Caro Padre Angelo,
Innanzitutto la ringrazio per le risposte che mi ha già dato è per lo splendido lavoro che voi di amici domenicani compite per il bene di tutte le anime.
Volevo porle una domanda sulla recita del santo Rosario. Ieri sera mi sono recato alla recita di un rosario per il padre di un amico che è mancato. Era lunedì quindi mi aspettavo i misteri gaudiosi, ma si è cominciato con i dolorosi, ma fin qui niente di che, ho pensato che vista l’occasione poteva essere giustificato. La cosa che mi è sembrata strana è che dopo la recita di tre misteri dolorosi gli ultimi due sono stati misteri gloriosi. Volevo appunto sapere se quanto ho riportato è lecito durante la recita del rosario oppure no.
Nel ringraziarla in anticipo per la risposta le porgo i miei cordiali saluti e le chiedo una benedizione per la mia famiglia. La ricordo sempre anche durante l’eucarestia domenicale.
Giuseppe


Caro Giuseppe,
1. è capitato anche a me, partecipando alla preghiera del Rosario per qualche defunto, di sentire che il sacerdote faceva così.
Non si tratta di un abuso liturgico perché il Rosario propriamente non fa parte della liturgia della Chiesa.
È classificato tra le “Pie devozioni”, e cioè tra le preghiere caldamente raccomandate.
Come sappiamo, la Madona a Fatima ha detto di recitarlo ogni giorno.
A Lourdes teneva la corona del Santo Rosario tra le mani e mentre Bernadette proferiva le preghiere Lei sgranava.

2. I sacerdoti che fanno recitare alcune decine dei misteri dolorosi e dei misteri gloriosi sono mossi da buon fine, perché vogliono illuminare la morte e il post mortem di una persona con gli eventi capitali della vita di Gesù: la sua morte e la sua risurrezione.
Tuttavia secondo me perdono un’occasione pastorale preziosissima.

3. Sappiamo che molte persone vengono in Chiesa solo in occasione di funerali e di recite del Rosario per i morti perché così hanno anche l’opportunità di stare vicino alle persone colpite dal lutto e di presentare le loro condoglianze.
Ora l’opportunità pastorale è questa: la recita completa dei misteri dolorosi oppure dei misteri gloriosi facilita in molti la memoria del Rosario, il susseguirsi concatenato degli eventi della vita di Gesù.
Diventa più facile ricordarli perché sono in sequenza cronologica.
E chissà che un giorno o l’altro queste persone comincino a pregare anche per conto proprio e a scoprire la bellezza dello stare in preghiera, in compagnia col Signore, con la Madonna e anche per i propri cari vivi o defunti!

4. Recitando il misteri dolorosi, con un breve accompagnamento si può ricordare che questi eventi non sono gli ultimi della vita di Gesù, ma i penultimi, e che ricevono luce sono dai misteri gloriosi.
La recita dei misteri gloriosi aiuta a stare vicini ai nostri defunti, nel trapasso da questo mondo alla vita eterna. Di là i nostri cari non sono inattivi, ma stanno iniziando a vivere i misteri gloriosi della vita di Gesù.

5. È invece un’occasione sprecata ridurre la recita del Rosario a tre decine, come mi è capitato di sentire altre volte.
Anzitutto perché dà il senso di una preghiera frettolosa mentre è pur vero che a volte è proprio lo stare in preghiera che aiuta a pensare, a vivere la comunione con i propri morti ripassando con la propria memoria tanti eventi passati insieme.
Ma anche perché i molti che non vengono mai in Chiesa non sentono neanche quali siano i misteri dolorosi o gloriosi della vita di Gesù.
Senza dimenticare che è alla recita della corona, e cioè dei cinque misteri, è legata l’indulgenza plenaria donabile ai defunti.
Sappiamo infatti che il Rosario recitato in chiesa o in  un oratorio permette di ottenere alle debite condizioni l’indulgenza plenaria.
Ora l’indulgenza plenaria, se la si comprende bene, è un tesoro immenso.
Perché privare i defunti di questa carità?

Ti ringrazio di avermi dato l’opportunità di richiamare anche queste cose che hanno pure il loro valore pastorale.
Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo