Quesito

Caro Padre Angelo,
mi chiamo A. G. e ho 16 anni, da febbraio sto compiendo un discernimento vocazionale con il mio parroco Don G. M. della parrocchia di ….
All’inizio non capivo bene cosa mi stesse succedendo, fino a qualche mese fa fumavo bevevo e settimanalmente frequentavo cattive compagnie.
Ero stato educato secondo la religione cattolica, ho fatto la cresima e la comunione quindi credevo in Gesù, eppure se qualcuno me lo avesse chiesto non avrei di certo tenuto un discorso sulle ragioni della mia fede, anzi avrei preferito dire di no piuttosto che sprecare tempo e parole.
All’improvviso sentii qualcuno che mi tirava verso la fede, ora sono sicuro che quello era Gesù.
Prima di febbraio iniziai a riavvicinarmi, piano piano, passo per passo cominciai ad andare a messa, ad ascoltare anche un po’ il silenzio del mondo.
Ho visto un mondo che soffre, un mondo di fede apparente, mi misi in testa che quello che Dio chiedeva da me non era soltanto la mia fede, ma rispondere in tutto e per tutto alla sua chiamata.
Verso la fine di marzo la mia ragazza mi piantò in asso e stetti molto male, per fortuna quest’anno in quel periodo è capitata la quaresima. Avrei passato una settimana santa veramente pessima se non fosse stato per Gesù.
Ho iniziato a pregarlo assiduamente, lessi più volte la sua passione, cercai di avvicinarmi a lui il più possibile per non rimanere solo, e infine l’ho trovato e anche se il giorno successivo in cui mi lasciai con la mia ex sarei dovuto essere triste e dispiaciuto, io ero felice e avevo voglia di vedere tutti felici, volevo far vedere a tutti quello che io provavo, far sì che la gente riconoscesse l’amore di Dio, e ci riuscivo.
Ho avvicinato molti dei miei amici alla religione e nel frattempo cercavo ancora di capire cosa Dio volesse da me.
Un giorno si presentarono a casa i Testimoni di Geova, li feci entrare e iniziammo a parlare. La loro conoscenza della Bibbia mi sorprese, mi aspettavo predicatori che non sapevano manco loro quello che dicevano, invece parlavano con fede e audacia, tanto che mi fu difficile i primi tempi rispondere secondo il catechismo della Chiesa. Ora sono amico di molti di loro e ci trattiamo bene.
Questa necessità di conoscere i dogmi, le ragioni e l’apologetica, mi portò a conoscere San Domenico e il suo carisma di evangelizzazione attraverso lo studio.
Con il tempo mi sono legato molto al carisma domenicano e mi sento spesso con il promotore della pastorale vocazionale.
Sono in cammino da poco ma ho ben capito che il cristianesimo non è solo gioia, ma anche sofferenza, e io non ho voglia di tirarmi indietro. Sono determinato più che mai e questa determinazione cresce dentro di me ogni volta che leggo la scrittura, o vado a messa. Lei che mi consiglia Padre? Io vorrei tanto rispondere a Dio entrando nell’ordine dei domenicani. Lei sa cosa significa, alcuni mi dicono che ci sono molti sacrifici da fare, ma io non ho paura, il denaro non serve a nulla e i desideri servono solo a distogliere la vista dalla via,  che è Gesù.
Sarei disposto a tutto per lui? Questo non lo so, non so fino a dove mi posso spingere, ma finché le mie scelte renderanno qualcuno felice, come lo sono stato io quando ho ri-trovato Dio, allora sarei pronto a dare tutto me stesso.
Grazie Padre per avermi ascoltato.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. quante cose sono successe nella tua vita nell’arco di due mesi.
Il Signore ti tirava dalla sua parte, ti metteva in ascolto del silenzio del mondo, la ragazza che ti piantava, i testimoni di geova che comparivano nella tua vita.
Mi pare di poter dire che il Signore ti metteva anche in ascolto di te stesso, e soprattutto in ascolto di Lui.
Perché mettersi in ascolto di se stessi equivale a mettersi in ascolto di Dio.
Dio infatti parla dal fondo del cuore. E quando nella nostra vita si fa silenzio, allora emerge forte la sua presenza e la sua parola.

2. Il Signore ti ha mostrato un duplice mondo che soffre.
Quello che soffre per la presenza di infermità e malattie varie.
E ti ha mostrato anche un altro mondo: quello che soffre per mancanza di luce, di verità.
Come le piante hanno bisogno di luce e si nutrono di luce, e senza luce vengono meno e muoiono, così le persone hanno bisogno di luce, di verità, e senza questa luce deperiscono, muoiono, vivono in maniera sbagliata.

3. Tra queste persone il Signore ti ha fatto vedere i testimoni di geova, che apparentemente sembrano rivestiti di verità, di Bibbia.
Conoscono tanti versetti, sono addestrati a mettere in difficoltà chi su determinati punti non vi ha fissato l’attenzione.
Ma non penetrano nel significato spirituale delle Scritture. Rimangono sempre intorno alla scorza, come se la scorza fosse il tutto e non nascondesse invece la polpa e la sostanza.
Presso i testimoni di geova non trovi vita interiore, spiritualità, meditazione, unione col Signore, unione con le sue preghiere, con i suoi meriti, con le sue azioni, con i suoi patimenti.
Di questo non c’è niente.
Se cerchi preso di loro una sola parola che comunichi vita eterna, presenza di Dio, non la trovi.
Eppure pensano di sapere tutto.
Ti parlano dei 144.000, del giorno della fine del mondo, di loro soli vanno in Paradiso e degli altri che sono perduti, che non è lecita la trasfusione di sangue (e così diventa lecito lasciar morire un bambino per mancata trasfusione di sangue!) e tante altre cose del genere.
E così anche la scorza o la lettera della Sacra Scrittura viene del tutto corrotta.

4. Dinanzi a costoro il Signore ti ha fatto sentire la sua voce.
Perché lasciare che questa gente devii e porti fuori strada molti altri?
Perché tutta questa gente non possa saziarsi dei beni che vi sono nella casa del Signore. Perché non può dissetarsi al torrente delle sue delizie e deve perdere invece il proprio tempo nel correre dietro a previsioni e prescrizioni?
Dinanzi ai testimoni di geova tu hai sentito la chiamata del Signore.
Potrei dire che hai sentito una chiamata specifica. Come quella avvertita da San Domenico quando si è trovato nella regione di Tolosa, dopo aver varcato i Pirenei. Tutta la zona era infestata dall’eresia. Passò la notte a discutere con l’oste che lo albergava ed era uno dei capi dell’organizzazione eretica. Sul far del mattino lo riportò al Signore.
Quella volta però San Domenico, oltre a convertire l’albergatore,  concepì l’idea di un Ordine, di un corpo di persone preparate attraverso lo studio e una vita santa per fronteggiare gli eretici, portarli alla salvezza ed impedire loro di provocare ulteriori disastri nelle anime.
Sotto quest’aspetto, verrebbe da dire: benedetta l’eresia catara e albigese, che ha fatto fiorire nella Chiesa l’Ordine di san Domenico, con tutti i frutti di dottrina e di santità che introdotti nella Chiesa e nel mondo, a partire da San Tommaso e da Santa Caterina da Siena per giungere ai laici domenicani (terziari) del nostro tempo: il beato Pier Giorgio Frassati e il beato Bartolo Longo.
E allora, sotto quest’aspetto, ma solo sotto quest’aspetto, dico: benedetti anche i testimoni di geova che sono stati lo strumento per farti sentire la chiamata specifica del Signore all’Ordine di san Domenico, del quale hai colto così bene l’elemento caratteristico.

5. Mi dici che hai capito anche un’altra cosa, che il cristianesimo non è solo gioia, ma anche sofferenza.
Sì, c’è la realtà della croce. Ed è essenziale al cristianesimo.
Come solo la croce di Cristo è stata lo strumento che ha attirato sul mondo la redenzione e innumerevoli grazie di santificazione e di ogni tipo, così è ancora passando attraverso la croce che si ottiene tutto ciò che di buono e di santo desideriamo.
Per questo ai domenicani non è richiesta soltanto preparazione dottrinale, ma anche e soprattutto santità di vita, che conforma sempre di più all’immolazione di Gesù Cristo.
Nostro Signore ha detto a Santa Caterina da Siena: “Sai in su che mensa san Domenico fa mangiare i figli suoi col lume della scienza?
Li fa mangiare in su la mensa della croce, dove si mangiano anime per amore di me”.
Non aver paura. Il Signore a suo tempo ti darà attrazione anche verso questa realtà, cambiando i gusti e le aspirazioni della tua vita.
La croce non ti farà paura, ma sarà desiderata perché amata.
Sentirai che nella croce amerai ancora di più e che la tua oblazione al Signore per la Chiesa e per la salvezza dei fratelli diventerà sempre più pura e più santa.
Non aver paura, dunque. Della croce, se la porterai in unione con Gesù, non ne sentirai il peso, perché il giogo del Signore è soave e il suo peso è leggero.

6. Vieni dunque, carissimo, “tra gli agni della santa greggia, ove ci si impingua se non si vaneggia”. Così diceva Dante dei figli di San Domenico.
Il Signore farà grandi cose per te e attraverso di te.
Ti assicuro la mia continuata preghiera e la mia benedizione.
Sono certo che tanti visitatori, senza conoscerti, ti vorranno bene, pregheranno per te e qualcuno forse si sentirà ispirato a fare quello che il Signore ha suggerito di fare a te.
Padre Angelo