Quesito

Caro padre,
seguo con molta attenzione la sezione del sito dei domenicani con cui pazientemente rispondete alle domande di noi umili anime, tormantate dai dubbi di coscienza.
Non credo però che mai abbia risposto ad una domanda del tipo che le porrò oggi, a cui sono certa risponderà con precisione e celerità.
Io sono sposata da tre anni, mio marito ed io siamo arrivati puri al matrimonio come la legge di Dio comanda.
Io ho però diversi problemi ormonali, nonostante i nostri rapporti non sono mai rimasta incinta, tanto che temevo all’inizio che uno di noi avesse problemi di fertilità (e qui mi viene in mente un altra domanda che però le porrò in chiusura).
Qualche mese fa, purtroppo, sono stata ricoverata per una grave emorragia, Dio mi ha salvata per mano dei medici che mi hanno soccorso e di mio marito che prontamente mi ha condotto all’ospedale.
L’emorragia è stata dovuta agli squilibri ormonali di cui le dicevo poc’anzi e i medici mi hanno ORDINATO di prendere la pillola anticoncezionale, essendo l’unico modo per tenere sotto controllo gli ormoni, la cui anomalia di funzionamento non dipende da alcuna causa fisica-organica.
La cosa mi ha molto turbato. Non volevo accettare la prescrizione. Ma i problemi si sono riproposti e ho dovuto “cedere” alla prescrizione del medico per evitare che questo mio rifiuto mi portasse alla tomba.
La mia paura, ed anche la domanda che le pongo, è che avendo dei rapporti sessuali con mio marito possa offendere Dio in qualche modo, prendendo io la pillola sebbene per motivi terapeutici, e non consentendo così a Dio di esercitare il suo esclusivo potere sulla vita.
Per ora mi sono astenuta dai miei obblighi coniugali (assumo la pillola da tre mesi) ma noto che mio marito soffre di questa mia scelta, ma al contempo non vuole forzarmi al peccato, Dio lo benedica.
La masturbazione o altre devianze del rapporto tra marito e moglie so che non sono ammesse, nè pensiamo di ricorrervi.
Ma cosa deve fare una coppia che per motivi di salute non può procreare? Sia la pillola (prescritta per altro, si intende) o la sterilità la causa di questa inabilità alla procreazione, cosa accade? Cosa fare per non offendere Dio? Dobbiamo astenerci da qualsiasi rapporto? E’ davvero peccaminoso il rapporto tra coniugi che sanno di non poter avere figli (ed è una consapevolezza quanto mai dolorosa).
Mi risponda la prego,
ho paura che il mio matrimonio possa essere danneggiato da questo mio problema fisico e di salute.
Sia Lodato nostro Signore Gesù


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. non farti alcun problema.
Il Magistero della Chiesa condanna chi toglie volutamente all’atto coniugale la sua finalità procreativa. In questo caso si sostituisce a Dio nel determinare il significato dell’atto e nello stesso tempo fa sì che il suo gesto cessi di essere un atto di autentico amore, perché non si dona all’altro in totalità.
Ora il tuo medico non ti ha prescritto la pillola per alterare il significato dell’atto coniugale, ma per una finalità terapeutica.
Contemporaneamente questo uso terapeutico della pillola comporta anche la sospensione dell’ovulazione e quindi l’infertilità.
Ma nel tuo caso l’infertilità non è voluta, ma subita.
Per questo non ti devi fare alcun problema.

2. Già Pio XII aveva speso una parola per il tuo problema e aveva detto: “È lecito sospendere l’ovulazione per mezzo di pillole usate come rimedi alle reazioni esagerate dell’utero e dell’organismo, sebbene questo medicamento, impedendo l’ovulazione, renda anche impossibile la fecondazione? È ciò permesso alla donna maritata, la quale malgrado questa sterilità momentanea, desideri avere rapporti col proprio marito? La risposta dipende dall’intenzione della persona. Se la donna prende questo medicamento, non in vista di impedire il concepimento, ma unicamente su consiglio del medico, come rimedio per una malattia dell’utero e dell’organismo, essa provoca una sterilizzazione indiretta, che è permessa secondo il principio generale delle azioni a duplice effetto. Ma si provoca una sterilizzazione diretta, e perciò illecita, quando si arresta l’ovulazione per preservare l’utero e l’organismo dalle conseguenze di una gravidanza, che esso non può sopportare” (12 sett. 1958).
Anche Paolo VI nell’enciclica Humanae vitae ha tenuto presente anche il tuo caso e ha insegnato così: “La chiesa, invece, non ritiene affatto illecito l’uso dei mezzi terapeutici necessari per curare malattie dell’organismo, anche se ne risultasse un impedimento, pur previsto, alla procreazione, purché tale impedimento non sia, per qualsiasi motivo, direttamente voluto” (HV 15).

3. Mi chiedi infine come si debbano comportare i coniugi nel caso che sappiano della loro temporanea o permanente sterilità.
Dal momento che la sterilità non dipende da loro, possono donarsi reciprocamente quanto vogliono. Il loro dono è totale e comprende anche l’aspetto procreativo, anche se questo di fatto non si realizza.
L’unica cosa alla quale devono prestare attenzione è che l’atto si conservi sempre in un contesto di vero amore e non semplicemente di concupiscenza.

Ti ringrazio per la fiducia, ti prometto una particolare preghiera e ti benedico.
Padre Angelo