forza fuori dal comune viene da Cristo.
Pertanto vai a Messa. Vai con le motivazioni di San Tommaso apostolo: “Andiamo anche noi a morire insieme con Lui”.
Vai a chiedere al Signore e alla Madonna la grazia di essere fedele a questo patto che di Messa in Messa sancisci nel Sangue di Cristo.

9. Sei qui in questo mondo per attingere la santità, per preparare grande il tuo futuro eterno. Non già per metterlo a repentaglio andando dietro “alle passioni ingannatrici” (Ef 4,22) dimentico della sofferenza causata alle persone che invece più di tutte meritano il tuo affetto e la tua totale dedizione.

Ti accompagno con la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo